Niente scherzi. Il voto utile è per Tsipras!

Niente scherzi. Il voto utile è per Tsipras!

di Norma Rangeri – il manifesto

Fun­ziona, pur­troppo. Anche per le ele­zioni del 25 mag­gio, nell’elettore di sini­stra, ancora incerto se e chi votare, suona la sirena del “voto utile”. L’allarme popu­li­smo, il peri­colo della cop­pia Grillo-Casaleggio piglia­tutto è scat­tato, ali­men­tato dalla (intel­li­gente) pro­pa­ganda del Pd: per fre­nare l’ondata gril­lina, la diga è Renzi, solo lui ci salverà.

Poco conta che votiamo per sce­gliere se vogliamo Schulz o Tsi­pras alla pre­si­denza della Com­mis­sione euro­pea, che non andiamo al seg­gio (più o meno fati­co­sa­mente, poco o molto con­vinti) per turarci il naso (ancora?) e votare un par­tito o una mag­gio­ranza o un pro­gramma di governo del nostro paese.

Quello per il par­la­mento euro­peo è, final­mente, un voto libero, un voto per scri­vere sulla scheda (tor­nano le pre­fe­renze) il nome dei can­di­dati che lo meri­tano, per deter­mi­nare nuovi equi­li­bri nel Vec­chio Con­ti­nente, per inver­tire la rotta della crisi. Dun­que un voto con­creto, cer­ta­mente. Ma anche l’espressione di un desi­de­rio di cam­bia­mento, un’idea di altra eco­no­mia, una spe­ranza di libertà per una società metic­cia e aperta.

Invece, intorno a noi, prende quota il timore su quel che acca­drà il giorno dopo nel nostro cor­tile. Le per­sone si inter­ro­gano sull’utilità di un voto per Tsi­pras, come se, d’un tratto, le bat­ta­glie che la grande area della sini­stra senza padre né par­tito, ha com­bat­tuto ogni giorno, in que­sti lun­ghi, inter­mi­na­bili, cru­deli anni di crisi, doves­sero dis­sol­versi pro­prio al momento del voto per mani­fe­starsi nell’esatto con­tra­rio: un con­senso al Pd, a que­sto Pd, che porta in Europa la ban­diera della più odiosa pre­ca­rietà, che si appre­sta a bene­dire la grande intesa tra Jun­ker e Schulz (il patto, tutto tede­sco, già deciso) pra­ti­can­dola con sod­di­sfa­zione già in Ita­lia con un pezzo del centrodestra.

Tut­ta­via, chi ha dubbi, su se e chi votare, dovrebbe riflet­tere oltre che sul ruolo impor­tante (e, a seconda delle dimen­sioni, deci­sivo) di un’affermazione di Tsi­pras in Europa, anche su un suc­cesso della Lista di sini­stra in Italia.

Sull’effetto bene­fico, con­tro­cor­rente, che il gio­vane greco gio­che­rebbe pro­prio sulle scelte, molto tede­sche e poco medi­ter­ra­nee, di Mar­tin Schulz, come sul pun­golo che una forza di sini­stra eser­ci­te­rebbe sulle scelte del Pd (indi­riz­zate già a un raf­for­za­mento dell’asse di governo con Alfano). Né sono fan­ta­sie le ragioni, com­pren­si­bili, di Sel di inter­pre­tare l’esito elet­to­rale della Lista Tsi­pras per con­fer­mare o con­trad­dire la sof­ferta scelta dell’ultimo con­gresso, quando una parte del par­tito di Ven­dola voleva schie­rarsi con Schulz e poi tor­nare all’alleanza con il Pd nau­fra­gata mala­mente alle ultime ele­zioni poli­ti­che. Se la Lista non dovesse supe­rare age­vol­mente la soglia del 4%, la sirena pid­dina suo­ne­rebbe più forte.

Al con­tra­rio, un’affermazione di Tsi­pras aiu­te­rebbe, dopo tanti anni di afa­sia, l’avvio di un’alternativa, utile anche a fre­nare la deriva poli­tica del par­tito di Renzi.





 

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