Il processo a Lula: ingiustizia è fatta

Il processo a Lula: ingiustizia è fatta

di Teresa Isenburg

 

Ingiustizia è fatta

Mercoledì 24 gennaio l’ex presidente Luis Inácio Lula da Silva è stato condannato in secondo grado con l’accusa di essere proprietario di un appartamento frutto di tangenti. Come ormai noto e documentato, sia la sentenza di primo grado che quella di secondo grado di ieri avvengono in assenza di prove reali e in presenza invece di prove che annullano il contenuto dell’accusa. Si tratta di un processo politico volto a eliminare dalla scena politica un leader democratico e avanzare nella costruzione di un sistema di eccezione nell’ambito del golpe istituzionale  praticato nell’agosto 2016 con la deposizione della presidente democraticamente eletta Dilma Rousseff. Si sta costruendo uno Stato di eccezione dominato da settori del potere giudiziario alleato con i mezzi di comunicazione di massa (in Brasile controllati di fatto in un regime di monopolio) e settori della polizia federale,  nella mancanza di azione degli organi di controllo costituzionali. Si traducono di seguito le dichiarazioni dei due  principali partiti della sinistra PT (Partito dei lavoratori) e PCdoB (Partito Comunista del Brasile). I grandi partiti di centro e di destra come PMDB e PSDB tacciono. Si aggiunge anche una nota della difesa dell’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva,  avvocato Cristiano Zanin. Nella situazione molto grave la mobilitazione è intensa e non si fermerà. È bene che nessuno si illuda che una eversione giudiziario-mediatica-poliziesca di tale imponenza possa essere un fatto interno brasliano: il virus della illegalità istituzionale non può che diffondersi in un mondo che ripetiamo essere globalizzato. (T.I.)

Comunicato del PT/Partito dei lavoratori

Non ci arrendiamo di fronte  all’ingiustizia. Lula è candidato.

Mercoledì 24 gennaio 2018 segna l’inizio di una nuova giornata del popolo brasiliano in difesa della democrazia e del diritto inalienabile di votare per Lula a  presidente della Repubblica.

Il risultato del processo per il ricorso della difesa di Lula nel Tribunale regionale federale della quarta regione/TRF-4, con voti chiaramente concordati  fra i tre giudici, configurano una farsa giudiziaria. Si conferma il coinvolgimento politico-partitico di settori del sistema giudiziario, orchestrato dalla Rete Globo, con l’obiettivo di togliere Lula dal percorso elettorale.

Sono gli stessi settori che hanno promosso il golpe dell’impeachment  nel 2016  e che da allora dilapidano il patrimonio nazionale, consegnado le nostre ricchezze e abbandonando la sovranità nazionale, sottraendo diritti ai lavoratori e distruggendo i programmi sociali  a favore del popolo.

Il piano dei golpisti inciampa nella forza politica di Lula, che germoglia dall’anima del popolo. Inciampa nella coscienza democratica della grande maggioranza della società, che non accetta una condanna senza crimine e senza prove, non accetta la manipolazione della giustizia con finalità di persecuzione politica.

Non accettiamo e non acceteremo passivamente che la democrazia e la  volontà della maggioranza siano una volta di più disprezzate.

Lotteremo in difesa della democrazia in tutte le istanze, nella giusitizia e principalmente in piazza.

Confermeremo la candidatura di Lula nella convenzione del  partito e la registreremo il 15 agosto, seguendo rigorosamente ciò che è garantito dalla legislazione elettorale.

Se pensano che la storia finisca con la decisione di oggi, si sbagliano di grosso, perché noi non ci arrenderemo di fronte all’ ingiustizia.

Noi,  partiti della sinistra, movimenti sociali,  democratici del Brasile, siamo più uniti che mai, rafforzati dalle giornate di lotta che hanno mobilitato moltitudini negli ultimi mesi.

Oggi è l’inizio del grande  cammino che, per volontà popolare, porterà di nuovo il compagno Lula alla Presidenza della Repubblica.

Gleisi Hoffmann, presidente nazionale del PT/Partito dei lavoratori

San Paolo, 24 gennaio 2018

 

Comunicato del PCdoB/ Partito comunista del Brasile

La condanna di Lula è um nuovo golpe contro la democrazia

La condanna dell’ex presidente Lula in seconda istanza nel Tribunale Regionale Federale della quarta regione/TRF-4 mercoledì  24 gennaio 2018 è un arbitrio, il punto culminante di un vero processo di eccezione. Fin dalla prima istanza il processo è stato condotto senza prendere in considerazione il principio di base del giudice naturale; in nessun momento sono state presentate prove di qual si voglia tipo che quel tale appartamento (triplex) è di proprietà o è stato in possesso dell’ex presidente. Non vi è alcun atto protocollato che dimostri che egli abbia favorito l’impresa in questione, oltre a molte altre contraddizioni ampiamente dimostrate dalla difesa.

Non per caso il processo mosso a Lula ha risvegliato la coscienza giuridica nazionale e internazionale. Alcuni fra i più riconosciuti giuristi del mondo si sono espressi sull’argomento, denunciando il carattere politico del processo.

Lula è stato sottoposto a um massacro mediatico permanente, che ha cercato di gettare fango sul suo nome. In questo senso, ciò che vediamo è la ripetizione di altri episodi della storia del Brasile, nei quali la grande stampa ha tentato di distruggere dirigenze impegnate con il popolo e gli interessi nazionali attraverso attacchi alla loro reputazione. È stato così con Getúlio Vargas e con João Goulart, entrambi vittime di campagne di diffamazione che aprirono spazio per colpi di Stato contro la nazione.

Questa  decisione, che mira a eliminare Lula dal processo elettorale, è la nuova fase del golpe istituzionale che ha cassato 54  milioni di voti di brasiliani e brasiliane che avevano eletto Dilma Rousseff nel 2014.

Il golpe, come il PCdoB ha affermato fin dall’inizio, ha un programma. È stato consumato per realizzare un violento progetto di ricolonizzazione del paese, che comprende la distruzione dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici e la riaffermazione degli interessi della rendita parassitaria. Questo programma non accetta la democrazia perché non può essere realizzato senza tacitare il popolo, cassandone  il diritto di voto, perseguitando le sue lotte e i suoi dirigenti. Lula non è il primo e non sarà l’ultimo, se la società brasiliana non si mobiliterà in difesa della democrazia e dello Stato di diritto.

A riprova che il golpe è un processo in corso, due nuove tappe di questa offensiva contro la sovranità e gli interessi del lavoratore sono nella agenda immediata di dibattito del Congresso nazionale: la riforma della previdenza sociale e privatizzazione della Eletrobrás.

Per capovolgere questo processo, è necessario presentare un programma che unisca tutti i brasiliani e le brasiliane attorno ad un progetto di sviluppo nazionale autonomo, di reindustrializzazione e di revisione delle misure di Temer contro il Brasile e contro i diritti dei lavoratori. Una piattaforma che dimostri che la realizzazione piena del Brasile come nazione  è il cammino per consolidare la democrazia e i diritti del popolo.

Questo cammino di affermazione degli interessi nazionali si scontra frontalmente con gli speculatori e i redditieri e quindi non passa per nessuna trattativa com questi settori. Si tratta invece di costruire un fronte il più ampio possibile, una concentrazione che permetta di isolarli. È per difendere questo programma e sostenere questo orientamento che PCdoB ha lanciato la precandidatura (alla presidenza della Repubblica) di Manuela D’Ávila, espressione di una agenda di nuove speranze per il popolo e di un altro futuro per il paese.

Nel momento in cui vine compiuta questa violenza contro lo Stato di diritto, il PCdoB abbraccia Lula e il PT/Partito dei lavoratori e riafferma la convizione che si deve proseguire la lotta perché le superiori istanze del potere giudiziario revertano questo arbitrio, concedendo che l’ex presidente disputi liberamente le elezioni, garantendo che tutti i brasiliani e le brasiliane vedano assicurato il loro diritto a votale liberamente.

Deputata federale Luciana Santos presidente nazionale del PCdoB

Manuela D´Ávila precandidata alla presidenza della Repubblcia del PCdoB

San  Paolo, 24 gennaio 2018.

 

La difesa di Lula aspetta la pubblicazione della motivazione della sentenza per valutare i ricorsi

Danyele Soares – inviata speciale

Fonte: http://agenciabrasil.ebc.com.br/ 24/01/2018 21h29Porto Alegre

La difesa dell’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva ricorrerà sulla decisione della 8a sezione del Tribunale regionale  federale  della quarta regione/TRF-4 che ha confermato la condanna di Luiz Inácio Lula da Silva e aumentato la pena da nove anni e sei mesi a 12 anni e un mese di prigione per i crimini di corruzione passiva e riciclaggio di denaro.

Secondo l’avvocato Cristiano Zanin “ la difesa si servirà di tutti i mezzi legalmente previsti per impugnare la sentenza emessa oggi perché la decisione ha condannato una persona che non ha commesso crimine”.

Zanin ha informato che gli avvocati aspettano la pubblicazione della decisione per valutare il mezzo migliore per impugnare la sentenza. Ha aggiunto che la difesa analizzerà se esiste possibilità di opposizione alla dichiarazione  presso lo stesso TRF-4 –per chiarire alcuni punti della decisone – o di ricorso speciale destinato al STJ/ Tribunale Superiore di giustizia o anche di ricorso straordinario analizzato dal STF/ Tribunale Supremo federale.

Per quanto riguarda la candidatura presidenziale  Zanin ha sottolineato che “il processo di oggi non la impedisce. Se l’ex presidentre decide di candindarsi,  può fare  la sua iscrizione davanti alla Giustizia elettorale”.

Dal momento che la condanna è stata confermata da giudici del TRF-4, una eventuale candidatura di Luiz Inácio  Lula da Silva alla  presidenza per le elezioni di ottobre 2018 può essere impedita sulla base della legge Scheda pulita, che considera non ineleggibili coloro che siano stati condannati con una decisione passata in giudicato o emessa da un organo giudiziale collegiale. Tuttavia vi è, secondo giuristi, nella legge la possibilità di sollecitare una sospensiva (decisione provvisoria) che garantirebbe l’iscrizione della candidatura.

Per quanto riguarda l’arresto, secondo Zanin il processo non riflette la veridicità dei fatti. “ Il segno di oggi è il fatto che Luiz Inácio Lula da Silva sia stato condananto senza avere praticato un crimine”, che esclude la possibilità del compimento della pena fintanto che la decisione possa essere modificata.

All’avvocato è stato chiesto anche della “teoria del dominio sul fatto”, che dice che anche chi non ha commesso direttamente un crimine, ne è responsabile se ne ha deciso e ordinato la pratica. Zanin ha spiegato che la difesa ritiene che vi sia stata usurpazione di competenza. “Vi è una indagine nel STF che tratta di un supposto reato di organizzazione criminale. La questione deve essere ancora analizzata e decisa dal Supremo. Buona parte dei voti che sono stati proferiti oggi trattano di questa questione che è presso il Supremo. Riteniamo che vi sia stata usurpazione di competenza.”

L’avvocato che rappresenta Lula nel Consiglio dei diritti umani della Organizzazione delle Nazioni Unite/ONU , Geoffrey Ronald Robertson, ha informato che lunedì  presenterà richiesta al Consiglio dell’ONU per la valutazione del caso. “Sottoporremo la nostra ultima richiesta al Consiglio dell’ONU lunedì. Stiamo  chiedendo se Luiz Inácio Lula da Silva  ha avuto o no un processo giusto davanti al giudice Sérgio Moro. Questo non ha niente a che fare con innocenza o colpevolezza. Ma col  fatto se la procedura giuridica sia stata giusta”, ha concluso.

Questi i tre giudici che oggi hanno pronunciato la sentenza:  João Pedro Gebran Neto, Leandro Paulsen e Victor Laus.

(Traduzione di Teresa Isenburg, San Paolo 25 gennaio 2018)

 


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