Lula, 7 aprile 2018

Lula, 7 aprile 2018

7 aprile 2018, São Bernardo do Campo, San Paolo. Il 4 marzo 2016 la polizia federale effettuava per ordine del giudice di prima istanza di Curitiba Moro il sequestro dell’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva con l’accusa di ostruzione alla giustizia; la mobilitazione e la non autorizzazione di accesso allo spazio aereo impedirono il trasferimento coatto con incarcerazione a Curitiba. Era il segnale dell’inizio del golpe attivo contro il governo di centro sinistra, concluso in una prima fase con la deposizione illegittima e anticostituzionale il 30 agosto 2016 della presidente Dilma Rousseff. A metà settembre 2016 il ministero pubblico di Curitiba iniziava la persecuzione giudiziaria contro Lula per corruzione, i n assenza di prove. A inizio luglio 2017 Moro sempre senza prove condannava Lula a 9 anni di prigione, il 24 gennaio 2018 il collegio giudicante di secondo grado di Porto Alegre, sempre senza prove,  accresceva la pena a 12 anni, il 4 aprile il Supremo tribunale federale/STF respingeva la richiesta della difesa di Lula al diritto costituzionale di habeas corpus fino al termine di tutti i gradi di giudizio; il 5 aprile il giudice Moro chiedeva l’arresto entro 24 ore di Lula; sabato 7 aprile  Lula si consegnava e veniva trasferito a Curitiba per la detenzione preventiva. Lungo tutto l’iter giudiziario la Costituzione del 1988 è stata ripetutamente calpestata, le procedure giudiziarie gettate alle ortiche, il rigore del diritto vilipeso. Pur in un susseguirsi di oltraggi al diritto, forse il punto più miserevole è stato raggiunto nella seduta del STF del 4 aprile: la negazione del diritto di innocenza fino alla condanna finale che regge in ogni paese con sistemi democratici la convivenza civile.

La prima risposta all’indecente mandato di arresto del 5 aprile da parte di Lula, del PT/Partito dei lavoratori, dei partito di sinistra come PCdB/Partito comunista del Brasile, Psol/Partito del socialismo e della libertà e dei movimenti sociali coma MST/Movimento del lavoratori senza terra, MTST/Movimento dei lavoratoti senza tetto e delle centrali sindacali, è stata una risposta politica del più alto livello. Il 4 aprile Lula ha atteso il verdetto del STF nella sede del sindacato dei metalmeccanici di São Bernardo do Campo, nella Grande San Paolo dove Lula è diventato negli anni ’70-’80 leader sindacale delle grandi fabbriche della zona. Lì è rimasto fino alle 19 di sabato 7 aprile, quando si è consegnato alla polizia. Una immensa folla di democratici ha presidiato il grande edificio del sindacato e l’area circostante per tutta la giornata del 6, la mattina del 7 una imponente cerimonia ha accompagnato una messa in memoria di dona Marisa Léticia, la amata sposa di Lula che avrebbe compiuto in questa giornata 67 anni, ma la morte per crepacuore forse per persecuzione mediatico-giudiziaria se la è portata via  a gennaio 2017. Guidata dal vescovo  padre Angelico che accompagna da sempre la famiglia Lula, con presenze interconfessionali, la cerimonia ha avuto un livello spirituale ed emotivo altissimo. Al termine del Padre nostro conclusivo, Lula ha parlato per la prima volta dopo la votazione del STF e in quell’occasione ha comunicato alla immensa massa presente la sua decisione.

Di seguito si riporta la traduzione in parte riassunta dall’audio del discorso di Lula. Si consiglia di guartdare il video della cerimonia approntato dall TVT/tv dei lavoratori che si strova in molto siti come Brasil de Fato e Brasil 247.

Mi permetto di giustificare la lunghezza del testo richiamando l’attenzione sul  fatto che quanto avviene in una grande potenza mondiale come il Brasile non è una piccola questione di un qualsiasi paese al sud dell’Equatore. La rottura del sistema democratico e la pura e semplice obliterazione dei principi di base del diritto in questa realtà ci riguardano molto da vicino, sono un segnale di una sperimentazione  autoritaria in un mondo fortemente interconnesso. T.I.

 fotolula

Foto: al termine della cerimonia in memoria di dona Leticia Lula è abbracciato la militanti democratici.

 

( Nella prima parte del suo discorso, Lula ha ricordato le lotte sindacali degli anni ’80 che lo hanno visto in primo piano proprio in quel sindacato. Anche allora era stato, nel 1980, arrestato durante un lungo sciopero. Ha poi fatto riferimento al processo attuale  per il quale è condannato).

“Io sono l’unico essere umano che sono processato per un appartamento che non è mio e loro sanno che la Globo (la rete Tv monopolista) ha mentito quando ha detto che l’appartamento era mio. La polizia federale della Lava Jato (il processo sulla corruzione alla Petrobras) quando ha fatto l’indagine ha mentito dicendo che era mio, il ministero pubblico quando ha fatto l’accusa ha mentito dicendo sempre che l’appartamento era mio. Io pensavo che Moro avrebbe risolto, e lui ha mentito dicendo che era mio e mi ha condannato a nove anni.  E per questo io sono un cittadino indignato … io non li perdono perché hanno passato alla società l’idea che io sono un ladro … creando quasi un clima di guerra in questo  paese, negando la politica in questo paese. Io dico tutti i giorni che nessuno di loro ha il coraggio o dorme con la coscienza tranquilla dell’onestà con cui dormo io. Io non sono al di sopra della giustizia. Se io non credessi nella giustizia, non avrei fatto un partito politico, avrei proposto una rivoluzione in questo paese. Ma io credo nella giustizia … basata negli atti del processo dell’accusa e della difesa, nella prova concreta dell’arma del crimine. Quello che non posso ammettere è un procuratore che ha fatto un power point ed è andato alla TV a dire che il PT è una organizzazione criminale nata per rubare al Brasile e che Lula, essendo la figura più importante di questo partito è il capo e quindi, ha detto il procuratore, io non ho bisogno di prove, io ho convinzioni. (Poi l’ex presidente ha ricordato la ininterrotta campagna dei mass media contro di lui. Ha aggiunto che non ha paura dei magistrati, che gli piacerebbe fare un dibattito con loro per vedere le prove).

Io sono un costruttore di sogni, molto tempo fa io ho sognato che era possibile governare questo paese includendo milioni persone e di persone povere nell’economia, nelle università … Ho sognato di portare i ragazzi delle periferie nelle migliori università per non avere solo giudici e procuratori delle élites. Avremo fra poco giudici e procuratori nati nelle favelas, in Hiliopolis… Questo crimine io l’ho commesso e loro non vogliono che lo commetta di nuovo. È per questo crimine che ci sono già 10 processi contro di me… Se questo è un crimine che ho commesso, dico che continuerò, sarò criminale in questo paese perché farò molto di più …

Io credo che il TRF-4 (il tribunale di seconda istanza di Porto Alegre), la Lava Jato, la Globo hanno un sogno di consumo, che il golpe non è finito con la (deposizione di) Dilma), il golpe solo finirà quando loro riusciranno a convincere che Lula non può essere candidato a presidente della Repubblica nel 2018. Loro non vogliono solo che io non sia eletto nel 2018, non  vogliono che io partecipi, non vogliono Lula di nuovo perché nelle loro teste il povero non può avere diritti, non può mangiare carte di prima qualità… Altro sogno di consumo loro è la fotografia di Lula arrestato.

Io rispetto il loro mandato (di arresto) e lo rispetto perché voglio fare il trasferimento di responsabilità. Loro pensano che tutto quello che avviene in questo paese avviene per mia causa. Io sono già stato condannato a molti anni perché non ho bisogno di armi, ho una lingua tagliente e bisogna fare tacere Lula e se non si fa tacere Lula continuerà a dire frasi come “chegou a hora da onça beber agua”. … Loro non sanno che il problema di questo paese non si chiama Lula, ma si chiama voi, la coscienza del popolo, PT, PCdB, MST, MTST, centrali (sindacali). Ci sono milioni e milioni di Boulos, Manuela, Dilma. Non serve di cercare di porre fine alle mie idee, stanno già volando nell’aria e non si può prenderle. Non serve di cercare di fermare il mio sogno, perché quando io smetterò di sognare, sognerò  con la testa di ciascuno di voi. Non serve pensare che tutto si fermerà il giorno che Lula avrà un infarto, il mio cuore batterà attraverso il vostro cuore, milioni di cuori. Non serve credere che loro faranno sì che io mi fermi, io non mi fermerò perché non sono più un essere umano, sono una idea, una idea mescolata con l’idea vostra. Sono certo. Io rispetterò il mandato, e voi dovrete trasformarvi, chiamarvi da ora in avanti Lula, andando attraverso questo paese, facendo quel che va fatto, ogni giorno, è ogni giorno.

Loro devono sapere che la morte di un combattente non ferma la rivoluzione, devono sapere che faremo definitivamente una regolazione dei mezzi di comunicazione perché il popolo non sia vittima di bugie ogni giorno. (Lula fa poi un riferimento alle molte proposte di chiedere asilo politico, da lui respinte senza esitazione). La mia età è tale da affrontarli occhi negli occhi, io li affronterò, accettando di combattere. Voglio sapere quanti giorni pensano di detenermi, perché quanti più giorni, quanti più Lula ci saranno in questo paese.

Sto facendo una cosa molto cosciente, molto cosciente. Se dipendesse dalla mia volontà, non andrei.  Ma vado. Perché se no da domani diranno che Lula è fuggito, si nasconde. No, io vo là, “na barba deles”, perché sappiano che non ho paura, non correrò, che proverò la mia innocenza. E facciano quello che vogliono. Facciano quello che vogliono. Io finisco con una frase che ho ascoltato nel 1982, non so da chi, in una strada del nordeste: i potenti possono uccidere una, due, tre persone, ma non possono mai fermare l’arrivo della primavera. La nostra lotta è alla ricerca della primavera, loro devono sapere che vogliamo più case, più scuole, non vogliamo ripetere la barbarità che hanno fatto con Marielle a Rio de Janeiro, con i ragazzi neri delle periferie.

Con testa alta voglio andare dal delegato e dire: sono qui. E la storia, la storia, fra qualche giorno dirà che chi ha commesso il crimine è il commissario  che mi ha accusato, il giudice che mi ha condannato,il pubblico ministero che è stato superficiale con me.

Io uscirò da questa situazione più forte, più vero e innocente perché voglio provare che sono stati loro a commettere un crimine politico di perseguitare un uomo con 50 anni di vita politica. Non posso ripagare la gratitudine, la gentilezza, il rispetto che mi avere dato in questi molti anni e è motivo di orgoglio di essere parte di una generazione che sta al proprio fine e vedere nascere due giovani che vogliono disputare il diritto di competere per essere presidente della Repubblica.

Il mio collo non si curva. Vado a testa alta e uscirò con il petto eretto perché proverò la mia innocenza.

 

(Traduzione di Teresa Isenburg. Altri articoli su www.rifondazione.it e www.latinoamerica-online.it.)

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