I lavoratori degli Studios di Cinecittà hanno vinto. Intervista a Massimo  Corridori Rsu

I lavoratori degli Studios di Cinecittà hanno vinto. Intervista a Massimo Corridori Rsu

di Giuseppe Carroccia

E’ stata una delle vertenze più importanti e lunghe, che ha impegnato lavoratori e cittadini di Cinecittà per oltre sette anni, ma alla fine verrebbe da dire che non solo si è vinto, ma si è stravinto. Non solo è stata sconfitta la speculazione sulle aree, non solo si è cacciato Abete (e con lui la banda dei soliti noti che hanno le mani in pasta su tutto), ma Cinecittà verrà ripubblicizzata con un intervento diretto del ministero attraverso l’Istituto Luce. I privati hanno fallito, lo stato ne prende atto.

Ne parliamo con uno dei protagonisti assoluti di questa vittoria, Massimo Corridori elettricista Rsu, ormai vicino alla pensione.

Eh! La pensione può aspettare voglio prima vedere come va a finire. Però si si può dire che abbiamo vinto la battaglia principale, quella per sconfiggere la chiusura di Cinecittà come sito produttivo. Qui non si faranno alberghi, centri commerciali, appartamenti e piscine, ma si continueranno a fare film.

E’ stato sicuramente merito della vostra lotta. Ma come avete fatto?

Vedi noi siamo partiti per difendere i posti di lavoro, ma ci siamo resi subito conto che se ci fossimo limitati a questo, se avessimo accettato accordi come pure i sindacati ci proponevano di fare, avremmo solo allungati i tempi di una sconfitta totale. Ci siamo ribellati perché eravamo consapevoli che Cinecittà non era solo patrimonio nostro, ma di tutto il paese, di tutti coloro che amano il cinema. Eravamo e siamo orgogliosi del nostro lavoro, ma sappiamo che è finalizzato a un progetto più complessivo.

Quale?

Alla produzione di cultura, di un modo non superficiale di guardare le cose e quindi di capirle. Il cinema offre delle possibilità che la televisione (o internet) non potranno mai rendere. Quando abbiamo visto il piano industriale di Abete abbiamo capito che avevamo di fronte un avversario sicuramente arrogante, potente, con appoggi a tutti i livelli, ma molto povero culturalmente. Abbiamo vinto anche per gli errori commessi da lui.

Infatti a un certo punto siete riusciti a coinvolgere personalità importanti della cultura e del cinema.

Beh all’inizio c’era una censura totale sulle nostre motivazioni, poi grazie all’aiuto di Citto Maselli e di Ettore Scola siamo usciti sulla stampa estera, in Francia soprattutto, e a quel punto non hanno più potuto ignorare il nostro discorso.

Difficile fare un elenco di tutte le decine, forse centinaia di iniziative che siete stati capaci di organizzare, come la nevicata al Colosseo a luglio, la presenza al festival di Venezia e di Roma, Dovreste scriverci un libro.

Non ci è mancata l’iniziativa e la fantasia. E’  il cuore del nostro lavoro. Sicuramente hanno contato molto la solidarietà che abbiamo avuto fin dall’inizio nel quartiere di Cinecittà con cortei, presidi, feste del cinema al parco degli acquedotti con la presenza anche di molti giovani. Ma il momento decisivo è stato nell’estate del 2012 quando abbiamo per 80 giorni scioperato e occupato gli Studios. A quel punto hanno capito tutti che avevamo non solo le idee, ma la forza e la determinazione per portarle avanti. Tutti tranne Abete che ha voluto continuare nel muro contro muro. Alla fine è rimasto solo, anche i funzionari del ministero e la corte dei conti hanno verificato il dissesto finanziario della sua gestione. Sette milioni di debito. Anche economicamente l’idea di sostituire il cinema con un divertimentificio che non ti fa pensare non ha funzionato.

Adesso che succede?

Noi intendiamo verificare che gli impegni presi dal Ministero vengano realmente attuati. Interventi sulle infrastrutture per migliorare la capacità produttiva, i due nuovi teatri di posa, lo sviluppo dell’occupazione giovanile con la costituzione delle scuole di mestiere. Quest’ultimo punto per noi è fondamentale. La mia generazione vuole passare il testimone, il mestiere a una nuova generazione per continuare questa storia che oggi compie 80 anni, ottanta come i giorni dell’occupazione. La nuova legge sul cinema ha molti limiti, ne siamo consapevoli, ma vogliamo utilizzare le possibilità che offre. Va bene anche l’idea della cittadella dell’audiovisivo se al centro rimane la valorizzazione del linguaggio cinematografico che ha una sua specificità. Non siamo pregiudizialmente contrari all’ingresso di nuovi imprenditori (non prenditori) se dimostrano una seria capacità imprenditoriale e culturale e se rimane una capacità di controllo pubblico. Poi io ho un sogno.

Sentiamo.

Secondo me nel nostro paese manca un progetto. Le forze politiche non lo esprimono come succedeva nel passato. Invece il nostro paese avrebbe la necessità e la capacità di realizzare un nuovo Rinascimento. Mi piacerebbe ospitare proprio qui nei nostri Studios Gli Stati Generali della Cultura per tornare a fare non solo politica culturale, ma proprio la Politica quella alta.

Con questo sogno si chiude l’intervista. Massimo mi fa assaggiare il miele prodotto dalle sue api e mi parla con semplice competenza della sua passione per la luce nei quadri di Caravaggio. Che soggetto! Tanti anni fa una ragazza mi disse che avevo una faccia da elettricista. Sinceramente allora non mi sembrò un gran complimento. Forse intendeva dire che ero fulminato. A guardare oggi la faccia di Massimo, su cui è stampata come su cera vergine il suo pensiero, mi sono un po’ riconfortato.

E come sta dimostrando la vicenda Alitalia e prima ancora Pomigliano Mirafiori Atesia sono queste facce oneste e intelligenti di lavoratori che possono salvare il nostro paese. Un recente sondaggio di Repubblica ci dice che il 70% degli italiani pensa che festeggiare il Primo Maggio è importante, che ci rivuole l’articolo 18, che ci vuole il posto fisso e l’intervento pubblico. Saremmo in maggioranza. Con le parole di Massimo, potremmo fare un nuovo rinascimento.

Imparando da vertenze come quella di Cinecittà. Aspettando che i lavoratori di Cinecittà scrivano con le parole il libro che hanno già scritto coi fatti, come circolo di Rifondazione ci piacerebbe organizzare una giornata di approfondimento sulla vertenza e anche sul ruolo positivo avuto da tutte le articolazioni del nostro partito. Per imparare come tornare a vincere, addirittura a stravincere.

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