L’erba del vicino è sempre più verde?

L’erba del vicino è sempre più verde?

Ramon Mantovani - 

In questo articolo non mi propongo di analizzare ed esprimere pareri sui risultati elettorali francesi di domenica scorsa. Mi riconosco nelle posizioni espresse da Maurizio Acerbo. Mi preme però cercare di dimostrare che grandissima parte dei commenti e degli articoli sulle elezioni francesi, sia di giornalisti sia di esponenti politici di sinistra, sono superficiali e spesso fuorvianti principalmente per due motivi:

1) si leggono i risultati elettorali francesi indicandoli come esempio di una politica che sarebbe applicabile anche in Italia. Curiosamente sono indicati come esempio da seguire sia da chi li indica come dimostrazione della necessità di fare una larga coalizione contro la destra italiana, sia da chi pensa che invece siano il risultato di aver evitato negli anni scorsi di fare alleanze della sinistra di classe, o radicale o antisistema che dir si voglia, con il centrosinistra francese (che per altro non esiste e non è mai esistito a meno che non lo si identifichi nel Partito Socialista e non in una coalizione).

2) si evita accuratamente di analizzare i voti nel contesto del sistema istituzionale francese e soprattutto si ignorano, secondo me per la classica ignavia dei giornalisti italiani, tanto provinciali da paragonare risultati prodotti da sistemi completamente diversi come se fossero invece omogenei, e da parte di dirigenti politici di primo piano della sinistra ed anche del PRC, le peculiarità del sistema elettorale francese che permette cose che in Italia con il maggioritario bipolare sono semplicemente impossibili. Non farò qui una lunga dissertazione sulla natura del sistema semipresidenziale francese e sul sistema elettorale a due turni applicato in tutte le elezioni generali e locali. Ma, per capire il voto di domenica, bisogna pur tenerne conto. E allora va detto che in Francia tanto alle elezioni presidenziali, come alle politiche e alle regionali e municipali, al primo turno una forza di sinistra antagonista può tranquillamente presentarsi senza che il Partito Socialista, e gran parte dei mass media, facciano una campagna per il voto utile per battere le destre (liberali o estreme fa lo stesso). È così vero che per esempio la LCR (Lega Comunista Rivoluzionaria) si è largamente presentata sia alle elezioni presidenziali che alle politiche e alle locali, ottenendo anche risultati notevoli, ma senza mai eleggere nessuno al parlamento francese. E il PCF, avendo da sempre stipulato un accordo di desistenza al secondo turno con il PS per cui il candidato del collegio meglio collocato veniva favorito dal ritiro al secondo turno del candidato peggio collocato, ha sempre eletto deputati anche se in numero minore del PS. In Francia alle elezioni del secondo turno sono ammessi tutti i candidati che abbiano superato il 12,5% dei voti, e così alle ultime elezioni in più di 300 collegi c’erano 3 candidati e in 5 addirittura 4.

Si può dire che si possono paragonare risultati prodotti da questo sistema elettorale con quelli prodotti dal maggioritario italiano che obbliga a fare coalizioni PRIMA del voto, dove c’è uno sbarramento e quindi dove chi non è interno a uno dei due poli rischia di disperdere i voti o comunque di far vincere il polo di destra? Si può paragonare il voto in un paese come la Francia dove l’estrema destra è esclusa a priori da qualsiasi alleanza dalle forze della destra liberale? Si può indicare come esempio, mentendo, che prima il Partito della Sinistra fondato da Melenchon con una scissione del Partito Socialista, e poi la France Insoumise fondata nel 2016 per le Presidenziali del 2017, che comprendeva anche il PCF ed altre forze minori (non il NPA ex LCR né Lutte Ouvriere), non si sia alleato al secondo turno in molte regioni e comuni francesi con il PS? È assolutamente vero che le lotte sociali e il sindacato maggioritario (CGT) hanno combattuto fortemente e hanno messo in crisi il PS in tutto questo periodo, ma mai né il Partito della Sinistra e successivamente La France Insoumise hanno praticato uno splendido isolamento evitando di dialogare ed allearsi in molte regioni e comuni con il PS, anche in considerazione della comune opposizione al “centro” di Macron. E non hanno esitato, domenica scorsa, ad offrire e praticare la desistenza nei confronti delle formazioni liberali di destra, compreso Macron, contro l’estrema destra.

È assolutamente vero che sia in Spagna prima sia in Francia poi hanno avuto successo sull’onda di grandi movimenti di lotta due formazioni dichiaratamente “populiste” di sinistra caratterizzate da una guida leaderistica e da programmi relativamente semplici. In Italia no. In Italia in assenza di movimenti di lotta significativi si è affermata, nel corso degli effetti della crisi del 2008, una forza come il movimento 5 Stelle che all’origine era fortemente qualunquista, composito al suo interno e con venature di destra contrarie alla Repubblica Parlamentare prevista dalla nostra Costituzione. Comunque sia Podemos, sia la France Insoumise, sia il movimento 5 Stelle oggi son tutti ben diversi da quel che erano solo pochissimi anni fa. E sia in Spagna sia in Italia il bipartitismo fra PP e PSOE e in Italia il centrodestra e il centrosinistra hanno riconquistato il monopolio della scena politica.

Posso dire che se in Italia ci fosse stato il sistema elettorale francese il PRC non sarebbe mai uscito dal parlamento? Non avrebbe avuto 6 o 7 scissioni? E non discuterebbe oggi se imboccare una strada che assomiglia molto di più a quella di Lutte Ouvriere o della LCR, i quali pur prendendo a volte al primo turno un bel po’ di voti popolari non hanno mai eletto né influito sulla classe lavoratrice e sulla politica francese? Insomma, l’esperienza francese è importantissima ed è di esempio per tutta la sinistra europea ed anche non europea. Ma trasformarla in un modello da trasferire in contesti completamente diversi e ignorarne i difetti e i limiti non è buona cosa. Sarò vetero, ma le votazioni alle europee in Francia, oltre ad avere un’astensione come quella italiana, hanno consegnato un notevole spostamento a destra. Ma penso che parlare di vittoria del Nuovo Fronte Popolare alle politiche senza tenere conto di questo dato è perlomeno superficiale.

Sarò vetero ma non mi convincono formazioni nelle quali il leader fa e disfa tutto come e quando vuole.

Sarò vetero e troppo leninista ma penso che il Fronte Popolare Francese abbia espresso una posizione sostanzialmente NON contraria alla guerra, come hanno fatto, del resto, altri partiti del nostro gruppo parlamentare europeo. E penso, per non essere frainteso, che noi in Italia dobbiamo rifiutare il copione previsto dal sistema per le forze antagoniste. “mai col PD” o “sempre col PD” non sono due linee politiche alternative. Sono due facce della stessa medaglia. Entrambe subalterne al PD.

Quindi prendiamo esempio dalla Francia e studiamone l’esperienza ma non usiamola, per favore, per proporre una politica autoisolazionista e testimoniale incapace di distinguere fra strategia e tattica.


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