Ottantesimo anniversario della morte di Guido Picelli, l’eroe dell’Oltretorrente

Ottantesimo anniversario della morte di Guido Picelli, l’eroe dell’Oltretorrente

GUIDO PICELLI (Parma 9 ottobre 1889 – Cerro de San Cristóbal, Guadalajara, 5 gennaio 1937), comunista, eroe dell’antifascismo, combattente per la libertà caduto in Spagna con le Brigate Internazionali.

Il 5 gennaio 1937 moriva combattendo in Spagna contro i falangisti di Franco sostenuti da Hitler e Mussolini una delle figure più leggendarie ma paradossalmente meno conosciute dell’antifascismo italiano, Guido Picelli.

Nel 1920 con le sue “Guardie rosse“ Picelli bloccò alla stazione di Parma un treno di soldati in partenza per l’Albania. Venne incarcerato, restituì al governo il grado di tenente che si era guadagnato nella guerra, ma dopo un anno fu liberato grazie alla sua elezione, con un plebiscito del popolo di Parma, a deputato.
Fondatore degli Arditi del Popolo fu l’unico a sconfiggere lo squadrismo fascista sul campo come avvenne nelle giornate storiche delle barricate di Parma nell’agosto ’22 quando i 10.000 squadristi radunati da Italo Balbo furono costretti alla ritirata.

Deputato comunista il 1°maggio 1924 issò la bandiera rossa su Montecitorio per protestare contro l’abolizione della festa dei lavoratori da parte del regime.
Dopo 5 anni di confino sfuggendo alla polizia fascista espatriò clandestinamente prima in Francia da dove fu espulso per le sue attività di organizzatore antifascista e poi in Belgio dove partecipò allo storico sciopero dei minatori del Borinage e quindi espulso. Giunto in URSS è oggetto di sospetti per contatti con l’opposizione trotzkista. Arrivato in Spagna ha i primi contatti col POUM di Andres Nin ma dopo un colloquio con Ottavio Pastore, compagno di Gramsci nell’Ordine Nuovo, accetta di entrare nelle Brigate Internazionali diventando vice-comandante del battaglione Garibaldi. Era un mito per gli antifascisti in Spagna come lo era stato per i proletari italiani che avevano contrastato l’ascesa del fascismo.
La Repubblica spagnola gli dedicò tre funerali: a Madrid, Valencia e Barcellona dove parteciparono 100.000 persone. I fascisti di Franco distrussero poi la tomba dell’eroe dell’Oltretorrente.

Alberto Bevilacqua ne fece il protagonista del suo primo romanzo “Una città in amore”. Pino Cacucci ne racconta l’epopea nel romanzo “Oltretorrente“, Nanni Balestrini in “Parma 1922″. Non ha tutti i torti Giancarlo Bocchi, regista che ha dedicato a Picelli il film documentario “Il ribelle“, quando lo definisce “il Che Guevara italiano”.

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