La forza del conflitto e dell’organizzazione dal basso

La forza del conflitto e dell’organizzazione dal basso

Intervista ai lavoratori del Coordinamento della logistica della Filt-Cgil di Vicenza.

Lunedì18 dicembre. Ho intervistato alcuni militanti del coordinamento della logistica della Filt-Cgil di Vicenza. Da tempo avevamo deciso di documentare il valore di questa esperienza. Le ragioni risulteranno evidenti per chi ancora crede nelle lotte, nel conflitto organizzato, come via necessaria e fondamentale per rovesciare i rapporti di forza con i padroni, oggi decisamente a loro favore.

“Partiamo dalle vostre condizioni di lavoro”.

Paolo, Rsa Filt-Cgil di Vicenza, lavoratore dell’UPS – “Quando ho cominciato a lavorare, circa 17 anni fa, il mio turno cominciava alle 6 o alle 7 di mattina. Finiva quando finivano le consegne. Il furgone era sempre pieno. Dieci-dodici ore prima di poter fare una pausa decente; ma le ore potevano diventare anche tredici… La paga era mensile, calcolata su 168 ore. Se ti prendevi una giornata libera ti toglievano 74-76 euro, se invece ne facevi una in più la maggiorazione era di 66. Tanto per fare un esempio delle sperequazioni. I primi tre giorni di malattia, che da contratto dovevano essere a carico dell’azienda, non ci venivano retribuiti. I contributi, invece, quelli se li trattenevano. I giorni di ferie erano 10, due settimane lavorative. Potevamo farne anche di più, ma senza salario…”.

Manuel, delegato della GLS - “Il nostro è un lavoro che fai se ti piace. Quando ho iniziato non mi pesavano le 12-13 ore di lavoro giornaliero. Ma con il passare del tempo ti accorgi che diventa più difficile. Arrivano i primi guai. Ti vengono le emorroidi per le tante ore passate alla guida, i dolori articolari, il mal di schiena, devi fare i conti con lo stress”.

Paolo, lavoratore UPS – “Ti faccio un esempio per farti capire quanto sia duro il nostro lavoro. Proprio in periodi come questo, di feste natalizie, arrivano nei magazzini lavoratori di una certa età, in genere vicini alla pensione. Vengono perché hanno bisogno di maturare i contributi necessari. Sono senza divisa e con il badge dell’azienda. Caricano anche 100 pacchi nel furgone per le consegne. Non ce la fanno, vanno in confusione, il giorno dopo non li vedi più…”.

Manuel - “Con l’esperienza, bene o male te la cavi, ma non è un lavoro facile”.

Paolo - “Con le lotte abbiamo strappato condizioni di lavoro più dignitose. Adesso facciamo le nostre otto ore di lavoro, parlo per la mia ditta e in quelle dove abbiamo imposto il rispetto del contratto nazionale di lavoro. Questo non vale però per quelli che vengono in questo periodo, i cosiddetti natalini, o quelli che hanno un contratto a termine. Questi continuano a fare le stesse ore che facevamo noi prima. Finiscono quando finiscono le consegne. Hanno un buon salario perché godono delle nostre conquiste, ma sono sotto ricatto. Cercano di farsi vedere, di fare tutto quello che gli viene richiesto perché sperano così di essere assunti a tempo indeterminato. Io capisco che un giovane abbia anche bisogno di guadagnare di più, per sistemarsi ecc.., ma non si può lavorare gratis. Se fai lo straordinario devi fartelo pagare!”.

“Come avete costruito le vertenze, il vostro percorso di lotte e di organizzazione?”.

Paolo - “Abbiamo cominciato in Ups anche con l’aiuto di una brava compagna, Carmen, della segreteria provinciale della Filt-Cgil di Vicenza; lavora negli uffici della mia ditta. Mi ha messo in contatto con il coordinamento Ups che si era costituito in altre realtà. Como, Roma, Firenze, Torino, Milano. Siamo stati i primi a partire, due anni fa. Esattamente il 4 dicembre 2015 abbiamo costretto a sedersi al tavolo la Multinazionale Ups. Da lì è partito il nostro percorso di lotte”.

Manuel – “Questo è stato possibile all’interno della Filt di Vicenza perché il nostro segretario, i nostri dirigenti vengono dalla produzione, conoscono bene le nostre condizioni di lavoro. Il nostro segretario è un ex corriere; riesce facilmente a dialogare con i lavoratori e le lavoratrici, a far comprendere quelli che sono i nostri diritti, quello che non si può accettare”.

Paolo - “Dopo aver portato Ups al tavolo della trattativa abbiamo dato avvio al percorso di costruzione del coordinamento”.

Massimo, del Coordinamento Logistica Vicenza (già segretario provinciale della Filt, oggi in pensione ma sempre attivo nel sostegno ai suoi compagni)Abbiamo costruito una piattaforma che poi non era altro che la richiesta di applicazione del contratto nazionale di lavoro aggiungendo anche alcune richieste di natura previdenziale e assicurativa. Abbiamo cominciato a fare assemblee e ad aprire vertenze. Abbiamo fatto assemblee anche con 100 lavoratori in un singolo deposito. Il coordinamento è costituito da rappresentanti di tutte le aziende in cui interveniamo. Uno strumento di direzione ma anche di organizzazione”.

“Come agite praticamente”

Massimo - “Ti faccio un esempio. Se una ditta non concede l’assemblea, oppure licenzia un lavoratore, oppure non vogliono trattare con noi, è tutto il coordinamento che si muove che si mobilita”.

Paolo - “A Bassano abbiamo bloccato il traffico di mezza città per la vertenza con la Bartolini. Ci siamo messi a volantinare in strada, a megafonare, a presidiare i cancelli”.

Massimo – “La stessa cosa abbiamo fatto alla Valentino per la cooperativa che lavora per loro. Siamo andati in 50 per avere un tavolo per la trattativa. Ci siamo piazzati lì davanti. Una cosa enorme per Vicenza. La Valentino è considerata intoccabile”.

Manuel – “Devi capire che noi abbiamo una chat con 300 persone, quasi tutti iscritte al nostro sindacato, e poi ci sono gruppi più ristretti a livello aziendale. Siamo sempre in contatto tra di noi, pronti a mobilitarsi se è necessario. Lo abbiamo fatto anche recentemente, durante un incontro in prefettura”.

Massimo - “Vale il principio ‘Tutti per uno, uno per tutti!’. Siamo arrivati al punto che basta che annunciamo una mobilitazione per ottenere un tavolo di confronto o poter fare un’assemblea. Questo dipende anche dal fatto che le lotte in corso nel nostro settore hanno creato preoccupazione nelle istituzioni e nella politica. Il perché si capisce perfettamente: questo settore è in forte sviluppo con all’interno contraddizioni esplosive, dove i lavoratori stanno alzando la testa”.

“Mi pare che la vostra sia un’esperienza anomala, se così si può dire nel panorama del sindacato confederale, Cgil compresa”.

Massimo - “Noi siamo un sindacato di strada. Siamo, vogliamo rappresentare i lavoratori e i loro interessi, e questo passa necessariamente anche attraverso pratiche conflittuali. C’è una cosa che va messa subito in chiaro. La Filt di Vicenza nei suoi congressi ha votato, a larghissima maggioranza, per la mozione di minoranza ‘Il sindacato è un’altra cosa’. Le nostre pratiche, le nostre modalità di intervento non sono condivise a livello regionale. Non corrispondono ad un certo modo di fare sindacato. Non parlo di Cisl e Uil che non contano nulla e soprattutto non fanno nulla, parlo anche della stessa Cgil. Non corrisponde al loro modo di fare sindacato di tipo verticistico. In Cgil, il calo degli iscritti viene imputato alla crisi. Secondo noi non è così. Da noi gli iscritti sono in aumento. Non puoi far finta di lottare come si è fatto con la riforma delle pensioni della Fornero. Non servono piattaforme lunghe tante pagine. Servono obiettivi chiari, parole d’ordine precise per mobilitare le lavoratrici e i lavoratori. Forse qualcosa sta cambiando. Per il contratto nazionale appena siglato abbiamo fatto 3 giorni di sciopero”.

“Quali sono i vostri prossimi obiettivi”.

Paolo – “Adesso valutiamo i risultati dell’ultimo contratto nazionale. Dopo cominceremo a lavorare per estendere a livello nazionale il nostro coordinamento. Pensiamo di fare una grande assemblea, magari a Vicenza, aperta a tutti/e per organizzare dal basso il nostro settore”.

Manuel – “Noi siamo gente che si muove, abbiamo molti contatti. Io ho parenti a Bologna; anche tramite loro cerco di contattare quelli che fanno il nostro stesso lavoro”.

Paolo – “Il settore è in forte crescita”.

Manuel - “Con lo sviluppo dell’e-commerce – Zalando, Amazon, Alibabà e altri – il lavoro è esploso! A Milano, Amazon porta anche il pane nelle case. Immagina cosa vuol dire fare queste consegne in una città piena di traffico. A Bassano, siamo passati da 40 autisti a 65 e non bastano”.

Paolo – “Tempo fa, facevo 50/55 consegne e ritiri in una giornata. Oggi avevo 78 colli più i ritiri. Adesso nei piccoli paesi fanno ordini di una penna, di uno stendino da 3 euro, con Amazon. Devi capire che siamo di fronte ad una grande trasformazione che non riguarda solo noi. Vado da una ditta qui in provincia di Vicenza a ritirare acquari. Amazon li manda nei suoi centri logistici e li vende poi su internet a prezzi più che competitivi. Vado anche in una fabbrica che fa selle di bicicletta: le mandano in Inghilterra, nei pacchi c’è scritto UK; le vendono a 70 euro; nei negozi costano 100/110; ci vado quasi tutti i giorni. Al proprietario ho detto: “Ti vanno bene gli affari allora”. Mi ha risposto: “Qua ghe xe solo el can grosso che magna”.

Manuel - “Qui cambia tutto. C’è la corsa agli acquisti online. Anche se la gente capisce che qualcosa non va, che ci fanno correre come matti, che le piccole botteghe chiudono, trovano una grande comodità nel farsi portare le cose a casa a prezzi più che competitivi. Non devono vestirsi per uscire né prendere la macchina… e questo nei piccoli paesi è una grossa comodità”.

Qual è il vostro giudizio sulle vertenze che in tanti magazzini sono state dirette dai sindacati di base, anche nel Veneto e nella stessa provincia di Vicenza?”.

Paolo (parla della sua di Grisignano, dove cè stata una vertenza dura gestita da Adl-Cobas) – “È facile dire che sono andati oltre nelle forme di lotta, ma bisogna conoscere le condizioni di lavoro in quel magazzino. C’erano lavoratori che facevano turni di 14 ore per una paga di 900/1000 euro al mese con contratti part-time di 4 ore. Adesso per rappresaglia vengono chiamati alle 5 del mattino, quando sono già pronti per andare a lavorare, e gli dicono che possono restare a casa, e che lavoro non ce n’è. Non si può andare avanti così”.

Massimo – “In generale mi sento di dire che il sindacato di base ha coperto un vuoto che noi abbiamo lasciato. Bisogna comprendere i bisogni dei lavoratori, dare risposte. Sono stati commessi degli errori, una sottovalutazione o, peggio, c’è stato disinteresse per le condizioni a cui erano e sono costretti in molte realtà”.

 “Siamo in Veneto, nella provincia di Vicenza. La composizione della forza lavoro è chiaramente multietnica. Ci sono state tensioni per questo?”.

Massimo - “Tutti mangiamo. Quando arriva il messaggino che abbiamo raggiunto dei risultati in una trattativa, oppure si è aperto un tavolo di trattativa, questo vale per tutti. Nel lavoro le differenze non si vedono”.

Paolo – “Noi parliamo di lavoro: solo questo conta. È chiaro che siamo da una certa parte. Se non fosse così non saremmo qui a parlare con te. Cerchiamo di mantenere la più larga unità, cerchiamo di tenere fuori la politica. Ogni tanto capita che qualcuno, tra le centinaia di persone che sono nelle nostre chat, mandi video sull’islam, sulla gente di colore. Si scatena il putiferio, ma poi la cosa muore lì. Non passa. Quello che ci unisce sono le stesse condizioni di lavoro e lottiamo per migliorarle”.

Intervista a cura di Paolo Benvegnù, segretario regionale Prc del Veneto

Vicenza, 18 dicembre 2017


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