Dario Fo repubblichino?

Dario Fo repubblichino?

di Jacopo Fo

Dario Fo è stato un esponente tra i più importanti della cultura di sinistra di questo paese per decenni. Ed è stato un militante politico che insieme a Franca Rame ha partecipato in prima persona alle lotte sociali e alle battaglie civili in questo paese. Si poteva non essere d’accordo con le sue scelte politiche più o meno recenti ma è davvero orribile il moltiplicarsi sui social di commenti che riprendono le antiche campagne diffamatorie dei fascisti. In questo paese non ricostruiremo niente se non contrastiamo la tendenza all’imbarbarimento. Per questo vi riproponiamo un intervento dal blog di Jacopo Fo che nel 2012 rispondeva con sacrosanta indignazione alla periodica riproposizione di questo fango.  

Ancora la storia che mio padre era fascista. Incredibile come le calunnie reggano ai decenni in un paese dove la malafede si vende a chili.

L’accusa fu mossa dal settimanale fascista “Il Borghese” con tanto di disegno di mio padre che in divisa da repubblichino partecipava a un rastrellamento di partigiani, mitra alla mano. Parliamo di più di 40 anni fa!
Per sbugiardare questa calunnia mio padre raccolse le dichiarazioni giurate di molti capi partigiani e vari testimoni. Ma la ciofega continua a girare…
In breve i fatti: la mia famiglia è da sempre di sinistra, mio nonno, Felice Fo era iscritto al Partito Socialista, sua sorella, Anna Fo, era tra i fondatori della sezione di Milano del PCI (tessera numero 24). Mio nonno e il fratello di mia nonna, Nino Rota, organizzarono la fuga dall’italia di parecchi ebrei e prigionieri inglesi fuggiti. Li nascondevano nei cassoni della sabbia dei freni dei treni diretti in Svizzera (mio nonno era capostazione a Luino). Contro Nino Rota fu spiccato mandato di cattura dalle autorità nazifascite e si salvò scappando epicamente per i tetti e dandosi successivamente alla clandestinità.
Mia nonna faceva parte della rete di soccorso ai partigiani; Leo Wächter, gappista, ebreo e comunista, fu curato da mia nonna, Pina Rota, dopo che aveva ucciso a Milano un gerarca nazista. Insieme ad un altro ferito saltarono su un treno merci e raggiunsero Luino.
Mio nonno era tenete del Comitato Nazionale di Liberazione.
Mio padre e mio zio, Fulvio Fo, collaborarono con la resistenza occupandosi di rifornire i partigiani.
Quando mio padre fu chiamato di leva in famiglia si decise che doveva presentarsi, un disertore in casa avrebbe creato molti problemi al lavoro clandestino dei genitori.
Mio padre fece tutti corsi i di specializzazione militare per evitare di andare a combattere (paracadutista, guastatore ecc) e poi riuscì a essere dislocato a dipingere le pareti di una chiesa, visto che era un bravo pittore. Quando la sua unità fu trasferita in Germania disertò disegnando timbri e firme su un lasciapassare, e fu nascosto per mesi a casa del podestà di Luino che pur essendo fascista era stato convinto da mia nonna a proteggerlo, aveva evidentemente capito che la guerra era persa e valutò che aiutare una famiglia partigiana gli sarebbe stato utile.
Mio padre non è mai stato fascista, non ha mai preso parte a combattimenti contro i partigiani, se lo avesse fatto sicuramente tutti i parenti si sarebbero riuniti e lo avrebbero fucilato in casa.
Chi ha conosciuto mia nonna Pina, una donna esile con un naso importante e una volontà di ferro, non avrebbe dubbi.
Che rabbia sentire ancora queste storie… Mio padre ormai ha rinunciato a dibattere… Tutto quello che doveva dire lo ha scritto nella sua biografia: Il paese dei Mezaràt.
Qualcuno dirà: fategli causa a Giovanardi… Ma gente… siamo in Italia… Sarebbe una causa persa… La legge che punisce la calunnia è molto capziosa…

E, anche se fosse, aggiungo io, sarà mai possibile ridurre tutta una vita straordinaria spesa in larga parte per il prossimo, l’immensa opera di un grande artista che gli è valsa il Premio Nobel per la Letteratura, a un errore di gioventù?

Jacopo Fo

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All’articolo di Jacopo Fo aggiungiamo una postilla su una delle modalità attraverso le quali questa vecchia campagna contro Dario Fo è tornata a circolare in questi giorni in rete.

dario fo repubblichinoSui social c’è chi condivide la riproduzione di una pagina di giornale sulla sentenza di primo grado dei giudici di Varese con il titolo “E’ legittimo definire Dario Fo repubblichino e rastrellatore” esibendola come prova inconfutabile.

Purtroppo queste persone ignorano che in appello quei giornalisti che avevano diffamato Dario Fo furono condannati.

La sentenza emessa dal Tribunale d”Appello di Varese contro A. Fornara e il direttore del giornale “Il Nord”, G.F. Ceruti, per aver pubblicato un articolo diffamatorio nei confronti da Dario Fo dal titolo “Il Fo rosso, detto Dario, già fascista” la trovate nell’archivio on line di Dario Fo e Franca Rame .

Ovviamente la gran parte di coloro che condividono questa immagine non sono a conoscenza dell’epilogo della vicenda giudiziaria e quindi del fatto che Dario Fo non fu un “rastrellatore” ecc. E’ gravissimo – ma dà l’idea di quanto Dario Fo continui a essere indigesto – che anche quotidiani nazionali  come il Giornale  abbiano evitato di menzionare la sentenza di appello rimettendo in giro di nuovo in questi giorni soltanto la sentenza di primo grado (“Il passato in camicia nera del repubblichino Dario Fo“). Indecente.  

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Per chi non li avesse ancora ascoltati riproponiamo i discorsi di Carlo Petrini e Jacopo Fo alla cerimonia funebre

L’ultimo saluto al compagno Dario Fo: i discorsi di Carlo Petrini e Jacopo Fo

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a cura di Maurizio Acerbo

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