L’analisi del voto di Mike Davis sulle elezioni USA 2016

L’analisi del voto di Mike Davis sulle elezioni USA 2016

Vi proponiamo dalla rivista New Left Review l’analisi delle elezioni americane del 2016 e della vittoria di Trump di Mike Davis, uno dei più autorevoli intellettuali militanti della sinistra radicale americana. I libri di Mike Davis sono stati tradotti e pubblicati in Italia da Manifestolibri, Einaudi, Feltrinelli. 

 Dovremmo resistere alla tentazione di sovra-interpretare l’elezione di Trump. I progressisti che pensano di essersi svegliati in un altro paese dovrebbero calmarsi, prendere fiato e riflettere sui risultati effettivi negli stati in bilico (dove nessun candidato è predominante ndt). Innanzi tutto, ad eccezione dello Iowa e dell’Ohio, non ci sono state vittorie schiaccianti di Trump negli stati chiave. Ha semplicemente fatto come Mitt Romney nel 2012 compensando i minori voti dei suburbia con i maggiori voti delle aree rurali per arrivare allo stesso risultato complessivo. Il suo margine di vittoria  nel Wisconsin, nel Michigan ed in Pennsylvania aveva uno scarto minimo, al di sotto dei 78000 voti. La cosa sorprendente delle elezioni non è stato un’enorme spostamento dei voti dei lavoratori bianchi a favore di Trump ma piuttosto il suo successo nel conservare la fedeltà degli elettori di Romney, riuscendo anzi a migliorare leggermente la prestazione di quest’ultimo tra gli elettori più convinti. Quindi il populismo economico ed il nativismo si sono mescolati, senza rimpiazzarla,  alla tradizionale agenda sociale dei conservatori.

Punto chiave è stato il cinico accordo di Trump coi conservatori religiosi dopo che il loro candidato alle primarie,  Ted Cruz,aveva abbandonato la corsa in maggio. Gli ha dato carta libera nella stesura della piattaforma di partito alla Convention e poi si è messo assieme ad uno dei loro eroi, Mike Pence dell’Indiana, un presunto cattolico che frequenta una mega chiesa evangelica. In gioco vi era, naturalmente, il controllo della Corte Suprema e l’ultima possibilità di invertire le sorti della sentenza Roe contro Wade (sentenza del 1973 riguardante legislazione sull’aborto ndt). Tutto ciò potrebbe spiegare perchè la Clinton, che a differenza di Obama si lasciata identificare con l’interruzione ritardata di una gravidanza, ha ottenuto meno voti di Trump tra i cattolici ispanici con un margine di 8 punti e più.

La defezione degli elettori operai bianchi di Obama che hanno votato Trump è stato un fattore decisivo soprattutto nelle province industrializzate che si trovano ai margini del lago in Ohio e Pennsylvania (Ashtabula, Lorain, Erie e cosi via) dove si assiste ad una nuova ondata di decentramento delle aziende verso il Messico e gli stati del sud. Questa regione è l’epicentro di una rivolta contro la globalizzazione. In altre aree depresse (le province del carbone nell’Ohio sud-orientale, l’ex cintura dell’antracite della Pennsylvania orientale, la Kanawha Valley della West Virginia, le città del tessile e dell’ arredamento sugli altopiani delle due Carolina, gli Appalachi in generale) il riallineamento delle tute blu nelle politiche presidenziali (ma non necessariamente in quelle locali o statali) era già uno status quo.

 

I mass media tendono a fondere gli strati più vecchi e quelli più recenti di “democratici persi”, amplificando così i risultati di Trump. Un quinto degli elettori di Trump, cioè approssimativamente 12 milioni di americani, hanno affermato di non essere favorevoli a Trump. Non ci si stupisce, quindi, che i sondaggi fossero sbagliati. “Non vi sono precedenti” ha scritto il Washington Post “di un candidato che abbia vinto la presidenza con meno elettori che lo stimavano, o che speravano nella sua amministrazione, del perdente”. Sarà interessante vedere se sarà possibile disgregare questo segmento del voto a Trump.

 

Perdere il Midwest.

 

Anche l’istituto Cato sembra credere che l’elezione debba essere interpretata come la sconfitta della Clinton e non la vittoria di Trump. Ha fallito nell’avvicinarsi alla prestazione di Obama nel 2012 nelle province chiave degli stati medio-occidentali ed in Florida. Nonostante gli strenui sforzi all’ultimo minuto di Obama di trasferire la sua popolarità (maggiore nel 2016 di quella di Reagan nel 1988) verso l’avversaria di un tempo. Lo stesso dicasi per Sanders. Una schiera cruciale di donne repubblicane bianche con un’istruzione superiore sembra essersi spostata verso Trump durante l’ultima settimana di campagna elettorale. Secondo parecchi opinionisti, inclusa la Clinton, ciò è attribuibile all’intervento a sorpresa dell’FBI ed ad un rinnovato scetticismo sulla onestà della Clinton. Il disgusto per Trump è stato controbilanciato da quello per Bill Clinton e Anthony Weiner (ex membro della Camera dei Rappresentanti coinvolto in diversi scandali sessuali ndt). Il risultato è stato che la Clinton ha guadagnato poco, alle volte niente, nei  sobborghi rossi cruciali di Milwaukee, Philadelphia e cosi via. Ricca di fondi, la sua campagna ha riunito in sè una serie di strategie disastrose. Ha mancato di visitare il Wisconsin dopo la Convention nonostante l’avviso che gli eccitati  seguaci di Scott Walker  fossero  tutti rivolti verso Trump. Allo stesso modo ha disdegnato il suggerimento del Ministro dell’Agricoltura Tom Vilsack di organizzare un “consiglio rurale” come quello che aveva così tanto bene aiutato Obama nelle campagne per le primarie e presidenziali nel Midwest. Nel 2012 riuscì ad aggiungere il 46% dei voti dei piccoli centri alla sua maggioranza urbana nel Michigan ed il 41% nel Wisconsin. I risultati discontinui della Clinton sono stati rispettivamente del 38% e del 34 %.

 

Anche se le conclusioni sono controverse, gli exit poll dell’Edison per il New York Times indicavano che in rapporto a Romney nel 2012 Trump ha ottenuto solo un incremento minimo tra i bianchi, forse dell’1 % ma ‘lo ha battuto di 7 punti tra i neri, di 8 tra gli ispanici e di 11 tra gli americani asiatici’. Che le cose siano veramente così oppure no anche solo il minor afflusso dei neri a Milwaukee, Detroit e Philadelphia spiegherebbe molto sulla sconfitta della Clinton nel Midwest così come la mancanza di entusiasmo fra il millennial nel Wisconsin, dove Jill Stein (candidata dei Verdi ndt) ha preso più voti del margine di vittoria di Trump. Nel sud della Florida un’enorme sforzo ha migliorato il voto pro democratici ma è stato controbilanciato da una minore affluenza (soprattutto di elettori neri) nelle zone di Tallahassee, Gainesville e Tampa. Indubbiamente il calo degli elettori ha giocato un ruolo importante: la Luisiana, l’Alabama, il Texas e l’Arizona hanno tutti ridotto il numero dei seggi elettorali. Ci sono anche le prove di discriminazioni in base all’identità degli elettori -il gioiello della corona della contro rivoluzione di Scott Walker – fatto che ha diminuito i voti nei sobborghi a basso reddito di Milwaukee.

 

Dave Axelrod ha affermato che ci è voluta solo una settimana ai Repubblicani per “catturare” completamente Trump dopo l’8 novembre. Forse. Di certo Trump cercherà di onorare le sue promesse ai Cristiani e dar loro la Corte Suprema. Allo stesso modo Peabody, Arch e le altre compagnie carbonifere otterranno nuovi permessi per distruggere la Terra,  immigrati saranno sacrificati ai leoni e la Pennsylvania sarà benedetta con una legge sul diritto al lavoro.  E, naturalmente, i tagli alle tasse.  per quanto riguarda l’assistenza sanitaria,  sicurezza sociale, il deficit sulla spesa per le infrastrutture, le tariffe, la tecnologia e cosi via è quasi impossibile immaginare un matrimonio perfetto tra Trump e le istituzioni Repubblicane che non renda orfani i suoi elettori della classe operaia. Questo ci porta al vero cambiamento nella politica americana: la campagna di Sanders. La sempre minore mobilità economica dei laureati, specialmente  quelli provenienti da un contesto di operai ed immigrati, è la realtà sociale che emerge di più, non il ginepraio della Rustbelt (la regione compresa dai Grandi Laghi fino al Midwest ), pur riconoscendo la spinta data al nazionalismo economico dalla perdita di 5 milioni di posti di lavoro nell’industria nell’ultimo decennio, più della metà nel sud. Ma il trumpismo, in qualunque modo si evolva, non può unire il disagio economico dei millenial con quello dei più vecchi operai bianchi mentre Sanders ha mostrato che il discontento della zona centrale del Paese si può riunire sotto l’ombrello di un “socialismo democratico” che rinfocola le speranze del New Deal per i diritti economici fondamentali. Nel temporaneo caos in cui si trova la classe dirigente democratica la vera opportunità di un cambiamento politico trasformazionale (‘riallineamento critico’ è un termine arcaico ormai) appartiene a Sanders e Warren.

 traduzione di Stefania Martini – brigata traduttori

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