Francia: «Macron è Tony Blair con 20 anni di ritardo»

Francia: «Macron è Tony Blair con 20 anni di ritardo»

Un profilo di Emmanuel Macron, il candidato in testa ai sondaggi per le elezioni presidenziali francesi, in un’intervista con l’economista Frédéric Farah, co-autore del libro “Introduction inquiète à la Macron-économie” e professore di economia presso l’Università Paris III.

 Qual è la sua valutazione del programma economico di Macron, svelato integralmente giovedì?

 Frédéric Farah: Vendono Macron come nuovo, ma la sua proposta è polverosa. È in continuità con la linea social-liberista del governo e allo stesso tempo preme sull’acceleratore. Potremmo pensare che la novità stia nella sua riforma del mercato del lavoro o dell’indennità di disoccupazione, ma sono direttamente ispirate dal modello britannico. Mentre ora l’indennità di disoccupazione è  finanziata dai contributi dei dipendenti e dai datori di lavoro, vuole che questo sistema sia finanziato con le tasse. Questo creerà uno stato sociale al ribasso: tutti potranno beneficiare di un’indennità di disoccupazione minima, ma i benefici saranno tirati in basso, come in Gran Bretagna. Lo stesso vale per la sospensione del pagamento delle indennità di disoccupazione in caso di rifiuto di offerte di lavoro, anche questa ispirata da Margaret Thatcher. Tutte misure che non combattono la disoccupazione, ma i disoccupati.

 Si ispira anche alla flexsecurity danese, avviata negli anni ‘90, che riposa su un mercato del lavoro “flessibile” e su delle agevolazioni ad assumere e licenziare, garantendo alle persone un’allocazione flessibile nel tempo e l’accesso alla formazione. Su questo solco, Macron pensa che concedere una maggiore flessibilità sul mercato del lavoro equivale a creare automaticamente impieghi. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), che preconizzava questa ricetta nel 1994, ha ammesso nel 2004 che non vi è correlazione tra la creazione di lavoro e la flessibilità. Al termine della logica liberista, la flessibilità porta alla moderazione salariale: il salario è visto come un costo da comprimere per guadagnare competitività.

 

In questo senso, il suo progetto si inserisce nelle politiche di austerità attuate in Europa?

 Sì. Emmanuel Macron è Euro-compatibile: promette un piano di rilancio di 50 miliardi e una riduzione della spesa pubblica di 60 miliardi di euro, ma rimane molto vago sul come. Siccome non vuole cambiare il quadro europeo, liberalizzerà di più, punterà sulla formazione e sulla mobilità, nella speranza che funzioni, aumenterà il controllo dei disoccupati… rimane in questa logica che consiste nel braccare la spesa pubblica, come se fosse improduttiva per natura. Come le élite francesi, il candidato vuole amplificare le riforme strutturali per ottenere il favore della Germania. Vale a dire, riformare il diritto del lavoro e la protezione sociale e non trova niente da ridire  sull’euro o le regole di bilancio. Senza uscire da queste regole europee, una sola direzione politica è possibile, che riposa sull’allargamento della concorrenza e un rafforzamento dei meccanismi di mercato.

 

L’alternativa per uscire dall’austerità è europea?

Sì, ma non nell’Europa che conosciamo. A partire dalla “svolta del rigore” sotto Mitterrand, e più che nei decenni precedenti, la Francia ha scelto di legare il suo futuro alla costruzione europea. Nessuno ha messo in discussione questa idea, che è stata ripresa dalle maggioranze di governo successive. Ma oggi, i candidati dovrebbero discutere il nostro rapporto con l’Europa. Spetta alla Francia ridar vita alla coppia franco-tedesca, non sottomettendosi al modello tedesco, ma spiegando alla Germania che è nel suo interesse ridiventare una Germania europea, come durante la guerra fredda, non un’Europa tedesca, come oggi.

Per quanto riguarda la zona euro, anche il Fondo monetario internazionale, che pure non è una organizzazione altermondialista, spiega che la moneta europea è sopravvalutata per l’economia francese e sottovalutata per l’economia tedesca. Emmanuel Macron ha scelto di non impadronirsi di questo dibattito. Eppure la soluzione è europea.

articolo originale sul quotidiano comunista francese L’Humanitè

traduzione di Ludovico Fischer – brigata traduttori

macron

 



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