In Somalia si vuole uccidere la speranza

In Somalia si vuole uccidere la speranza

Stefano Galieni

L’attentato a Mogadiscio che ha provocato centinaia di morti e di feriti non può e non deve essere dimenticato. Il terrore che ha portato – al di là delle rivendicazioni che giungeranno – vuole impedire che per un paese che ormai da tanti anni reclama la pace e la possibilità di rialzarsi in piedi si tramuti in realtà. Il ruolo della Somalia, la sua posizione strategica, gli equilibri geopolitici, mirano a farla divenire uno degli scenari apocalittici dei conflitti a venire. I governi europei, in particolare quello italiano, potrebbero giocare un ruolo chiave e positivo, bloccando il traffico di armi ed esplosivo, intervenendo realmente per una cooperazione paritaria, garantendo intanto subito la possibilità di cura per i feriti. Ma come Rifondazione Comunista crediamo che questo difficilmente accadrà in un contesto di potere dove i rapporti con i paesi africani sono improntati solo sulle parole chiave di sfruttamento e repressione. Sfruttamento delle risorse e delle persone, repressione verso il tentativo di garantire al proprio paese un futuro che non obblighi a dover fuggire. Per i mezzi di informazione mainstream questa orrenda notizia sarà già dimenticata in pochi giorni, non si tratta di vittime europee e quindi nessuna attenzione andrà prestata loro. Sono considerati, come per i tanti conflitti che attraversano il pianeta, morti di serie B, meno degni di considerazione. Il 21 ottobre, a Roma, in piazza contro il razzismo, Rifondazione Comunista sarà presente anche per ricordare che fra le ragioni per cui si è costretti ad abbandonare il proprio paese c’ soprattutto la logica della guerra e del terrore che anche Europa ed Italia continuano ad esportare. Saremo in piazza anche per quei tanti morti, per noi spesso senza nome e senza storia, di Mogadiscio

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