Quale bilancio delle mobilitazioni antiG7

Quale bilancio delle mobilitazioni antiG7

di Ezio Locatelli -
segreteria nazionale, responsabile organizzazione PRC -SE -

Ne è passata di acqua sotto i ponti. A guardare al numero limitato dei partecipanti alle diverse manifestazioni antiG7 – Taormina, Cagliari, Lucca, Bari, Bologna, Torino, Bergamo, Napoli, Milano – che si sono tenute in Italia si può ben dire che non siamo più, per capacità di mobilitazione, ai tempi del G8 di Genova o ai tempi in cui il movimento di popolo contro la guerra e la globalizzazione neoliberista veniva definito come la “seconda potenza mondiale”. Ovvio, in quest’ultimo caso, non c’è paragone alcuno tra l’impatto emotivamente forte di una guerra e quello connesso allo svolgimento di un summit dei potenti della Terra. Ma anche tenendo conto delle diverse situazioni ciò che emerge, in tutta evidenza, è la debolezza della risposta politica.

Eppure, a ben vedere, dopo anni di ritirata sociale, qualcosa comincia a muoversi, qualcosa che va nella direzione di unire istanze diventate frammentarie e invisibili, di riaprire una prospettiva di speranza condivisa. Lo si è visto, in particolare, in occasione del controG7 di Bergamo sull’agricoltura. Doveva essere una scadenza minore e invece è diventata, grazie alla presenza di delegati di oltre cento movimenti, associazioni, comitati, sindacati, forze politiche, uno dei momenti più alti e significativi di confronto e mobilitazione che si sono tenuti ultimamente a livello nazionale. Com’è stato possibile arrivare a tale risultato?
La risposta è molto semplice. Ci si è sottratti alla campagna allarmistica fomentata ad arte dai mass media. Ed ancora: ci si è guardati bene dal fare la parodia di uno scontro di piazza fine a se stesso, senza riguardo per i rapporti di forza e la costruzione di un conflitto reale, di un conflitto che non sopravviva solo come retaggio di piccoli gruppi autoreferenziali. Sia detto: quale scontro può mai esserci tra minoranze sparute e forze schiaccianti se non scontro figurato, fittizio, del tutto irrilevante riguardo a un qualche spostamento di rapporti sociali?
Al contrario in alcune realtà, cito tra queste Torino, Bergamo e Milano, si è lavorato per riannodare, ricomporre, per mettere in collegamento le molteplici realtà, grandi e piccole, impegnate sui temi della lotta per l’occupazione, contro la precarietà, sui temi dell’agricoltura e della sovranità alimentare, della difesa del territorio, del mutualismo, dell’autorganizzazione sociale e altro ancora.
In altre parole si è lavorato per un ‘accumulo di forze, energie, intelligenze tale da dare vita a un contro movimento dal basso non sussumibile al sistema neoliberista. Rifondazione Comunista è il Partito della Sinistra Europea sono stati parte attiva e riconoscibile di alcuni importanti momenti di confronto e di mobilitazione che ci sono stati in diverse realtà.

E’ superfluo aggiungere che siamo soltanto all’inizio di un lavoro di risalita politica, di ripresa del conflitto sociale. C’è un lavoro che va esteso, generalizzato. L’importante è avere chiarezza sul da farsi. La partecipazione e il coinvolgimento che c’è stato in occasione di alcuni controG7, così come per altri fatti di resistenza, di lotta, – le lotte antirazziste, per il diritto alla casa, al diritto di studio, per il diritto al lavoro – ci parla di un potenziale che, in una situazione di crisi sociale, di aumento delle disuguaglianze, della povertà, della disoccupazione, ha la possibilità di crescere e dispiegarsi appieno.
Lavoriamo per consentire che questo potenziale venga alla luce in maniera tale da dare forza, visibilità a un diverso progetto di convivenza e di società.

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