Il “Comune Sociale”, una proposta aperta e praticabile contro l’austerità

Il “Comune Sociale”, una proposta aperta e praticabile contro l’austerità

di Francesco Piobbichi*
 Quelle che illustro brevemente qui di seguito sono delle idee, frutto di questi anni di lavoro con il Partito Sociale sul terreno dell’autorganizzazione che finiscono con una proposta aperta che definisco come “Comune Sociale”. Una proposta generalmente in autosviluppo e in ascesa, attraverso un gran numero di pratiche sociali che si spingono già a forme di prima organizzazione delle quali considero significativo il tentativo in atto nelle provincia di Lodi. Sono state molte le esperienze sulle quali si è lavorato in questi anni, e non sono mancate le sconfitte e gli arrretramenti. Ritengo però che dopo tanto sperimentare si siano maturate le condizioni per proporre una “pista” di lavoro comune per tutta la sinistra in Italia ed in Europa. Un percorso di lavoro questo frutto di una lettura della fase e di una pratica in atto che interviene sia nelle forme dell’agire politico che in quelle dell’agire sociale. Per questo motivo vorrei ringraziare il silenzioso lavoro svolto in questi anni da quelle decine di “pensionati sovversivi” lodigiani che provano a cambiare il loro modo di fare politica, mentre il resto della sinistra si perde ancora in chiacchiere fra chi è il più radicale o il meno settario, ed in interminabili discussioni in maning list che lasciano il tempo che trovano. Questi compagni non hanno avuto articoli del “manifesto”, e nessun blogger della sinistra main stream è andato a capire cosa stessero combinando. Loro però hanno “tenuto botta”, mostrando come un durissimo lavoro sociale durato per anni è riuscito a fare qualche cambiamento nella forma stessa della politica evitando di cadere nel cretinismo di chi vede nelle istituzioni l’unica risposta possibile, o di chi le considera un nemico. Con il loro lavoro, questi compagni ci dicono che il cambiamento della nostra società può partire soltanto dalla capacità di incidere nel qui ed ora per difenderci dalla guerra di classe che ci fanno i ricchi. Senza troppi fronzoli il loro percorso sul “Comune Sociale” è una esperienza viva e concreta di autorganizzazione sociale che in molti dovrebbero guardare con attenzione, non fosse altro perché – ed è questo il dato da cui partire – lo Stato così come lo abbiamo conosciuto è profondamente mutato. Questo mio scritto pertanto, è al tempo stesso un modo per leggere la fase in atto ed una proposta di lavoro politico aperta, rivolta a tutti, basata su di una esperienza concreta di pratiche contro l’austerity.

Buona Lettura.

Il Capitale muove l’attacco.

Nel corso del novecento il Capitale finanziario per governare ha creato il proprio sistema statuale che abbiamo definito “Capitalismo di Stato”. Questo sistema paludato di democrazia, ha promulgato i formalismi di diritto universale del cittadino, “supportati” dalla fiscalizzazione della spesa sociale “utilmente” distribuita. Questo sistema per effetto della ristrutturazione capitalista imposta dalla crisi è oggi in piena trasformazione. Stiamo infatti assistendo alla strutturazione di “nuova statualità di mercato” su base continentale, che si è strutturata nella forma UE/BCE, dove la LEX MERCATORIA ridefinisce il sistema della produzione, della finanza e del potere. Viene svuotata la sovranità dei parlamenti con una cessione di sovranità alla BCE, transfert dei debiti sovrani nel Meccanismo europeo di stabilità e nel Fiscal compact. Si mira così alla stabilità dello “Stato debitore” (garante del debito privato e pubblico) con una politica monetaria che usa le entrate fiscali per assicurare il debito sovrano togliendo alla spesa pubblica ogni vincolo/funzione giuridico/sociale, un passaggio questo sancito con il pareggio di bilancio che viene inserito nella Costituzione .

La sinistra gioca ancora con il vecchio schema

Le forze di sinistra (sindacato, partiti, movimenti) hanno tenuto isolata ogni difesa del lavoro e delle strutture produttive, limitandosi a frenare il calo dell’occupazione stabile e a tutelarne il reddito con gli ammortizzatori sociali pensando di giocare ancora nello schema del patto sociale del “capitalismo di stato”. Così si è di fatto permessa la precarizzazione e dal 2007 abbiamo disoccupazione di massa e crollo dei redditi salariali. Le forze di sinistra non hanno difeso tale vincolo su entrate fiscali e Spesa sociale e hanno ratificato o, nel migliore dei casi, subito la disgregazione dello Stato sociale realizzata disfacendo i servizi e mettendoli a mercato. Si è verificato quindi il declino della spesa sociale e il relativo degrado del Welfare nel quale la deriva finanziaria della cooperazione e il terzo settore hanno avuto un ruolo centrale. Ancora peggio è stato il fatto che le forze di sinistra non hanno ostacolato i mutamenti di potere politico e istituzionale della seconda repubblica e, assunta la loro logica governista, ora li subiscono schiacciate dalla tendenza bipartisan alla terza repubblica. Così procede il deperimento dei diritti sociali e sia l’azione elettorale, sia la protesta sociale e civile risultano inefficaci.

Guerra di classe senza prigionieri

Tutto è chiaro nell’U.E./BCE, il Capitale finanziario ha un diritto di classe che, nei rapporti sociali, “prevale sempre contro” ogni altro diritto. Il suo potere mercatorio soppianta lo “Stato di diritto” nei fatti, assegna cioè alla spesa pubblica la funzione esclusiva di stabilizzatore dei rapporti di mercato, così abolisce il fondamento costituzionale delle norme sociali. Lo Stato non rimuove più le cause che determinano l’ingiustizia ma diviene il garante autoritario del mercato globale. In questo modo però il Capitale finanziario provoca un nuovo scontro di classe senza precedenti, e la sinistra che si era attestata su una linea di “equa” mitigazione degli attacchi neoliberisti subisce tutti gli attacchi: aumento di licenziamenti, disoccupazione, sottoccupazione, precarizzazione, tagli di salario diretto; taglio di salario sociale nazionale, inesigibilità di diritti sociali (Sanità, assistenza, ecc.) e privatizzazione dei servizi relativi, taglio di salario differito (rialzo età pensionabile, esclusione esodati, ecc.); crescente limitazione del diritto al lavoro e alla relativa tutela costituzionale del più debole, abolizione dell’autonomia amministrativa con relativo taglio del salario sociale locale (riduzioni di assistenza, servizi sociali comunali, ecc.).
Esiste però un punto oltre il quale l’imposizione di sacrifici e l’adattamento forzato diventano oggettivamente insostenibili.

O la “borsa” o l’autorganizzazione nel vuoto sociale

E ora siamo a questo punto (già superato in Grecia, Spagna, ecc.).
Infatti la dissoluzione della spesa pubblica di Welfare disgrega l’ideologia dello Stato come fonte di diritti sociali, libertà, giustizia, ecc.. e svuota i formalismi del diritto uguale per tutti. Questa sbriciolatura lascia dei residui irriducibili: i bisogni materiali. Essi si addensano per gradi sotto forma di interessi di classe, cercano di “far da sé”, puntano ad autorganizzarsi.
La “nuova statualità di mercato” produce “vuoto sociale” tra uno strato minoritario di popolazione: quello finanziariamente ricco che “spazia” nel mercato, e il resto: il popolo del bisogno di “lavoro subordinato” e dei bisogni sociali, del “Bisogno senz’altro” cui il mercato “nega spazio”. Proprio questa negazione costringe il popolo del “Bisogno senz’altro” all’azione per “esistere in sé e per sé”, per “agire in Comune” e rovesciare la negazione di “lavoro subordinato” in affermazione di “lavoro liberato” capace di soddisfare i bisogni sociali, di mutare quel “vuoto sociale” in uno “spazio sociale”.
“Esistere per sé”, “agire in Comune”, affermare “lavoro liberato”, fare “spazio sociale” non sono atti né automatici, né volontaristici. Si sviluppano invece con l’ormai insopprimibile necessità di difesa dall’attacco del capitale e con l’organizzazione di pratiche sociali autonome dallo “Stato” capaci di realizzare ciò che chiamiamo “Comune Sociale”.

Il Comune Sociale

In concreto stanno sorgendo spontaneamente pratiche di autorganizzazione per distribuzione di beni di prima necessità a prezzi calmierati o gratuiti, costituzione di fondi di solidarietà, casse di resistenza e mutuo soccorso, resistenza agli sfratti, occupazioni di case, riappropriazione di terre, prime esperienze di autogestione delle fabbriche.
Queste iniziative, ancora scollegate tra loro su base nazionale seguitano ad svolgersi, hanno per prima cosa prodotto un movimento plurale ma permanente e stabile fondato su: 1) la attività collettiva gratuita che, sotto forma di “lavoro liberato” collettivo, confuta l’ineluttabilità del “lavoro subordinato” retribuito e genera l’“agire in Comune”;
2) definiscono il proprio “spazio Comune Sociale” come possibile luogo di connessione di pratiche sociali di mutuo soccorso, di scambio di beni finalizzati al soddisfacimento dei corrispondenti bisogni sociali (beni diversi dalle merci perché realizzati dall’“agire in Comune” la parte gratuita del “lavoro liberato”) contrapposto oggettivamente al mercato.
Secondariamente danno luogo a processi di cooperazione che tendono a generalizzare territorialmente l’“agire in Comune” in un suo “spazio Comune Sociale” inedito. In qualche modo le esperienze che girano attorno all’esperienza dello sciopero sociale rientrano in questo schema.  Questo movimento permanente e stabile strutturato in organismi di autorganizzazione, è la nuova risposta proletaria che costituisce un “ente locale sociale” autonomo dallo Stato, quello che potrebbe costituire il contropotere del “Comune Sociale”.

Il Comune Solidale

L’Ente Locale Comune, che il sistema usa ancora per dare qualche parziale risposta ai bisogni sociali, è il contesto territoriale dove la “nuova statualità di mercato”, negando il bisogno di “lavoro subordinato” e i bisogni sociali, li induce a organizzarsi in pratiche sociali autonome. Nell’istituzione comunale dunque si focalizzano relazioni antagonistiche e contraddittorie tra attacco neoliberista, residui locali di “Stato di diritto”, nuova risposta proletaria del “Comune Sociale”.
Quest’ultima interagisce oggettivamente e negozialmente col Comune a tre livelli: a) rimpiazza le attività sociali cancellate dalle limitazioni governative alla spesa sociale locale; b) lotta per mantenere i servizi assistenziali, sanitari e sociali ancora esistenti; c) sostiene una linea di opposizione ad ogni ulteriore taglio governativo d) costruendo e consolidando le pratiche di autorganizzazione senza che queste entrino a far parte dell’azione amministrativa.
Così i quattro livelli citati diventano parti programmatiche di piattaforme, rivendicazioni e lotte, mentre gli eventuali accordi costituiscono pratiche istituzionali di resistenza all’attacco neoliberista.
In sostanza dall’azione sociale autonoma, oltre alla prospettiva del “Comune Sociale”, si sviluppa un altro percorso, un progetto politico che, traducendo piattaforme, rivendicazioni, accordi in piani amministrativi da sviluppare con (ma anche senza) proprie rappresentanze in Consiglio Comunale, genera l’idea di una nuova forma istituzionale: un “Comune Solidale” resistente agli attacchi governativi con un’azione di solidarietà sociale e politica, indipendente ma non preclusa ai partiti (ovviamente di sinistra), che integra le pratiche sociali autonome, le politiche del Comune volte a tenere e qualificare i propri servizi assistenziali, sanitari e sociali e ad opporsi a tagli, privatizzazioni e eliminazioni di servizi.

Nessun modello teorico

“Comune Sociale” “Comune Solidale”, non sono forme ideali di un modello teorico; devono invece essere considerate come la forma di una possibile risposta proletaria autorganizzata all’attacco neoliberista. Questa forma sorge, cresce e si struttura a diversi livelli in tutta Europa (la più avanzata si trova ora in Grecia dove la forma che noi definiamo “Comune Sociale” è cresciuta fino a farsi sistema con Soli¬da¬rity for all, che opera con le amministrazioni locali governate da Syriza in modo corrispondente alla forma “Comune Solidale”) e ovviamente anche in Italia dove emblematica è quella del “Comune Sociale” >“Comune Solidale” in atto nel lodigiano.

L’Esperienza Lodigiana.

In provincia di Lodi (200.000 abitanti) l’attacco neoliberista sul fronte produzione ha significato 23.539 disoccupati ufficiali a dicembre 2014 (erano 20.984 a gennaio); 13.614 licenziati ufficiali dal 2008 al 2014 (di questi 6.446 senza diritto agli ammortizzatori sociali) con il conseguente disastro segnato oggi da più di 5.000 famiglie richiedenti aiuto per bisogno di cibo, problemi abitativi (affitto, luce, gas), disturbi psicologici, ecc..
La nuova risposta proletaria autorganizzata inizia a strutturarsi nel 2009. Si forma l’associazione GAP (Gruppo Acquisto Popolare) che, partita distribuendo a 132 soci ½ kg di pane, ½ kg di pasta, 1kg di riso a € 2, nel 2013 supera i 5.000 soci.
I militanti del GAP incontrano così concretamente famiglia per famiglia le nuove povertà causate dall’attacco neoliberista. Le singole risposte sorte per gradi sfociano nell’organizzazione di un progetto organico di nuova risposta proletaria costituito da programmi di risposta ai bisogni vitali fondamentali definiti secondo le reali capacità e possibilità di autorganizzazione e proiettati verso gli ulteriori e completi sviluppi del “Comune Sociale”: un “ente locale sociale” appunto.
Siamo quindi di fronte a programmi in atto e in progress.

Programma Distribuire Cibo:
• Secondo l’idea del “Comune Sociale” sono state aggregate tutte le associazioni di volontariato laiche e cattoliche nella gestione del centro di raccolta solidale per il diritto al cibo.
Si tratta di un capannone attrezzato a norma, dove, in sinergia con l’autoproduzione dell’orto sociale e la relativa autodistribuzione GAP e GAS, si effettua la raccolta di eccedenze o donazioni alimentari secche e fresche e si organizza consegna di cibo in diversi punti del territorio.
Programma Generare Lavoro liberato:
• “Fondo di solidarietà” che affronta l’emergenza di lavoratori licenziati senza sostegno degli ammortizzatori sociali e privi di altro reddito con un contributo di sussistenza di € 400 mensili per 6 mesi alimentato con risorse provenienti da donazioni libere e coi proventi dall’“Autoproduzione dell’orto sociale GAP”;
• “Autoproduzione dell’orto sociale” fondata su PROTOCOLLO D’INTESA tra 2 cooperative sociali, GAP, Comune di Lodi. Due ettari della prima cooperativa sono messi a coltura orticola, usando materie prime, attrezzature e strutture della seconda. Lavoratori socialmente sostenuti e/o impegnati (volontari che offrono prestazioni gratuite, lavoratori in condizioni di disoccupazione involontaria transitoria assistiti dal comune con il Fondo di solidarietà, tutti operanti a norme vigenti) provvedono alla coltivazione, raccolta e stoccaggio di prodotti orticoli di prima necessità.
La prima cooperativa vende i prodotti orticoli al GAP che, impiegando prestazioni lavorative volontarie gratuite dei propri soci, provvede alla distribuzione curando che i prezzi siano definiti tenendo conto delle difficoltà di spesa delle famiglie di lavoratori e pensionati. I proventi delle vendite, dedotti i puri costi di produzione e distribuzione, sono versati sotto forma di donazioni al Fondo di solidarietà del comune di Lodi.
Si è realizzata così una struttura sociale di autoproduzione/autodistribuzione legata alla terra in un ciclo alimentare a km zero esterna ai meccanismi di mercato che 1) integra attività lavorative sociali, assistenziali, volontarie e gratuite; 2) fa fronte alle situazioni di emergenza di reddito di lavoratori che hanno perso il lavoro; 3) autosostiene economicamente le attività programmate e la spesa sociale comunale; 4) fornisce ortaggi a prezzi sociali consoni alle difficoltà di reddito.
Programma Curare la salute che date le reali capacità e possibilità attuali di azione si svolge limitatamente a :
• Il ”Dentista Sociale” ossia una risposta immediata al bisogno di cure odontoiatriche.
Il GAP organizza su quattro comuni l’accesso ad uno studio odontoiatrico che fornisce tutte le cure necessarie ormai negate dal servizio sanitario pubblico, assicurando la qualità massima a prezzo sociale (meno della metà dei prezzi di mercato). Su questa base il GAP sta lavorando alla costruzione di un sistema di solidarietà mutualistica che permetta di godere del servizio ”Dentista Sociale” anche a chi è in gravi difficoltà economiche.
• “Psicoterapica sociale” rivolta a chi necessita di assistenza psicologica e/o di psicoterapia individuale o di gruppo. Il GAP organizza per la popolazione in difficoltà economica su un comune l’accesso ad uno studio specializzato che fornisce le cure necessarie in una situazione dove il servizio sanitario pubblico sta peggiorando pesantemente.
Programma Abitare le case:
• “Iniziative antisfratto” che sono cominciate solo quando è stato possibile organizzare le famiglie associate al GAP abitanti in case pubbliche e private a rischio di sfratto per morosità incolpevole. Costituendo comitati inquilini sono state possibili prime azioni tampone con la Prefettura. Si è quindi rivendicato e definito con il Comune di Lodi un piano di assorbimento delle disdette mediante ricollocazione in altra abitazione delle famiglie sfrattate.
L’evidente inadeguatezza di questi interventi può essere in parte superata tramite pratiche di autoproduzione abitativa.

Comunardi, non gabellieri
Il “Comune Sociale” lodigiano, dopo aver messo in difficoltà le amministrazioni comunali costrette dall’attacco neoliberista a trasformare i loro i Comuni in semplici gabellieri di Stato, ha usato questa contraddizioni per creare lo spazio politico amministrativo del “Comune Solidale”. In concreto, in tre comuni si sono affermate (con risultati elettorali rilevanti) liste comunali con nome, simbolo e programmi uguali (quelli del “Comune Solidale”). I corrispondenti gruppi consiliari in alleanza programmatica, in amministrazione o all’opposizione, hanno tradotto le pratiche del “Comune Sociale” in accordi attuati con precise delibere amministrative. Sono i casi de:
• Il centro di raccolta solidale per il diritto al cibo il cui coordinamento è in capo all’assessorato ai servizi sociali del Comune di Lodi (assessorato diretto dalla esponente della lista LODI COMUNE SOLIDALE);
• Il “Fondo di solidarietà” per i lavoratori licenziati senza la copertura economica degli ammortizzatori sociali gestito a Lodi dall’assessorato ai servizi sociali del comune e a Brembio da una commissione comunale diretta dal consigliere della lista di opposizione Brembio Comune solidale;
• Autoproduzione dell’orto sociale dove i licenziati assistiti dal Fondo di solidarietà del comune di Lodi sono coinvolti dall’assessorato a prestare attività volontaria e gratuita per la coltivazione di prodotti orticoli;
• Il ”Dentista Sociale” dove i colloqui con il medico dentista per i preventivi gratuiti si svolgono sulla base di un accordo con i comuni presso gli ambulatori comunali.
“Comune Sociale” e “Comune Solidale” sono pratiche assolutamente interrelate dove la prima costituisce la variabile indipendente, il fondamento imprescindibile della seconda (che da sola sarebbe solo l’ennesima manifestazione di cretinismo parlamentare a livello amministrativo).

* direzione nazionale PRC

fonte: controlacrisi.org


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