La carovana di Lula in Minas Gerais

La carovana di Lula in Minas Gerais

di Teresa Isenburg

Mentre la situazione politica, economica, istituzionale della Federazione brasiliana continua a degenerare  nelle mani di un presidente  illegittimo e di un esecutivo composto in parte consistente di indagati per corruzione grave e documentata, la resistenza sociale rimane viva e si esprime in molte forme. Diamo qui conto della seconda carovana (dopo quella nel Nordeste in agosto)  dell’ex presidente Lula attraverso la parte interna dello Stato di Minas Gerais  in un contatto diretto con la popolazione  fra il 23 e il 30 ottobre 2017. Inoltre si traduce un articolo su diseguaglianze di reddito e onere fiscale in Brasile. Ma sono temi che valgono benissimo anche per noi in Italia. (T.I.)

 

La carovana di Lula in Minas Gerais

Realizzare la seconda fase della carovana attraverso lo Stato di Minas Gerais dopo il grande successo della prima, in agosto percorrendo tutti gli Stati del Nordeste, sembrava essere un gesto audace da parte dell’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva. Ma la sfida è stata raccolta: dal 23 al 30 ottobre 2017 Lula ha  percorso 1500 chilometri. La presidente costituzionale illegalmente deposta Dilma Rousseff  ha preso parte alla carovana.

Per la seconda volta i blog indipendenti Brasil de Fato, Mídia Ninja e Jornalistas Livres hanno avuto l’opportunità di accompagnare questa traversata che è passata per 21 città: Ipatinga, Periquito, Governador Valadares, Teófilo Otoni, Catuji, Padre Paraíso, Ponto dos Volantes, Itaobim, Itinga, Araçuaí, Coronel Murta, Salinas, Rubelita, Francisco Sá, Montes Claros, Bocaiúva, Diamantina, Olhos D’água, Couto de Magalhães de Minas, Cordisburgo e Belo Horizonte.

Questa volta abbiamo avuto un rinforzo nella comunicazione: in diverse occasioni Lula ha interrotto i comizi per intervistare studenti, contadini, pescatori e lavoratori sul palco delle manifestazioni pubbliche. In questi dialoghi è risultata chiara l’identificazione con le persone povere e anche l’ossessione di Lula per l’idea che il povero”ha solo bisogno di opportunità, perché l’intelligenza non gli manca”.

Incontri

Se vi erano dubbi sull’accoglienza calorosa in terre di Minas, essi furono dissipati con l’arrivo alla Valle del Jequitinhonha. Davanti ad un ponte costruito sul Rio Jequitinhonha durante il governo Lula gli abitanti hanno ricordato che fino a quel momento la regione era isolata.

Un incontro forte è stato fra i municipi di Araçuaí e Salinas dove Lula ha rincontrato il cacique Benvina Pankararu che, in un rituale, lo ha benedetto per la seconda volta, mentre la prima era stata nel 2003.

Richieste

Ma la carovana non si è limitata ad appoggiare l’ex presidente e la sua candidatura alle prossime elezioni presidenziali. I movimenti popolari hanno incalzato per attivare i progetti essenziali nella regione e per chiedere una presa di posizione del Partito dei Lavoratri/PT in rapporto alle loro richieste.

A Governador Valadares, una delle città investite dalla rottura della diga della compagnia mineraria Samarco nella città di Mariana, i sinistrati si sono organizzati per chiedere un’azione più concreta del governo di Stato di Fernando Pimentel del PT. (Il 5 novembre 2015 le dighe di contenimento dei residui di lavorazione di minerali di ferro della multinazionale Samarco si sono rotte rilasciando 62 milioni di m3 di liquami che hanno raggiunto il grande Rio Doce eliminandone le forme di vita e contaminando 230 municipi. )

A Diamantina, dove vi è un campus dell’Università Federale delle  Valli del Jequitinhonha e Mucuri (UFVJM), una riunione di 17 rettori e dirigenti di istituti federali di Minas ha denunciato gli effetti del dopo golpe e le attuali rivendicazioni: annullamento della Emenda costituzionale del Tetto di spese pubbliche che blocca gli investimenti pubblici, inclusa l’educazione, per 20 anni.

Passato e futuro

Il terzo giorno della carovana, mercoledì 25 ottobre, l’ex presidente si è fermato in sei città. Negli incontri, plurali, i discorsi erano quasi sempre gli stessi: i governi Lula e Dilma sono stati i primi a guardare effettivamente i poveri.  Sono anche stati dichiarati gli effetti del colpo di Stato: le conseguenze dei tagli ai programmi sociali e di politiche pubbliche, come Borsa Famiglia e costruzione di cisterne idriche, sono stati richiamati molte volte.

L’ultimo giorno, lunedì 30 ottobre, l’atto di chiusura ha portato 40.000 persone nella Piazza della Stazione della capitale dello Stato Belo Horizonte. Nel suo ultimo discorso Lula ha assunto due impegni politici, già indicati durante la carovana.  Il primo è di indire un referendum per revocare le misure promosse dal presidente golpista Michel Temer (PMDB), come le riforme del lavoro e della Previdenza. Per questo Lula ha ripetuto quanto già detto in precedenza, la necessità dell’appoggio popolare, dell’ “autorizzazione della società”, per fare pressione sul Congresso nazionale.

Inoltre l’ex presidente ha promesso che avrà uno sguardo attento e fermo sulla democratizzazione della comunicazione. Questo impegno di ampliare le voci nei midia è urgente e necessario dato che la stampa commerciale è  molto incompleta e antipopolare.

 

(Fonte: https://www.brasildefato.com.br/2017/11/02/lula-na-estrada-de-novo/ Il servizio è accompagnato da foto molto comunicative, soprattutto una intensa serie in bianco e nero. Traduzione di Teresa Isenburg)

 

 

La terra dei super ricchi: chi sono, da dove sono venuti e dove vanno

Il sistema fiscale deve cambiare; i movimenti sociali hanno un ruolo centrale.

di Reginaldo Moraes, professore dell’Unicamp (Unversità di Campinas, SP)

Da alcuni anni la Agenzia delle entrate (brasiliana) rende accessibili i grandi numeri delle dichiarazione dei redditi. Quest’anno ha divulgato dati in precedenza non resi pubblici. E così sappiamo, numero per numero, cose che in precedenza solo potevano dedurre osservando il comportamento dei nostri riccastri. Ecco alcuni dettagli.

Quante persone fisiche fanno la dichiarazione dei redditi? (va tenuto presente che fino ad un reddito imponibile di 28.559 reais si è esonerati dalla dichiarazione dei redditi; 1 real=0,26 euro)

I 13,5 milioni che guadagnano fino a 5 salari minimi (1 salario minimo= 937 reais). Se smettessero di pagare l’imposta sul reddito, la perdita sarebbe di circa l’1% del totale riscosso dal fisco. Solo. E spenderebbero questo denaro probabilmente in cibo, vestiario, scuola, qualche “lusso popolare”.

 

Chi sono quelli del piano superiore? Sono distribuiti i tre piani:

1. Quelli che guadagnano fra 20 e 40 salari minimi. Corrispondono circa a 1% della popolazione economicamente attiva. Possono concedersi qualche lusso, per i modelli brasiliani. Ma pagano parecchie imposte.

2. Poi c’è un piano più alto. Quelli che guadagnano fra 40 e 160 salari minimi, rappresentano circa 0,5% della popolazione attiva. Già rimane qualche soldo per comprare deputati (o giudici).

3. Poi c’è l’attico, il piano della direzione, dei consigli di amministrazione. La crema. La fascia di coloro che sono al di sopra di 160 salari minimi al mese. Sono 71.440 persone, che  nel 2013 hanno assorbito 298 miliardi di reais, ciò che corrisponde a 14% dell’ammontare totale delle dichiarazioni. Il reddito annuale medio individuale di questo gruppo è stato di oltre 4 milioni di reais. Essi rappresentano 0,05% della popolazione economicamente attiva e 0,3% di coloro che dichiarano reddito. Questo strato possiede un patrimonio di 1.200 miliardi, 22,7% di tutta la ricchezza dichiarata da tutti i contribuenti di beni e attivi finanziari. Puoi essere sicuro che sono loro che decidono chi deve avere la campagna elettorale finanziata. Possono comprare candidati e anche, è chiaro, sentenze di giudici.

Chi regge il circo? Chi paga più imposta di reddito?
La fascia che più paga è quella del dichiarante con reddito fra 20 e 40 salari minimi, che si può chiamare classe media o media alta.

Chi sfugge al leone? (come viene chiamato il fisco in Brasile)

Il vertice della piramide, il gruppo con un reddito mensile superiore a 160 salati minimi (126.000 reais). Le classi media e media alta pagano più imposta di reddito che i veramente ricchi.

Nel 2013 di questi 72.000 super ricchi brasiliani, 52.000 hanno ricevuto profitti e dividendi: redditi esenti. Due terzi di ciò che guadagnano non è neppure tassato. Sono vaccinati contro le imposte. Tutto nelle legge, credete. La maggior parte del reddito di questi ricchi è classificata come non tassabile o con tassazione esclusiva (cedolare secca), cioè solo con un prelievo alla fonte, come i rendimenti di applicazioni finanziarie.

Nel 2013 del totale di redditi di questo riccastri solo 35% è stato sottoposto a tributo per imposta sul reddito di persona fisica. Nella fascia di coloro che ricevono fra 3 e 5 salari minimi, per esempio, oltre il 90% del reddito è stato bersaglio di imposta. Riassumendo: la legge ha deciso che salario del lavoratore paga imposta, profitto miliardario non paga.

Che cosa questo esige dalla politica?

Quando la classe lavoratrice e le sue organizzazioni si indeboliscono, si burocratizzano o arretrano, lasciano l’ideologia e i sentimenti della classe media sotto il comando della classe capitalista. Di più: della sua ala più reazionaria. Peggio: la destra conquista anche il cuore dei lavoratori che sono tentati di immaginarsi come “classe media”.

Nella storia del secolo XX il risultato di ciò fu l’esperienza del fascismo nelle sue multiple forme e apparizioni.

Negli ultimi anni i miliardari brasiliani e i loro cani da guardia nei mezzi di comunicazione di massa hanno intuito che potevano conquistare il risentimento della classe media per lanciarla contro i poveri, i nordestini, i neri, tutto ciò che si avvicinava a gruppi sociali destinatari di politiche compensatorie. Di ridistribuzione. E contro governi e partiti che si facessero carico di questa causa.

E la sinistra in un certo senso ha assistito a questa conquista ideologica senza avere una risposta. Una risposta politica: la creazione di movimenti riformatori che attivassero il moto inverso, cioè ponessero la classe media contro i piani alti della ricchezza. Oggi questa è una necessità urgente e le informazioni della Agenzia delle entrate ci dà uno strumento.

Già sapevamo che i brasiliani più poveri pagano più imposte, dirette e indirette, rispetto ai brasiliani più ricchi. Sappiamo che tutti paghiamo imposte sulla proprietà territoriale urbana (IPTU). E seppiamo la baraonda che scoppia quando si parla di tassare di più gli immobili nei quartieri più ricchi.

Ma sappiamo cose peggiori: grandi proprietà di immoli rurali non pagano quasi nulla. Su questo non c’è baraonda. … L’Agenzia delle entrate e i legislatori possono economizzare molto tempo. Basta che fissino l’attenzione verso 100.000 contribuenti su 26 milioni.  È una miniera. Se si ottiene che essi paghino quello che devono e  che perdano le esenzioni scandalose che hanno, scommetto che avremo più denaro di quello  dei catastrofici e recessivi aggiustamenti del signor ministro dell’economia e delle finanze.

Che cosa questo significa per quello che noi chiamiamo sinistra, cioè partiti, movimenti sociali, sindacati?

Suggerisco di pensare ad un movimento unificato con una bandiera semplice: che questi 100.000 riccastri paghino più imposte e che diano il loro “contributo solidale” per ridurre il carico di chi lavora. È necessario tradurre questa idea in una parola d’ordine chiara, corta e precisa, che mobiliti. E tradurla in una proposta semplice e chiara di riforma, chiedendone conto al governo e al Congresso, L’idea è semplice: esenzione per i poveri, riduzione per la classe media, più imposte per i riccastri.

Forse è una buona idea per fare sì che la “classe meda” che spara sui poveri pensi meglio chi deve essere bersaglio della sua santa ira.

(https://www.brasildefato.com.br/2017/11/06/a-terra-dos-super-ricos-quem-sao-de-onde-vieram-e-para-onde-vao/  Traduzione di Teresa Isenburg)

 


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