Roma non far la stupida

Roma non far la stupida

Maria R. Calderoni

Recensione  al nuovo libro di Paolo Ciofi sulla città di Roma

Così bella e perduta. Eppure era stata “avvertita”. Da Enrico Berlinguer in persona, con quella Mozione per Roma, che nessuno oggi sembra ricordare. La riporta invece alla memoria – e molto opportunamente, visti i tempi e i luoghi – Paolo Ciofi in questo suo libro appena uscito, Del governo della città. L’esperienza delle “giunte rosse” per un’altra idea di Roma> (edizioni Bordeaux, pag.183, € 12) .

È il 1984. Ed è il segretario del Pci a  presentare alla Camera la prima mozione comunista su Roma Capitale. «La Camera, considerato che i fondamentali problemi della città di Roma, in quanto capitale della Repubblica, rivestono carattere nazionale e che pertanto è dovere e interesse dello Stato democratico, assumere un preciso indirizzo politico-programmatico nei confronti della sua capitale..». Era appunto il 1984 e, «in sintesi, la mozione Berlinguer – scrive Ciofi -muoveva da due premesse. Come progettare e far vivere una capitale intesa come cervello politico-istituzionale del Paese>; e <come realizzare una riforma della pubblica amministrazione, improntata a criteri di trasparenza ed efficacia, moralizzazione e democratizzazione».

Una mozione che teneva nel debito conto – rileva sempre Ciofi – anche la peculiarità del Duemila ormai alle soglie, cioè di <una fase nella quale la rivoluzione elettronica annunciava cambiamenti radicali> (in tutti i campi).

Berlinguer non farà in tempo a sottoscriverla: la sua mozione diventerà proposta di legge (primo firmatario lo stesso Paolo Ciofi) presentata dal Pci alla Camera il 31 luglio 1986 (chiedeva anche la costituzione di una Commissione bicamerale per Roma capitale).

Rimase lettera morta, Roma non la vide mai sotto il sole, purtroppo per lei.

Povera Roma. Lei che con i suoi oltre 2.700.000 abitanti è il comune più popoloso d’Italia; lei che nel contesto dell’Unione europea è al quarto posto in termini di popolazione, dopo Londra, Berlino e Madrid; lei che è la città più importante del mondo per bellezza, storia, arte, archeologia, ebbene non ha più lacrime per piangere se stessa (lo ha notato anche il “New York Times”, giusto tre o quattro giorni fa…)

Già. Al netto del (troppo breve) periodo delle “giunte rosse” con i tre sindaci comunisti Argan, Petroselli, Vetere (1975-1985) – le uniche che «indicarono e percorsero un’altra strada dopo il “sacco di Roma”, dando priorità ai bisogni sociali nella metropoli devastata  dagli interessi della rendita immobiliare e del profitto», scrive Ciofi – questa meravigliosa Roma, poraccia, è stata guidata per 34 anni da sindaci democristiani (30 anni di seguito dal 1946 al 1976 e poi dal 1985 al 1989); per 4 anni da un sindaco socialista (Carraro 1989-1993); per 5 (rovinosi)anni da Alemanno; e ci furono pure, 7 commissari prefettizi (uno è in auge oggi). Va bene, ci furono gli 8 anni di Rutelli e i 7 di Veltroni, ma nessuno dei due, secondo Ciofi, riuscì a invertire la rotta dello sfascio di Roma. La amministrazione Marino si sa come e andata; e il resto è qui sotto i nostri occhi.

Da Roma Capitale a Mafia Capitale. Il tragitto fu inevitabile. Fu già detto, anzi scritto. “Capitale corrotta, Nazione infetta”, Manlio Cancogni, L’Espresso, 1955: sessanta anni dopo, non c’è da cambiare una virgola (e scusate se sono costretta ad essere così banale, così scontata!)

Lo scempio – sociale, economico, ambientale, culturale, il libro ne riporta i dati, decennio per decennio – non è stato fermato. <Ho trovato una città di mattoni, ve la restituisco di marmo>, disse tanto tanto tempo fa il primo imperatore di Roma, Ottaviano Augusto, quello appunto che si valse di Mecenate; è morto tanto tanto tempo fa, precisamente in epoca 14 d.C.: e certo oggi si starà rigirando tormentatissimo dentro il suo mausoleo.

Roma non far la stupida. Ricordati che sei davvero caput mundi; non far la stupida, trova la forza di mandarli al diavolo, i tuoi pervicaci assassini, peraltro tutti noti, tutti con nome e cognome.

Trova la forza (magari già a partire, magari, dal prossimo 5 giugno…)

 





 

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