Brasile: Lottare per ricostruire lo Stato di diritto

Brasile: Lottare per ricostruire lo Stato di diritto

Mi permetto di ritenere imprudente la equivoca disattenzione che l’Occidente presta alla costruzione dell’illegalità in corso in Brasile. Chi tace acconsente. Ed è illusorio credere che un caso macroscopico come quello brasiliano, se non sanzionato dalla “comunità internazionale” (?), non contaminerà anche altri paesi. La resistenza  al golpe da parti di vasti settori della popolazione è continua e merita il massimo rispetto e sostegno. Ormai è impossibile non prendere atto che il gruppo che occupa il potere si è servito di strumenti eversivi, illegali ed illegittimi evidenti nei due casi maggiori: la deposizione (31 agosto 2016) della presidente costituzionale Dilma Rousseff in base ad accuse non previste dalla Costituzione e la condanna (e poi l’incarcerazione: 7 aprile 2018) dell’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva in base a prove costruite falsamente. E dietro a loro vi è un alto numero di esponenti politici non graditi tolti dalla scena con metodi giudiziari analoghi e un ancor più alto numero di politici graditi non toccati, o protetti, dal potere giudiziario. Perché ormai non vi è più dubbio che grande parte della responsabilità del golpe e della sua gestione ricade direttamente sul potere giudiziario, affiancato dai mass media monopolisti e dalla polizia federale. Il Supremo tribunale federale/STF danza sul filo di equilibrio con destrezza: i ministri esprimono bizantini pareri e quando devono votare condannano i loro nemici e assolvono i loro amici, a prescindere. Obiettivo al momento prioritario per il blocco golpista, ampiamente affiancato da forze opportuniste varie,  è impedire le libere elezioni di ottobre: eliminare cioè dalla competizione i candidati/e che possano rappresentare gli interessi sociali, politici, economici della maggioranza dalla popolazione. In primo luogo va evitata la candidatura di Lula. Insomma, il potere giudiziario di fatto si attribuisce il potere politico.

Traduco alcuni contributi che danno qualche informazione sul momento attuale: chi viene tenuto in carcere (in base a prove falsificate) e chi viene scarcerato (in disprezzo a prove documentate); la  non più nascondibile  ignominia delle masse dei senza tetto; il coordinamento delle Centrali  sindacali; l’affiorare di documenti del passato che ci parlano dell’oggi.

Teresa Isenburg

 

Lula incarcerato, Paulo Preto libero, esiste giustizia?

Il ministro del Supremo tribunale federale/STF Gilmar Mendes venerdì 11 maggio 2018 ha concesso habeas corpus a Paulo Vieira  de Souza, noto come Paulo Preto, arrestato a inizio aprile nell’ambito della Operazione Lava Jato,  e indicato come operatore del PSDB/Partito della socialdemocrazia brasiliana. È accusato do avere stornato fondi delle opere del ramo sud del Rodoanel  (tangenziale di 176 chilometri che circonda la regione centrale della Grande San Paolo). Già direttore della Dersa, impresa paolista di infrastrutture stradali, le tangenti sono state versate principalmente durante il periodo del governatore di San Paolo José Serra. Secondo le autorità svizzere, egli aveva circa 113 milioni di reais (un euro equivale a  3,2/ 3,8 reais a seconda dell’andamento dei cambi) in conti fuori dal Brasile. Il denaro si trovava in quattro conti aperti nel 2007 da una società offshore di Panama il cui  beneficiario era appunto Paulo Vieira de Souza. Nel 2017 la somma venne trasferita alle Bahamas secondo i documenti della Procura svizzera inviati al Ministero pubblico brasiliano. In marzo 2018 la Lava Jato aveva denunciato l’ex direttore della Dersa  per storno di 7,7 milioni di reais sottratti al reinsediamento di famiglie trasferire per la costruzione del Rodoanel. (Altro, come noto, il trattamento usato con Lula, oggetto, peraltro,  di falsi giudiziari. Aggiungo che un ringraziamento speciale va tributato alla procura generale elvetica per la celerità con cui ha fornito informazioni su vari conti come quello di Marin nell’ambito Fifa).

(Fonte: Brasil 247)

 

 Senza tetto di Camila Boehm

Agência Brasil, 2 maggio 2018

 Un edificio dove vivevano 400 famiglie  di 26 piani è bruciato e crollato nella notte fra il 30 aprile e il 1°maggio

“Sono venuto qui a occupare perché l’affitto era molto caro per il mio reddito”, dice il venditore Antonio Davi di 76 anni che abitava nell’edificio Wilton Paes de Almeida  di 26 piani  nel centralissimo  Largo do Paissandu bruciato e crollato la notte del 1° maggio.

La situazione di Antonio è la stessa di almeno 360.000 famiglie del comune di San Paolo che non hanno dove abitare. Il numero corrisponde al deficit abitativo della città secondo la Segreteria municipale di Abitazione. Fino al 2020 il comune prevede di consegnare 25.000 unità abitative. Tenendo conto che il bilancio annuale per la costruzione di abitazioni è di 580 milioni di R$ questo richiederebbe circa 120 anni per azzerare il deficit abitativo. La capitale paolista ha 206 occupazioni di edifici e terreni che ospitano 46.000 famiglie, secondo i dati del Gruppo di mediazione di conflitto della segreteria. Solo in centro città ci sono almeno 70 grandi edifici occupati con circa 4000 famiglie. (Non è chiaro quanti siano i morti e i feriti, né di quante persone abitassero nell’edificio bruciato e crollato, peraltro da parecchi anni, né che tipo di politica abitazionale il comune intenda attivare dopo questo accadimento che, tra l’altro, ha in buona parte distrutto la vicina antica chiesa luterana).

Le Centrali sindacali unificate elaborano una nota per i possibili  candidati presidenti

Riunite nella mattina di venerdì 4 maggio, le centrali sindacali (CTB, CSB, CUT, Intersindical, Nova Central e UGT) e il Dieese (Dipartimento intersindacale di statistica  e studi socioeconomici) hanno valutato le iniziative del 1° maggio in Brasile e hanno già indicato le azioni per continuare la lotta. “Anche in una congiuntura così avversa e con forte offensiva dell’opposizione, le manifestazioni del 1° maggio, diffuse nel Brasile, hanno raggiunto grandi dimensioni. Ciò che ha  unito la classe lavoratrice in un atto storico delle centrali sindacali a Curitiba è stata la lotta contro gli effetti di un progetto nefasto contro i diritti, gli attacchi al movimento sindacale e l’incarcerazione di Lula, il maggior leader politico del paese”, ha sottolineato Adilson Araújo (della CTB).

Il segretario generale della CUT, Sérgio Nobre, ha condiviso la valutazione e ha detto che a ogni azione delle centrali il popolo si rende conto di quello che è in gioco. “L’unità delle centrali è stato fondamentale per affrontare l’agenda attuale. Dobbiamo continuare con fermezza e già puntare ai prossimi passi”.

L’incontro ha anche indicato che nel mese di maggio verrà presentata una nuova Piattaforma della classe lavoratrice da sottoporre ai candidati alla presidenza della Repubblica per le elezioni del 2018. “Il Forum delle Centrali è indirizzato ad ampliare il suo inserimento nel dibattito nazionale, elaborando una piattaforma collegata al momento politico e che indichi nuove strade per la salvaguardia degli interessi della classe lavoratrice” ha aggiunto Adilson.

La Piattaforma che è ancora  in discussione in un Gruppo di lavoro con rappresentanti delle centrali e del Dieese sarà il calcio di inizio di una grande campagna nazionale e avrà come punti centrali la difesa dello sviluppo, della democrazia, dell’occupazione, della valorizzazione del lavoro, della sovranità, dei sindacati e della libertà per il presidente Lula.

(Fonte: Portale CTB)

Geisel autorizzò l’esecuzione sommaria di militanti, dice documento della CIA 

di Marcelo Godoy*, O Estado de S.Paulo, 10 maggio  2018

Un memorandum scritto nell’aprile 1974 da William Colby, allora direttore della Agenzia centrale di intelligenza/CIA degli Usa, afferma che il presidente Ernesto Geisel (1974-1979) aveva deciso di mantenere la politica di esecuzione sommaria degli oppositore del regime militare praticata dagli organi di sicurezza durante la presidenza di Emílio Garrastazu Medici (1969-1974).

Geisel, tuttavia, secondo il documento, impose condizioni al Centro di informazioni dell’Esercito/CIE, organo indicato come responsabile delle esecuzioni: esse avrebbero dovuto avvenire solo in casi eccezionali e con autorizzazione del Palácio do Planalto (sede della presidenza della Repubblica), mediante consultazione del direttore del Servizio nazionale di Informazioni/SNI, generale João Baptista Figueiredo.

(Marcelo Godoy* è autore di un libro molto importante e coraggioso, A casa da vovô, sugli scomparsi e sul mondo ripugnante e oscuro che compiva i crimini. Le carte degli archivi statunitensi non necessitano di commento, ma spiegano molte cose sul modo equivoco in cui poi è avvenuto l’incompleto passaggio alla democrazia. Possiamo solo sperare che non siano necessari 44 anni per sapere chi decide e comanda nel colpo di Stato dell’oggi chi debba essere espulso e chi  no dalla vita politicagiustiziato e chi no dal potere giudiziario).

 

Traduzione di Teresa Isenburg

Precedenti articoli su www.rifondazine.it e www.latinoamerica-online.it

 



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