In memoria di Gian Paolo Calchi Novati

In memoria di Gian Paolo Calchi Novati

di Salvatore Bonadonna*

Gian Paolo Calchi Novati ci ha lasciato la mattina del 2 Gennaio. Oggi, come da lui voluto, i funerali a Vimercate, il suo paese natale, in forma privata. Una scelta di stile coerente con la sua natura di studioso e di militante. Le sue analisi su quello che si chiamava Terzo Mondo, acute, puntuali, documentate e sempre connesse alla evoluzione dei rapporti di potere nel mondo sono state il riferimento per le generazioni che si sono affacciate alla politica della sinistra negli anni ’60. La loro forza intrinseca alimentava una coscienza diffusa all’internazionalismo e una consapevole scelta di campo a favore dell’indipendenza dei popoli. Giovani militanti seguivamo i suoi articoli su L’Astrolabio, fondato da Ferruccio Parri, e imparavamo dalla lettura del suo Le rivoluzioni dell’Africa nera a comprendere quanto maturava nello spirito e nelle lotte contro il colonialismo. I suoi scritti ci aiutavano a capire meglio Franz Fanon e i suoi Dannati della Terra ma anche il travaglio complicato delle sinistre nei paesi coloniali, dalla Francia al Portogallo, dal Belgio all’Olanda e all’Inghilterra mentre il mondo era diviso in campi contrapposti. 
La sua rigorosa e appassionata attività di docente universitario si è accompagnata ad una militanza attiva che, oltre alla collaborazione all’Ispi, lo portò alla fondazione dell’Ipalmo che fu una fucina di studiosi e di operatori internazionalisti alimentando un’attenzione inedita al Medio Oriente, alle sue culture, ai suoi valori, ma anche ai rischi cui era esposto in ragione dell’incapacità del mondo occidentale di uscire dal proprio centralismo autoreferenziale. I suoi scritti, nel corso degli anni e fino ai più recenti, alcuni dei quali abbiamo ospitato su Alternative per il Socialismo, illustrano, analizzano, denunciano. Accompagnano le rivoluzioni anticoloniali, i tentativi delle classi dirigenti laiche e colte nel costruire l’indipendenza dei loro paesi, dall’Algeria al Kenya, dall’Egitto nasseriano alla Etiopia che travolge Hailè Selassiè con un regime che si pensava socialista e si rivelò ferocemente cambogiano, fino alla vittoria di Mandela contro l’apartheid e la conquista del potere in Sud Africa. E con la stessa passione di studioso e militante, di intellettuale, analizza come il colonialismo sconfitto riorganizza i suoi poteri e le sue strategie per non perdere il controllo delle risorse naturali di quei paesi e costruire forme di neo-colonialismo in una dimensione nuova dell’imperialismo del secolo passato. Segnala e denuncia come la liquidazione delle classi dirigenti dell’indipendenza sia avvenuta con la regia dei paesi ex coloniali e la compromissione delle nuove classi dirigenti. E in tempi non sospetti segnala che questi processi neocoloniali, potevano essere forieri di rivolte capaci di sfuggire al controllo di quegli stessi apprendisti stregoni che di volta in volta hanno evocato gli spiriti maligni per giocarli su uno scacchiere internazionale che, chiusa la fase della Guerra Fredda con il crollo dell’URSS, hanno pensato di regolare le loro partite di potere alimentando rivolte e guerre locali per procura. Aveva studiato a fondo Gian Paolo e conosceva l’Islam e l’antropologia di popoli progressivamente deprivati d’identità oltre che di risorse. Per questo denunciava l’assenza dell’Europa, le responsabilità dei paesi neocoloniali nello sviluppo dello Jihaidismo. Il quadro mondiale che abbiamo sotto i nostri occhi, il terrorismo e le migrazioni di massa, le guerre e lo sfruttamento degli uomini e delle risorse, dovrebbe richiamare le forze della sinistra e del progresso a riflettere sull’insegnamento teorico di Gian Paolo Calchi Novati.
Abbiamo avuto modo di parlare di questi argomenti anche in questo periodo nel quale il suo male si era manifestato, per la fortunata circostanza di abitare da dieci anni nello stesso palazzo. Anche per questo la sua scomparsa rappresenta per me la perdita di un amico oltre che di un maestro.

 * comitato politico nazionale PRC-SE

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articoli da Il Manifesto, Corriere della Sera, Nigrizia

 

calchi novati

 



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