Senza Ricerca non c’è futuro

Senza Ricerca non c’è futuro

Andrea Ilari

Ricercatore CNR

I lavoratori precari del CNR sono in lotta da mesi e gioved’ 23 novembre hanno organizzato un presidio permanente nella sede centrale, occupando l’aula Fermi da dove solitamente viene convocato il C.d.A dell’Ente. Il problema del precariato nel maggior ente di ricerca italiano ha raggiunto delle proporzioni drammatiche, ci sono ricercatori ed amministrativi che sono precari da 12-15 anni e su un totale di 11.500 dipendenti 4.500 persone (40 %) lavorano con un contratto a termine. I lavoratori esprimono la più viva preoccupazione per la scarsa attenzione data dal Governo e dall’Ente al problema della precarizzazione della Ricerca. Chiedono un preciso impegno del governo atto a finanziare adeguatamente il processo di stabilizzazione nel CNR e un impegno del Presidente e del C.d.A, perché vengano avviate al più presto le procedure di stabilizzazione cosi come previste dal D.lgs. 75/2017 a partire dal 1 gennaio 2018 per tutti i precari aventi i requisiti ai sensi dei commi 1 e 2 dell’art. 20.

La risposta del governo è stata per ora deludente.  La notizia relativa ad un emendamento approvato dalla commissione Bilancio del Senato ha lasciato i lavoratori precari sbigottiti, se confermato dal prossimo esame in assemblea, metterebbe a disposizione “10 mln per il 2018 e 50 mln a decorrere dal 2019 per lo sblocco delle assunzioni dei ricercatori precari”, per consentire “complessivamente” e “a regime”, dal 2019, di “assumere fino a 2170” unità negli Enti Pubblici di Ricerca, tenendo conto che già la riforma della Pubblica Amministrazione permette “l’assunzione a tutti quegli enti che già dispongono di risorse stabili”.
Il trionfalismo col quale questo emendamento è stato accolto sugli organi di stampa è tipico di una stampa che si limita a trascrivere i proclami degli onorevoli.  I finanziamenti messi a disposizione sono infatti irrisori e lontani da quelli che dovrebbero essere messi a disposizione dal governo per risolvere il problema del precariato negli enti di ricerca. L’emendamento consente di stabilizzare una piccola percentuale dei 3000 precari aventi diritto alla stabilizzazione secondo i requisiti del D.Lgs. 75/2017, il cosiddetto Decreto Madia.

I lavoratori continuano pertanto la loro mobilitazione e la loro lotta cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica per far capire che il problema della ricerca ci riguarda tutti perché un paese che non investe in ricerca e sviluppo non ha futuro.

 

 


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