Libertà per tutti i prigionieri del G20

Libertà per tutti i prigionieri del G20

di Martin Dolzer

Il G20 si è concluso e ci sono ancora 28 compagni in carcere. Diciannove di loro non hanno la cittadinanza tedesca, ma provengono da Italia, Spagna, Repubblica Ceca, Russia, Paesi Bassi, Grecia, Francia e ci sono 5 ragazzi senza fissa dimora provenienti dalla Germania. L’articolo 14 della Convenzione europea per i diritti dell’uomo vieta la discriminazione dovuta alla provenienza, di conseguenza si sta chiaramente violando questo articolo, trattenendo i compagni in prigione e rilasciando i tedeschi che si trovano a fronteggiare le stesse accuse o addirittura accuse più gravi.

Nel frattempo sta diventando sempre più evidente il forte segnale che il governo tedesco e parte della magistratura vogliono dare a tutti coloro che in futuro vorranno protestare in Germania. Dopo la strategia attuata dalla polizia durante il G20 possiamo ora parlare di una strategia giuridica nei confronti di coloro che sono in custodia preventiva. La maggior parte di questi, infatti, non ha fatto nulla di grave, qualcosa che nella normalità sarebbe stato giudicato con una sospensione della pena.

Coloro che potremmo definire «estremisti di legge e ordine» stanno provando a portare avanti una sorta di piano di distruzione. Rompono un tabù dopo l’altro per sconvolgere il mondo della sinistra e indebolirla. E in parte questa piano sta funzionando.

Durante il G20 è emersa tanta violenza e tanti sono stati gli abusi da parte della polizia, basati proprio su questa strategia sistematica. Molte persone sono rimaste ferite, con gambe e braccia rotte, altri contusi – e tante persone, in particolare «stranieri», trattenute in carcere senza alcun motivo reale e senza alcuna base giuridica. Una settimana fa il Ministro degli Interni, il sig. De Maiziére, ha chiuso anche la piattaforma internet di informazione indipendente Indymedia.

La prima sentenza contro un compagno proveniente dall’Olanda, Peike S., è di 2 anni e 7 mesi. Molte persone sono rimaste scioccate. Normalmente una sentenza così grave è data per rapina a mano armata, per la vendita reiterata di chili di cocaina o per omicidio. Il procuratore aveva «solamente» chiesto 1 anno e 9 mesi – che è già molto grave. Ma è importante sapere che il giudice di quella sentenza è noto come un giudice giovane che in molti casi ha elargito tantissime pene elevate. Naturalmente questa sentenza è sproporzionata – e pensiamo che la prossima istanza darà una pena minore.

In una situazione normale Peike S. sarebbe stato liberato, perché non c’era alcuna prova reale contro di lui – un poliziotto ha detto di aver visto un ragazzo «rasta» che lanciava bottiglie, ma Peike S. non ha i dreadlock. Per quanto riguarda questo aspetto, il giudice non ha tenuto conto della presunzione di innocenza, che è una condizione imprescindibile della legge. La sentenza nei successivi casi giudiziari sarà interessante e più significativa.

La seconda sentenza è stata di 6 mesi con condizionale a Stanislaw B, polacco, che è stato rilasciato dopo il processo. Ma anche questa sentenza può essere considerata grave poiché il ragazzo è stato messo in custodia, è stato arrestato in un luogo lontano dalle manifestazioni e la polizia gli ha trovato soltanto uno spray al peperoncino e gli occhialini da sub. Lui in realtà non ha fatto nulla di illegale, ma la polizia e il pubblico ministero considerano lo spray e gli occhiali da sub come «armi passive».

I conservatori e i socialdemocratici Cdu e Spd alimentano l’atmosfera di paura e di oppressione per non affrontare i temi seri posti dalla protesta in generale e chiedono pene severe – e alcuni giudici sembrano seguire questo consiglio politico.

La Cdu ora vuole proporre una legge che preveda la reclusione in carcere in attesa di giudizio per chiunque venga accusato di violenza durante una manifestazione – ciò contraddice la Costituzione tedesca. Ma questa è stata la strategia fin dall’inizio, già prima del G20: l’evento e le manifestazioni sono state utilizzate strumentalmente per creare un’escalation di repressione, cambiando la legge con regole più restrittive, dividendo la sinistra e radicalizzando la società.

Chi propone politiche di guerra nei confronti degli altri paesi e la riduzione dell’uguaglianza sociale deve avvalersi di una politica interna più restrittiva. I documenti strategici di think tank in Germania come la Fondazione Scienza e Politica (Swp) o l’Istituto per gli studi di sicurezza (Euiss) vanno esattamente in questa direzione. Questi proclamano una guerra di classe tra le élite metropolitane dell’Europa centrale e quelle che cinicamente chiamano «l’ultimo miliardo» – riferendosi alle popolazioni dell’Africa, del Medio Oriente e della classe operaia e dei lavoratori poveri in Europa. E proclamano di utilizzare tutti i mezzi militari, di polizia ed economici per portare avanti il potere delle élite metropolitane e per sconfiggere ogni protesta e resistenza.

Come partito Die Linke, insieme ai movimenti sociali di opposizione di sinistra, dobbiamo lottare per i diritti umani e i diritti fondamentali – come libertà, salute, libertà di dissenso e di parola, ecc.

Abbiamo fatto una campagna per Maria Rocco, Fabio Vetorel, Emiliano Puleo e tutti gli altri – alcuni articoli sono stati pubblicati nei giornali – anche in quelli liberali – alcuni video sono stati trasmessi nelle principali trasmissioni televisive.

Finalmente i giudici hanno liberato Maria. L’avvocato di Fabio sta lottando presso la Corte costituzionale per ottenere la sua libertà e Emiliano sta preparando la propria difesa con i suoi due avvocati.

Le nostre richieste sono: libertà per tutti i prigionieri politici del G20.

Oggi si terrà la prima riunione di una commissione straordinaria nel Parlamento di Amburgo sul G20, i cui lavori continueranno fino al prossimo anno. Il nostro gruppo parlamentare racconterà i retroscena politici del G20, la strategia della polizia e gli abusi, l’utilizzo della giustizia, l’intervento delle forze militari tedesche ed europee e costi di tutto questo.

Ma io credo che il nostro impegno a lungo termine dovrà rivolgersi alla lotta per costruire un altro mondo e un’altra società. In un sistema capitalista non c’è spazio per l’uguaglianza e i diritti umani se non ci sono attori forti che lottano per questo.

La Germania e l’Unione Europea stanno portando avanti una politica molto aggressiva, imperialista e neo-colonialista. Se non cominciamo a lottare, insieme e intensamente per un altro sistema, per un mondo migliore, la situazione peggiorerà.

* Parlamentare Die Linke Amburgo



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