8 marzo in Brasile: mobilitazione delle donne contro riforma della previdenza e governo golpista

8 marzo in Brasile: mobilitazione delle donne contro riforma della previdenza e governo golpista

La giornata dell’8 marzo in Brasile vedrà la mobilitazione delle donne soprattutto contro la minaccia della cosiddetta Riforma della Previdenza. Si traducono due manifesti, l’uno dell’Unione Brasiliana delle Donne, l’altro di un vasto complesso di associazioni di base e di movimenti che riflette soprattutto la situazione dei lavoratori dell’agricoltura familiare.  

8 MARZO: FUORI TEMER! GIU’ LE MANI DALLA NOSTRA PENSIONE

 Questo 8 marzo, giornata  internazionale della Donna, le donne occuperanno le piazze per lottara in difesa dei propri diritti. In tutto il mondo la crisi finanziaria internazionale colpisce direttamente i diritti delle donne, e molto diritti già conquistati sono minacciati: diritto ad un lavoro dignitoso; ad avere figli se, quanti e quando si  voglia; appoggio degli Stati alla maternità con nidi; in Brasile vogliono anche cancellare il diritto delle donne alla pensione, tutto ciò con il fragile argomento del “taglio delle spese”.

Dietro al falso argomento che lo Stato spende troppo vi è il desiderio di una certa élite parassitaria di porre fine agli investimenti pubblici per le politiche sociali al fine di versare sempre più denaro nel sistema finanziario, anche se a costo della vita di milioni di persone. In questo scenario di ampliamento della povertà e della disoccupazione, siamo noi, donne, le più esposte e vunerabili, specialmente le donne povere e nere. Con il movimento femminista internazionale ci uniamo alle donne di tutto il mondo che, in questo 8 marzo, promuovono lo sciopero internazionale con la parola d’ordine “Se le nostre vite non hanno importanza, producete senza di noi!” Lottiamo contro la crisi e in difesa del lavoro delle donne.

 In controtendenza rispetto ai paesi sviluppati, noi donne e tutto il popolo brasiliano, abbiamo sofferto un colpo di Stato e la deposizione della nostra prima presidente eletta, Dilma Rousseff. Sotto il governo illegittimo di Michel Temer, il Brasile frana nelle graduatorie internazionali. Dicono che tentano di costruire uscite dalla crisi, ma accettando le richieste del capitale finanziario puntano su politiche che sono già fallite nel mondo intero. L’amara ricetta che prevede il taglio degli investimenti e la privatizazione del patrimonio pubblico si è dimostrata un fiasco dovunque è stata applicata e, invece che costruire uscite, ha ampliato la crisi finanziaria e ha scaricato i conti sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici. La cosiddetta “Riforma” della Previdenza significa, in pratica, la fine della pensione per i lavoratori brasiliani. Per noi donne l’ingiustizia sarà doppia in quanto, oltre agli assurdi 49 anni di lavoro per avere diritto a pensionarsi, è stato equiparato il tempo contributivo necessario fra uomini e donne, come se tutto il carico di lavoro extra realizzato in casa, quasi esclusivamente dalle donne, non valesse assolutamente nulla! Per questo, non accettiamo questa “Riforma” ed esigiamo il mantenimento dei nostri diritti previdenziali.

La politica suicida di Temer sta anche portando il paese nel caos e, sempre più sono i nostri diritti ad essere a rischio. Senza investimento dello Stato la Legge Maria da Penha (contro la violenza di genere) rischia di diventare lettera morta, lasciando le brasiliane alla mercè della violenza domestica, in uno dei paesi più violenti contro le sue donne: ogni 15 secondi una brasiliana è picchiata. Diritti consolidati come il diritto all’aborto nei casi di stupro e rischio della vita della madre sono anch’essi sotto minaccia. Il pericolo di regredire di decadi è reale, ciò che ci dà ancora più spinta a lottare!

Noi, donne brasiliane, abbiamo sempre dato prova della nostra combattività! 

Lasciamo ben chiaro una volta di più che non acceteremo l’autoritarismo e il machismo e non acceteremo nessun diritto in meno! Per questo è necessario che il Brasile si unisca attorno ad un progetto di paese, costruito da forze politiche democratiche e con legittimità per esercitare il potere. Cioè la lotta contro il machismo e la garanzia di più diritti per le donne brasiliane passa dalla lotta decisa contro il governo golpista.

 

Nessun diritto in meno. Fuori Temer! Elezioni dirette subito!

 

Unione Brasiliana delle Donne

Marzo 2017

 

 8 marzo brasile

 

Manifesto. I Movimenti di donne contro la Riforma della Previdenza sociale convocano lotte per il mese di marzo 2017

 

 “Non dimenticarti  che basta una crisi politica, economica o religiosa perché i diritti delle donne vengano messi in discussione. Questi diritti non sono permanenti. Dovrai restare vigile durante tutta la vita”

                                                                                                                              Simone de Beauvoir

 

Il Brasile vive oggi l’approfondimento del colpo di Stato parlamentare, mediatico e giudiziario che nel 2016 ha spezzato il processo democratico, ha seminato odio contro le donne e la popolazione LGBT e ha rafforzato il razzismo. Abbiamo vissuto una congiuntura di avanzamento del conservatorismo e di perdita di diritti sociali e sindacali storicamente conquistati, seguito da un aumento della violenza e del controllo sulla vita e il corpo delle donne, oltre che della repressione, criminalizzazione dei movimenti sociali popolari e del disprezzo e persecuzione delle sinistre. Nella lotta contro questa onda conservatrice, il femminismo ha resistito nelle piazze contro la cancellazione di diritti, contro la violenza e i femminicidi, lottando per l’autonomia e per i nostri diritti sessuali e riproduttivi.

La disarticolazione dei diritti e delle politiche sociali colpiscono in modo particolare le donne. Più avanza la privatizzazione e la precarizzazione della salute e dell’educazione, ad esempio, e più si intensifica il sovraccarico di responsabilità e di lavoro delle donne, aumentando le diseguaglianze di genere, classe, razza e generazione.

In controtendenza con il riconoscimento del sovraccarico di lavoro e responsabilità storicamente imputati alle donne, il governo golpista di Michel Temer ha presentato una proposta di Riforma della Previdenza che propone di equiparare l’età di uomini e donne, lavoratori/lavoratrici rurali e urbani a 65 anni, con 25 anni minimi di contributi. In tale modo le lavoratrici rurali, ad esempio, che fino ad ora si pensionavano a 55 anni, dovranno lavorare almeno 10 anni in più. Equiparare l’età di uomini e donne per la pensione significa non prendere in considerazione la tripla giornata di lavoro delle donne, che garantiscono la realizzazione del lavoro domestico e delle cure, oltre alla riproduzione della forza lavoro.

Con le nuove regole, le pensioni per morte e i benefici assistenziali definiti dalla Legge Organica di Assistenza Sociale (LOAS) non sono più collegati al salario minimo e l’età per il Beneficio della Prestazione Continuata (BPC) salirà a 70 anni impedendo l’accesso a migliaia di persone in famiglie in cui spesso è l’unica fonte di reddito.

Per i lavoratori e le lavoratrici rurali la PEC 287/2016 propone diversi cambiamenti che rendono significativamente difficile l’accesso ai diritti previdenziali. Uno dei maggiori problemi sarà l’obbligatorietà della contribuzione individuale in sostituzione dell’applicazione di una aliquota sul risultato della commercializzazione della produzione (art. 195, § 8º della Costituzione Federale), noto come Funrural. Nel contesto delle relazioni diseguali nella famiglia, quando la famiglia dovrà scegliere per quale componente contribuire, difficilmente sarà la donna o il/la giovane.

Altra alterazione drastica sarà la separazione della pensione dal Salario Minimo, che sarà dell’ordine del 51% della media dei salari della contribuzione, sommando a 1% all’anno di contributo. Questo significa che per pensionarsi con un salario minimo, un/una lavoratore rurale dovrà avere contribuito per 49 anni e avere cominciato a contribuire a 16 anni.

Noi, donne lavoratrici delle campagne, della foresta, delle acque e della città manifestiamo la nostra posizione contraria alla Riforma della Previdenza Sociale che impone il ritiro di diritti acquisiti e l’aumento delle diseguaglianze sociali, ma non tocca i privilegi delle classi dominanti, portando alla privatizzazione di questo diritto sociale e all’aumento del profitto delle banche e delle imprese di previdenza privata. Difendiamo il sistema di Sicurezza Sociale Previdenziale Universale, Pubblica e Solidale, che contribuisce in modo giusto alla distribuzione del reddito e alla diminuzione delle diseguaglianze fra uomini e donne, considerando le differenze fra lavoratori/lavoratrici rurali e urbani.

Solo con una ampia mobilitazione impediremo questi arretramenti. Il nostro cammino e la nostra alternativa è resistere e lottare insieme!!!

Per questo convochiamo tutte le donne e le organizzazioni di donne a partecipare all’organizzazione delle azioni del Giorno Internazionale di Lotta della Donne, 8 marzo: lotte in difesa dei nostri diritti contro la Riforma della Previdenza Sociale.

Per questo proponiamo:

• Informazione politica sulle conseguenze della Riforma della Previdenza nella vita delle donne;

• Partecipazione a programmi di radio;

• Pressione su consiglieri/e, sindaci/e e deputati/e negli Stati  proponendo udienze pubbliche in Camere Municipali;

• Realizzazione di grandi mobilitazioni, manifestazioni, fermate e giornate di lotta decentralizzate negli Stati, fra il 6 e il 15 marzo, in modo unitario con donne urbane e rurali in collegamento con partiti di sinistra, movimenti popolari e sindacati;

• Lotte contro la disarticolazione della Previdenza, la cancellazione dei nostri diritti e contro tutti i tipi di violenza contro le donne;

• Essere presenti in tutte le lotte del mese di marzo contro la riduzione dei diritti;

• Appoggiare le lotte della “Fermata Internazionale delle Donne” questo 8 marzo.

I nostri diritti, solo la lotta li farà valere!!!

Nessun diritto in meno !!! Fuori Temer!!!  

 

Segue un lungo elenco di associazioni aderenti.

Disponibile in http://contrafbrasil.org.br

 (Traduzione di Teresa Isenburg) 

brasile donne


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