Brasile: emerge corruzione dei golpisti che hanno destituito la legittima presidente Dilma

Brasile: emerge corruzione dei golpisti che hanno destituito la legittima presidente Dilma

Dopo le dichiarazioni documentate  al Procuratore Generale della Repubblica (PGR) Rodrigo Janot da parte del padrone della JBS Joesley Batista al riguardo di gravi illeciti da parte del “presidente” della Repubblica Michel Temer e del senatore e presidente del Partido da Socialdemocracia Brasileira, già candidato sconfitto  alla presidenza della Repubblica nel 2014, Aécio Neves la situazione del Brasile è in movimento con complessi problemi istituzionali e procedurali. Forte e costante è la mobilitazione sociale e politica. T.I.

 

Per Aécio e Temer politica è credenziale per il crimine

di Jeferson Miola

 

E’ necessario segnalare la dimensione dei gravi crimini praticati da Aécio Neves e Michel Temer. In base alle azioni scoperte, risulta  evidente che i principali soci del golpe usavano la politica come credenziale per pratiche continuative di crimini contro il patrimonio pubblico e la società. Gli illeciti di Temer coprono il periodo elettorale del 2014, quando la cospirazione già era stata concepita ed egli insieme a Eduard Cunha coordinò la raccolta di quali 28 milioni di reais come tangenti della JBS per comprare 140 deputati che avrebbero eletto Cunha alla presidenza della Camera per montare la frode dell’impeachment (contro la Presidente costituzionale Dilma Rousseff). In questo caso si configura chiaramente il crimine di cospirazione contro l’ordine politico e lo Stato di Diritto.

Anche nell’esercizio della presidenza del paese, Temer si mantenne personalmente impegnato nello schema di corruzione e continuò a raccogliere – personalmente – tangenti per finanziare l’organizzazione criminale, inclusi versamenti per calmare Cunha in prigione.

Come vicepresidente negoziava tangenti in pranzi con appaltatori nel Palazzo Jaburu, residenza ufficiale. Come presidente, concordò una mensilità di 500.000 reais [2 milioni mensili di reais per 20 anni] da dividersi fra lui stesso e il deputato Rodrigo Rocha Loures [PMDB/PR].

Essendo formalmente la maggiore autorità del paese, fu complice e prevaricò in presenza dei crimini a lui ricondotti dall’imprenditore Joesley Batista.

La lunga fedina di Aécio Neves, presidente del PSDB, non è da meno. A confronto di Aécio, molti criminali professionali debbono sentirsi apprendisti del crimine. Anche trascurando i suoi crimini che Moro e i procuratori di Curitiba sempre hanno nascosto e mai hanno indagato, ciò che è stato rivelato nella delazione dei padroni della JBS è di per sé terrorizzante.

Il senatore socialdemocratico, oltre a commettere il crimine di cospirazione per abbattere la Presidente Dilma, è indagato per un paniere di altri crimini: manipolazione della Polizia Federale per ungere indagini, legalizzazione di contabilità truccata, sabotaggio del processo Lava Jato, corruzione, improbità amministrativa, frode in licitazioni, lavaggio di denaro, formazione di cartello, evasione sulle valute, formazione di banda.

Il tracciamento della tangente della JBS a Aécio, trasportata da suo cugino Frederico Pacheco de Medeiros, è stimolante: il destinatario fu il segretario del senatore Zezé Perrela, proprietario dell’elicottero requisito con 450 kg di pasta base di cloridrato di cocaina (il 23 novembre 2013), la cui inchiesta è stata insabbiata e eliminata dai notiziari.

In questo contesto è fondamentale che le indagini allontanino la possibilità che il denaro della corruzione del senatore del PSDB possa essere collegato al narcotraffico e al crimine organizzato. A questo riguardo da tempo parte della stampa si domanda se l’aeroporto ristrutturato con denaro pubblico su terreno della proprietà della famiglia di Aécio nella città di Minas Gerais di Cláudio è parte della logistica del traffico internazionale di droghe.

Sfortunatamente è luogo comune che le persone si chiedano se l’entrata in politica è per fare affari o per arricchirsi. Nonostante questa ben nota realtà, è impossibile non scandalizzarsi con gli schemi mafiosi rivelati nei dettagli.

E’ una vergogna quello che fa l’oligarchia brasiliana. Ha deposto la Presidente Dilma con una frode, ha preso d’assalto il potere e ha consegnato il governo ad una banda di criminali.

In meno di 12 mesi hanno distrutto il Brasile e compromettono il futuro del paese per le prossime decadi. Questo crimine delle classi dominanti rimarrà impresso per sempre come una delle pagine più deplorevoli della storia del Brasile.

 

(Fonte:   https://www.facebook.com/jefmiola/posts/289805951429386, 19 maggio 2017; traduzione di Teresa Isenburg)

 

 

Fine della strada

Paulo  Sérgio Pinheiro*

 

Quando pensavamo che l’ infinita crisi che oscura il paese avesse ormai raggiunto proporzioni opprimenti, le rivelazioni che giungono dalle registrazioni della JBS elevano la tensione ad un altro livello. La partecipazione personale del presidente Michel Temer in una conversazione che suggerisce il pagamento di un mensile per comprare il silenzio di Eduardo Cunha non solo offre prova di intralcio alla giustizia, ma conferma un quadro di putrefazione assoluta della coalizione che ci governa.

In omaggio riceviamo anche l’informazione che uno dei principali leader della base di appoggio del governo, il senatore Aécio Neves (PSDB) ha sollecitato e ricevuto 2 milioni di reais in contanti dall’impresario Joesley Batista, padrone della alimentare JBS per pagare la sua difesa nella Operazione Lava Jato. Nel corso delle indagini, Aécio è stato sollevato dalle sue attività parlamentari dal Supremo Tribunale Federale STF e si è autosospeso dalla presidenza del PSDB. La sorella e il cugino del senatore sono stati arrestati dalla Polizia Federale.

I membri del consorzio di governo che operavano con servizievoli prestanome delle lobbies economiche perdono totalmente la loro già debole legittimità. La crisi non solo esige la rimozione di Temer dal governo, ma la convocazione immediata di elezioni per l’Esecutivo.

L’avventura dell’impeachment ordita sotto la direzione di Temer e Cumha in collaborazione con ampie parti del PMDB e del PSDB e finanziamento della crema della élite economica, impone ora il suo carissimo prezzo.

L’implosione del fragile equilibrio fra forze progressiste e i settori più retrogradi  – e spesso criminali- nel Legislativo ha ferito in modo grave la democrazia e lo Stato di Diritto in Brasile.

Basta osservare l’aggravarsi di conflitti  fra agricoltori e nativi negli ultimi giorni per notare che il governo federale, al minimo, accetta silenziosamente  la violenza pura e semplice. Nelle città le polizie attaccano con gas urticante e pallottole di gomma manifestanti pacifici. Abitanti neri delle periferie delle metropoli vivono in un apartheid di fatto assicurato dalla forze della repressione.

E’ più chiaro che mai che le operazioni sulle riforme del lavoro e della previdenza – costruite senza la partecipazione della società civile, in gabinetti protetti da agenti di sicurezza, ordite solo da congressisti e imprenditori- devono finire.

Lo smantellamento delle conquiste della Costituzione del 1988 e della politica di Stato dei diritti umani, promosso in forma accelerata dal governo, deve essere interrotto.

In questo momento tragico e unico della nostra storia repubblicana, è imperativa la costruzione di alleanze al di sopra di divergenze secondarie fra le forze democratiche capaci di sostenere la delicata transizione per la legittimità. Per cominciare bisogna rendere realizzabili elezioni dirette. Non c’è tempo da perdere.

E’ inaccettabile che, per evitare scosse economiche, si accetti un governo compromesso con la corruzione. E’ grottesco immaginare che sia sostenibile la conduzione di qual si voglia piano di riforme , che pur possa sembrare miracoloso, da parte di un blocco di potere che opera non solo dando le spalle all’umanità, ma anche in disprezzo della legge.

I danni causati nella istituzionalità e nello Stato di Diritto devono essere bloccati. Siamo arrivati alla fine della strada.

 

*Paulo  Sérgio  Pinheiro:  segretario di Stato dei Diritti Umani (governo Fernando Henrique Cardoso) e  presidente della Commissione dell’ ONU di indagine sulla  Siria.

 

(Fonte. Folha de São Paulo, 19 maggio 2017, traduzione di Teresa Isenburg)

 temer golpista


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