A cinque anni dalla scomparsa di Chávez:  “todos somos Venezuela” !

A cinque anni dalla scomparsa di Chávez: “todos somos Venezuela” !

di Jorge Ceriani (Resp. Esteri della Federazione del PRC-SE di Roma)

 

Dal 5 al 7 marzo 2018, oltre 200 movimenti, partiti, comitati, accademici sono stati presenti nelle discussioni, nelle visite e gli incontri con le realtà sociali e nei momenti artistici e culturali durante tre giorni di intenso lavoro e dibattito. Rifondazione Comunista, insieme ad altri membri della piattaforma solidale con il Venezuela, ha fatto parte della delegazione italiana.

L’OFFENSIVA DI MADURO

Il governo bolivariano non si fa mettere all’angolo e lancia una offensiva ai suoi nemici del Nord, all’Unione Europea ed all’oligarchia interna. La recente commemorazione della scomparsa del “comandante eterno”, Hugo Chávez, ha fatto da cornice ad una serie di iniziative politiche ed economiche a tutto campo: vertice dell’Alba; lancio della Campagna Internazionale  “Todos somos Venezuela” con un’ attenta presenza di 300 delegati giunti da tutto il mondo; il grande successo dell’ emissione di prova della cripto-moneta “Petro”; una grande mobilitazione di massa che ha riempito le strade di Caracas, a conferma dell’ adesione al progetto socialista bolivariano.

Il superamento dei cinque anni senza Chávez ha, oltre la ovvia carica emotiva, un effetto psicologico importante. Si ricorderà che la narrazione mediatica di allora dava per spacciata da lì a poco la rivoluzione iniziata nel 1998. Viceversa, oggi il processo non solo segue la sua marcia, ma lancia delle sfide che non si possono considerare di tipo meramente “difensivo”.

L’insieme di misure di contrasto alla “guerra economica” ed al tentativo di isolamento internazionale, oltre a ridurre il danno prodotto dalle sanzioni decise dagli USA e dalla UE, al contrario provocano sconcerto e nervosismo nelle file dell’avversario di classe. Esse stimolano un fronte internazionale favorevole alla sostituzione di meccanismi del commercio internazionale che colpiscono la supremazia ed il signoraggio del dollaro.

Il vertice dell’Alba prepara la risposta unanime dei suoi 15 componenti alla prepotenza dei governi dei Paesi latinoamericani in mano alle destre, che vogliono lasciare fuori il Venezuela dalla “Cumbre de las Americas” del prossimo aprile a Lima (Perù). Quegli stessi governi cercano inoltre di boicottare le elezioni presidenziali che il Venezuela bolivariano terrà il prossimo 20 maggio. Raul Castro, Evo Morales e gli altri Presidenti dei Paesi dell’Alba, hanno condannato le sanzioni e l’ingerenza negli affari interni venezuelani e latinoamericani, e hanno sostenuto le elezioni e la candidatura di Nicolás Maduro. Allo stesso tempo l’Alba si dispone a un salto di qualità in materia di integrazione economica regionale e all’utilizzo comune del Petro come moneta di scambio tra loro.

“TODOS SOMOS VENEZUELA”

Dal 5 al 7 marzo 2018, oltre 200 movimenti, partiti, comitati, accademici sono stati presenti nelle discussioni, nelle visite di campo e negli incontri con le realtà sociali, nei momenti artistici e culturali durante tre giorni di intenso lavoro e dibattito. Chi scrive ha rappresentato Rifondazione Comunista, insieme ad altri membri della piattaforma solidale con il Venezuela, come parte della delegazione italiana.

Membri autorevoli del governo venezuelano hanno partecipato alle assemblee plenarie, ai diversi seminari ed alla serata finale. Nelle conclusioni erano presenti il Presidente Nicolás Maduro, Delcy Rodriguez (Presidenta della Assemblea Nazionale Costituente e segretaria di “Todos somos Venezuela”), Jorge Arreaza (Ministro degli Esteri), Adán Chávez (vice presidente PSUV), Ernesto Villegas (Ministro della Cultura), Ricardo José Menéndez (Vice-Ministro della Planificazione) ed altri dirigenti del processo bolivariano, che si sono confrontati con delegati e invitati. L’assemblea finale ha concordato una risoluzione finale, la “Dichiarazione di Caracas” [1] dove si esprime l’adesione alla originale esperienza bolivariana di costruzione socialista e, al tempo stesso, la ferma condanna all’aggressione e l’ingerenza di cui è vittima il governo del Venezuela.

La compagine del governo e del vertice del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) ha illustrato i dettagli dell’iniziativa politica ed economica messa in campo in questa fase. La decisione di rinviare la data delle prossime elezioni presidenziali, per coinvolgere una parte dell’opposizione, ha avuto successo. Fino a un paio di mesi fa essa appariva unanime e compatta e, sotto dettatura di Trump, boicottava il negoziato di pace a Santo Domingo, negandosi a firmare ciò che prima aveva convenuto. Hanno fatto saltare tutto qualche ora prima della cerimonia. Adesso, invece, il Mas, Copei e Avanzada Progressista hanno deciso di rientrare nella contesa elettorale facendo confluire i voti dell’opposizione sul candidato Henri Falcón.

La vecchia coalizione Mesa di Unità Democratica (MUD), persa ogni credibilità dopo le violente e sanguinose manifestazione dei mesi scorsi, oggi cambia pelle e si trasforma nel “Frente Amplio Venezuela Libre”. Perso il consenso del passato, e alla vigilia della venticinquesima prova elettorale del chavismo, (che ricordiamo, tranne in due occasioni, sono state sempre vinte sempre delle forze che sostengono il processo bolivariano) si prepara a gridare ai “brogli” e a disconoscere il risultato. L’opposizione della ex-MUD pensa di sostituire la mancanza di consenso con una campagna mondiale di delegittimazione diretta da Trump, la OEA, l’UE e dal monopolio mediatico mondiale.

Il Presidente Maduro sarà inoltre presente alla “Cumbre de las Americas” del prossimo aprile, a Lima (Perù), sfidando il divieto degli undici Paesi del “Gruppo di Lima” che hanno condiviso il ritiro dell’invito da parte del Presidente peruviano, Kucinsky. Il peruviano, infatti, dopo avere esteso l’invito a Maduro ha cambiato idea dopo una telefonata di Trump e, trasgredendo normativa e diplomazia internazionale, vorrebbe impedire l’entrata del primo mandatario venezuelano. “El cachorrito que mueve la colita” (il cagnolino che muove la coda), il nomignolo affibbiato al Presidente che governa sotto ricatto della destra fujimorista e di Trump, è stato oggetto di burla da parte dei dirigenti della sinistra venezuelana. I movimenti sociali e i partiti della sinistra latinoamericana e mondiale stanno mettendo in piedi un “contro-vertice” a cui hanno invitato Maduro. Subito dopo, a maggio, la sfida elettorale in casa.

La tre giorni di Caracas si è impegnata a dare vita ad una mobilitazione internazionale per garantire le condizioni e l’esito della disputa elettorale in Venezuela.

LA GUERRA ECONOMICA, I CLAP ED IL “PETRO”

Il monopolio mediatico, i governi della destra internazionale e la destra interna hanno costruito ad hoc l’idea che le difficoltà e le sofferenze patite dalla popolazione venezuelana sono tutte causate dal malgoverno di Maduro. La verità è che per la prima volta nella storia della produzione del greggio, per ben quattro anni di fila si registrano prezzi bassissimi, che non hanno a che vedere con il libero mercato, ma con la politica contro il Venezuela. Inoltre, una fetta importante del mercato è stata occupata dalla produzione attraverso il cosiddetto “fracking”, che oltre a provocare gravi danni ambientali, è un metodo di trivellazione più costoso dei prezzi correnti. Le multinazionali hanno gioco facile grazie al loro controllo sulla fornitura dei beni di consumo primario e dei ricambi per un’industria in un Paese storicamente dipendente delle importazioni.

La guerra economica si combatte attraverso un combinato disposto: il prezzo internazionale del greggio;  il “blocco finanziario” (malgrado il possesso di divisa internazionale le transazioni si allungano e sono più costose, soffrendo di ritardi di diversi mesi); un fattore di cambio monetario artificiale e penalizzante (il cosiddetto “dollar today”); gli investimenti che non arrivano (le stesse banche che prestano denaro sono quelle che ti qualificano come “Paese ad altro rischio” e se arrivano sono con interessi altissimi). Una guerra che avvolge il Venezuela in una morsa asfissiante.

D’altra parte, in questi anni, il governo bolivariano non è riuscito a superare l’eredità storica “estrattivista” di un’economia basata, sin dagli anni ‘20, principalmente sulla rendita petrolifera. Se a partire da Hugo Chávez il petrolio è servito a capovolgere le condizioni di vita di milioni di persone, che hanno avuto acceso per la prima volta a istruzione, sanità, alimentazione, abitazioni, allo stesso tempo il governo non è riuscito ancora a modificare la struttura economica e sociale, per creare le condizioni per superare il modello tradizionale di produzione. Una sfida di tutto rispetto.

Ora, nel campo dell’economia, il governo rivoluzionario si prepara a dare filo da torcere all’imperialismo mondiale. “Contro di noi c’è una guerra sistemica”, conferma il vice del dicastero economico, Menendez, “non se ne esce come se non fosse successo niente, non c’è spazio per ricomposizioni…o loro o noi…”. Si annunciano cambiamenti radicali.  L’oligarchia commerciale ha campato finora sulla vecchia struttura economica del Paese: rendita petroliera e dominio della catena distributiva dei beni di importazione (cibo, medicine, pezzi di ricambi e industriali). Se a questo si aggiunge burocrazia ed il male endemico della corruzione, il conto è presto fatto. Per provare ad uscirne hanno dovuto creare circuiti alternativi.

La creazione degli organi di distribuzione dei beni di prima necessità dal basso, i Comités Locales de Abastecimiento y Producción (CLAP), che operano per garantire cibo e medicine nei quartieri popolari, ed hanno un ruolo rilevante. Per supportare questa esperienza democratica e partecipata, si è creata una rete nazionale, fatta di sedi di immagazzinaggio e di distribuzione, che pian piano hanno dimostrato la capacità di superare gli ostacoli. Facendo uso della creatività, nell’acquisto a prezzi calmierati dei beni della canasta famigliare, si stanno utilizzando monete digitali basate su applicazioni di telefoni cellulari smartphone, con le quali si registrano, in tempo reale, venditori e acquirenti. Oramai, anche molti piccoli commercianti privati aderiscono all’iniziativa.

Tra gli obiettivi, c’è quello di contrastare l’inflazione “indotta”, risultato del cambio arbitrario definito dal “dollar today”, vuoi per l’imposizione del “mercato nero”, vuoi per il rastrellamento del denaro locale (interi Tir pieni di banconote trovati in Brasile, Colombia). L’adozione del “Petro”, la cripto-moneta che opera all’interno del block-chain risponde anch’essa alla necessità di superare le difficoltà create ad arte dal mercato finanziario mondiale contro il processo rivoluzionario. Oltre all’adozione fatta dai Paesi integranti dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (Alba) ci sono circa sessantacinque Paesi disponibili e interessati all’uso di questo mezzo di scambio. Il Petro si basa sulla garanzia delle risorse naturali che, nel caso del greggio, è certificata e valutata in 5,5 miliardi di barili (250 miliardi di euro). Alla messa a punto del sistema, che è tutto prodotto dalla tecnologia venezuelana, stanno dando il loro contributo esperti russi e cinesi; si vuole garantire l’impossibilità di bloccare il sistema e la garanzia di anonimato delle transazioni (elemento centrale per evitare le molteplici sanzioni imposte).

Lo spirito chavista ha resistito a tutti questi anni di difficoltà, i dirigenti sanno benissimo che non è un credito a vita e che devono reagire con intelligenza e determinazione, approfondendo il carattere socialista della rivoluzione bolivariana.

Il partito della Rifondazione Comunista continuerà a sostenere con forza questo laboratorio aperto in America Latina e in Venezuela. Come in qualsiasi processo di trasformazione reale, siamo coscienti dei suoi problemi, delle sue contraddizioni e difficoltà, dei suoi alti e bassi. In particolare, continueremo la nostra campagna di informazione veritiera sull’ andamento della rivoluzione bolivariana.

Allo stesso tempo si impegnerà, assieme all’intera piattaforma di solidarietà, per garantire le condizioni per un voto in pace, grazie alla direzione del governo di Nicolás Maduro.

 



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