Lidia: la generosità partigiana

Lidia: la generosità partigiana

di Giovanni Russo Spena*

 Lidia ci ha lasciato. Immagino con lo stesso mesto ma determinato sorriso con cui sedici anni fa ci ha lasciato un’altra donna meravigliosa, mamma Felicia Impastato. Due donne che, pur in maniera così diversa, hanno fondato i valori ed i sentimenti dell’Italia repubblicana, antifascista, antirazzista, antimafiosa. Lidia ci ha insegnato moltissimo. A partire dalla straordinaria lezione ecumenica del Concilio Vaticano II sino alla splendida, generosa, umile militanza tra noi. Era straordinaria . Anche nelle calde estati delle ultime feste di Liberazione Lidia arrivava, con il suo treno, in seconda classe, percorrendo centinaia di chilometri. Una generosità militante che era il tratto della partigiana, che viveva la Resistenza come narrazione popolare e non come aulica retorica. Io ho avuto il piacere e l’onore di averla con me nel gruppo senatoriale del PRC . Era una costruttrice di movimenti, pacifisti, internazionalisti, di solidarietà meticcia ma , nello stesso tempo, una studiosa dei dossier istituzionali, una attenta tecnica dei lavori parlamentari. Per questo particolarmente invisa ai poteri militari. I quali, in combutta con Berlusconi, organizzarono la truffa parlamentare per evitare che fosse eletta presidente della Commissione Difesa, funzione a cui l’avevamo designata. Ho, tra l’altro, avendola conosciuta nel 1970 e avendo lavorato politicamente con lei dal 1972, sempre ritenuto che fosse sottovalutato il suo ruolo di acuto dirigente politico e di colta e finissima marxista e comunista libertaria. Ricordo il bel saggio, ancora attuale,della fine degli anni settanta “l’eterna questione” sul grande e tormentato tema del rapporto tra PCI e Nuova Sinistra. Così come ancora oggi possiamo attingere alla sua attenzione  estrema alle forme democratiche della politica organizzata. Le ho sempre considerate figlie delle osservazioni marxiane sulla Comune di Parigi. Soprattutto ricordo un convegno, a cui insieme partecipammo, sulla “caduta del Muro” di Berlino. Lidia, con una sensibilità propria del pensiero femminista della differenza, convinse una sala preoccupata, angosciata, che si sentiva sconfitta, che il comunismo non è dottrina e statualità ( come insegna lo stesso Lenin in “Stato e Rivoluzione”)ma, per l’appunto, “movimento reale” a cui viene affidato il “rovesciamento pratico  dei rapporti sociali esistenti”. Guardiamo avanti, ci diceva. Pensai alla lettura che Benjamin fa dell’ “Angelus Novus” di Paul Klee: avere il capo proteso in avanti ma la testa volta all’indietro, verso le rovine che delineano la linea della storia tra passato e futuro.   Cara Lidia, non ti dimenticheremo mai.





 

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