Gino Strada, il cuore oltre l’ostacolo

di Alba Vastano

Ci sono persone che consideriamo immortali, perché non sono solo persone, ma qualcosa di più. Cosa c’è oltre l’essere persone? C’è che alcune persone si associano ad un’idea che rimanda al bello e al buono ( ndr, un po’ il kalos kai agathos) e, quando se ne vanno, possono essere riconosciuti come miti e simboli della giustizia e dell’umanità per antonomasia. Perché le idee quando si convertono in simboli del bene, del bello, del giusto non muoiono mai. Non possono morire. Così come le rare persone che le hanno generate e rese immortali.

A tal proposito, è accaduto qualcosa di incredibile poche ore fa con la notizia fulminante della scomparsa improvvisa di Gino Strada. Leggevo il suo ultimo pezzo sulla Stampa e contemporaneamente dai media si stava diffondendo a macchia d’olio la notizia della sua scomparsa. Continuando a leggere il suo pezzo, ‘Così ho visto morire kabul’,sulla nuova guerra in Afghanistan, non riuscivo a realizzare, se non confusamente, la notizia della sua fine. Gino è talmente presente in quel pezzo troppo attuale che non poteva essere contemporaneamente morto. Un dicotomia troppo innaturale e pure vera.

Sbalordimento, choc ripetuto velocemente e ovunque. ‘Non può essere, ma come è possibile’. Si è sussurrato per qualche minuto di messaggio in messaggio. Tutti attoniti alquanto, ma è il tempo di un attimo e si riacquista il senso della realtà. Gino è andato via davvero, ma non del tutto. Perché è qui accanto a sua figlia Cecilia che è in mare a salvare vite. Ѐ qui fra noi che abbiamo creduto in lui e lo abbiano stimato, amato e sostenuto in tutte le sue lotte contro la guerra che per lui era il peggior male che possa affliggere l’uomo, togliendogli la dignità e annichilendolo. Ѐ negli ospedali da campo, avamposti medico chirurgici al fronte. Ѐ nei milioni di pazienti assistiti da Emergency, la sua associazione umanitaria creata con la sua amata Teresa e uno stuolo di volontari al seguito.

Gino Strada l’ho incontrato più volte in alcune manifestazioni romane contro i poteri governativi, a difesa dei diritti costituzionali e, in particolare, per la tutela della salute pubblica. Soprattutto contro ogni guerra. Per queste finalità e con tutti i suoi mezzi possibili Gino Strada ha messo interamente a disposizione la sua vita di uomo generoso e di medico rivoluzionario degli indifesi, degli oppressi, degli invisibili, dei perseguitati nei luoghi dei conflitti. Un portatore di pace e di aiuti umanitari in ogni luogo, laddove l’umanità finisce e l’odio produce dolore, sofferenza e morte

In piazza e nei cortei se c’era Gino e ti avvicinavi per salutarlo notavi subito quella luce negli occhi che hanno solo alcune persone, quelle che fanno della loro vita una missione per aiutare chi soffre, al di là di ogni diversità e confine. Sono occhi sofferenti, ma lo sguardo è umile e dolce e il sorriso è appena accennato. Sono proprio quelle persone che ti colpiscono e non riesci facilmente a lasciarne lo sguardo. Persone che ti fanno sentire al posto giusto, al momento giusto e ti danno subito la conferma che la causa e il fine per cui lotti sono genuini.

Il No alle guerre di Gino Strada

Gino Strada ha speso tutta la sua vita lottando per la pace e trasferendo la sua professionalità di medico chirurgo sui fronti di guerra sparsi nei vari paesi belligeranti. “Concepire un mondo senza guerra è il problema più stimolante al quale il genere umano debba far fronte. È anche il più urgente” –ricorda in un’intervista sull’Avvenire del 1 dicembre 2015 e prosegue riguardo gli orrori dei conflitti in tutti i continenti– “Io sono un chirurgo. Ho visto i feriti (e i morti) di vari conflitti in Asia, Africa, Medio Oriente, America Latina e Europa. Ho operato migliaia di persone, ferite da proiettili, frammenti di bombe o missili.

A Quetta, la città pakistana vicina al confine afgano, ho incontrato per la prima volta le vittime delle mine antiuomo. Ho operato molti bambini feriti dalle cosiddette ‘mine giocattolo’, piccoli pappagalli verdi di plastica grandi come un pacchetto di sigarette. Sparse nei campi, queste armi aspettano solo che un bambino curioso le prenda e ci giochi per un po’, fino a quando esplodono: una o due mani perse, ustioni su petto, viso e occhi. Bambini senza braccia e ciechi. Conservo ancora un vivido ricordo di quelle vittime e l’aver visto tali atrocità mi ha cambiato la vita”.

E sui signori della politica e della guerra affermava: “Oggi la politica serve gli interessi privati dei signori della politica, di chi la finanzia e la controlla. Che sono anche i signori della guerra. Hanno scelto la guerra perché fa aumentare vertiginosamente i loro conti correnti, ma soprattutto perché l’uso indiscriminato della forza è l’unico mezzo che hanno per mantenere la situazione attuale, quella che vede meno del 20 per cento degli uomini possedere più dell’80 per cento delle ricchezze del mondo. Le armi per mantenere ad ogni costo i privilegi di pochi. Un ritorno al passato nella storia dell’uomo, altro che new economy”.

Da oggi il nostro Gino Strada, medico sans frontieres della sua Emergency, uomo che ha vissuto tante vite, tutte spese per aiutare e guarire i sofferenti e i feriti di guerra, è molto di più del medico rivoluzionario. Ѐ un’idea, un’idea esemplare, giusta e dignitosa. Quella di un uomo che è riuscito a vivere la sua professione di medico al fronte restando sempre fuori dalla logica del profitto, opponendosi agli oppressori e gridando il suo rancore verso i potenti. Un vero combattente, un partigiano dell’umanità. Un’idea che è una missione che non possiamo che accogliere e perseguirne il fine

Ciao Gino, ti ritroveremo nelle piazze contro i poteri forti e i signori della guerra. Sarai sempre l’idea più giusta e la forza delle nostre idee!

Alba Vastano

Collaboratrice redazionale del mensile Lavoro e Salute

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