La discreta classe delle idee.  E’ morto Nicolao Merker

La discreta classe delle idee. E’ morto Nicolao Merker

di Guido Liguori

RITRATTI. Scompare Nicolao Merker, il grande storico della filosofia dedito a Hegel e Marx

Si è diffusa ieri la notizia della scomparsa di Nicolao Merker, avvenuta domenica. Lo studioso marxista se ne è andato silenziosamente, con quel fare riservato che ne costituiva un po’ la cifra stilistica. Scompare così un grande storico della filosofia e della cultura, la cui opera è segnata dalla volontà di farsi capire, di insegnare ai «non filosofi», per portare avanti un’opera scientifica e insieme civile profondamente democratica.

Nicolao Merker, nato a Trento, di madrelingua tedesca, dopo la morte del padre era stato inviato a studiare a Messina presso uno zio antifascista e comunista. Nella università messinese insegnava il grande filosofo Galvano della Volpe, caposcuola di un marxismo non storicistico, non hegeliano, non gramsciano, anche se disciplinatamente inquadrato nei ranghi del Pci di Togliatti. Laureatosi con Della Volpe nel 1953, Merker era stato ovviamente inviato dal suo maestro in Germania e messo a lavorare su Hegel. Il primo libro che era scaturito da questi studi giovanili (Le origini della logica hegeliana. Hegel a Jena, 1961) risentiva della lettura dellavolpiana, tesa a incastonare (un po’ riduttivamente) il filosofo di Stoccarda nel quadro della «arretratezza della Germania». Proprio questa «arretratezza» poi Merker prese a indagare, spiegandoci la Germania dei 360 staterelli post-Vestfalia, ma anche i tentativi che i rivoluzionari tedeschi (i «giacobini di Magonza» in primo luogo) intrapresero per uscire da tale condizione. Libri come L’illuminismo tedesco (1968), Lessing e il suo tempo(1972) e Alle origini dell’ideologia tedesca. Rivoluzione e utopia nel giacobinismo(1977), insieme a tante curatele, antologie, introduzioni (di autori quali Forster, Herder, Lessing, Kant, Fichte, Humboldt, Hegel) testimoniano di questa vastissima opera di scavo. Lo studio tanto accurato del mondo culturale tedesco tra Sette e Ottocento porta Merker ad assumere un tratto che potremmo dire «gramsciano»: un grande interesse per gli intellettuali considerati minori, che costituiscono però un anello fondamentale per la costruzione del «senso comune», tanto importante per il comunista sardo.
nicolao merkerIntanto Merker si fa strada nell’università: insegna a Messina Storia delle dottrine politiche, poi viene chiamato alla Sapienza di Roma (in un ambito filosofico in cui il dellavolpismo ha sempre avuto grande peso), dove per molto anni ha la cattedra di Storia della filosofia moderna e contemporanea. Sono lezioni seguitissime, grazie anche alla sua capacità di spiegare i testi, di renderli comprensibili, divenendo egli stesso un formatore di senso comune. In questo quadro, sono importanti il manuale di Storia della filosofia per i licei, opera collettiva che si avvale della collaborazione di molti studiosi, non solo italiani, e che esce, come l’Atlante di filosofia, per gli Editori Riuniti. Con la casa editrice del suo partito, il Pci, Merker collabora assiduamente, con una capacità di lavoro e una versatilità ammirevoli: organizza la sezione di filosofia dei Libri di base di Tullio De Mauro, e nel contempo è protagonista nella ripresa della pubblicazione delle opere complete di Marx ed Engels, rivedendo traduzioni, correggendo strafalcioni di antica data, consegnandoci volumi di grande rilievo. Ma edita anche singoli testi marxiani e antologie (come la bella raccolta La concezione materialistica della storia), che hanno grande diffusione.
Negli anni Novanta Merker studia l’austromarxismo e la socialdemocrazia tedesca (mettendone in luce «miraggi e delusioni»). Ma esplora con altrettanti volumi anche la storia culturale della Germania «da Lutero a Weimar», l’idea di nazione e l’ideologia del nazismo, i miti della Grande Guerra e quelli del colonialismo sedicente «civilizzatore», e le Filosofie del populismo. Senza ovviamente dimenticare il prediletto Marx: il suo Karl Marx. Vita e opere (2010) costituisce ancora una delle migliori introduzioni al rivoluzionario di Treviri. L’ultimo suo contributo, da poco in libreria, sono i due capitoli compresi nel primo volume della Storia del marxismo curata da Stefano Petrucciani per Carocci. Ma siamo sicuri che altri progetti erano già in divenire, sul suo tavolo di lavoro.

fonte: il manifesto

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