10 ottobre 2020 giornata sfratti zero  Impediamo al Governo di ignorare il bisogno casa

10 ottobre 2020 giornata sfratti zero Impediamo al Governo di ignorare il bisogno casa

 

Monica Sgherri*

L’onda lunga della crisi economica scatenata dalla pandemia ha una portata superiore alle misure tampone estemporanee e insufficienti adottate per la ripartenza. Manca completamente un piano strategico per uscire definitivamente dal bisogno casa quando invece sono sempre più feroci le contraddizioni del modello liberista a partire dall’aumento costante di famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà (il lavoratore povero) e che certo non possono trovare casa nel libero mercato.

Il dramma dell’emergenza abitativa ancora non viene colto nella sua reale portata in quanto foriero di uno tsunami sociale laddove passasse l’automatismo perdi il lavoro = perdi la casa. Non si vuole capire quanto l’ulteriore abbassamento di reddito determini l’insostenibilità del libero mercato dell’affitto, (in tempi pre Covid I canoni locatori incidevano nelle città ad alta tensione abitativa per oltre il 40% sul reddito famigliare).

Se la perdita del lavoro e l’inoccupazione non permettono di arrivare a fine mese (molte famiglie a basso reddito si sono rivolte per la spesa agli sportelli popolari) figuriamoci se potrà essere onorato, anche negli alloggi popolari, il canone locatorio.

Un disagio cresciuto ininterrottamente negli anni. Ne è prova l’aumento delle graduatorie comunali per l’assegnazione di un alloggio, della tragedia degli sfratti (il 90% per morosità incolpevole) le cui esecuzioni sono bloccate fino a dicembre ma che registra invece una forte ripresa invece delle procedure per l’ottenimento dello sfratto per morosità (conseguenza appunto della crisi economica) e l’esplosione delle domande per il contributo affitto, in molte città il dato è doppiato se non quadruplicato!

Il libero mercato non ha calmierato l’affitto, l’offerta non si è avvicinata alla domanda, lo strumento dell’ affitto è stato destinato al turismo e alla rendita immobiliare e finanziaria e oggi in tempi di covid non vi è la sostanziale volontà da parte della proprietà di rivedere anche temporaneamente i canoni; l’ altra faccia della stessa medaglia, mette a nudo l’abbandono di politiche sociali a favore del diritto alla casa: in tutti questi anni invece di aumentare il patrimonio Erp si è proceduto alla sua vendita (o svendita) e la cattiva gestione ha visto crescere il numero di alloggi vuoti e non riconsegnati per mancata manutenzione!

Eppure strade percorribili per affrontare seriamente il diritto all’abitare ci sono, e avrebbero ricadute positive anche sul fronte occupazionale (migliaia di piccoli interventi di ristrutturazione e manutenzione anche in autocostruzione).

Ma per risolvere l’emergenza casa bisogna scrivere nell’agenda delle priorità politiche l’obiettivo del diritto all’abitare e non quello della speculazione immobiliare e finanziaria!  Una casa per vivere e non per speculare! Questo tra l’altro metterebbe al riparo tutte le città d’arte dal rischio già presente di cadere nelle mani di una imprenditoria finanziaria straniera o nella rete del riciclaggio del denaro sporco che approfittano del vuoto lasciato dal crollo del turismo per investimenti a basso costo.

Riportare la residenza stabile, abitare i centri storici è un obiettivo percorribile che necessita per prima di una legge di riforma sui canoni di affitto proprio per riconvertire questo patrimonio.

Si può fare? Città come Lisbona, metà turistica principale del Portogallo, annuncia di voler promuovere politiche di ritorno alla residenza del centro storico sottraendolo al modello di sviluppo urbano insostenibile: sottrarre gli alloggi ai B&B con politiche di incentivazione per I proprietari e riconsegnarli alla residenza stabile!

Sul versante invece del patrimonio pubblico è necessario approvare un piano straordinario di implementazione degli alloggi da assegnare alle famiglie in graduatoria o sotto sfratto.

Buona ed efficiente gestione di questo comparto con il recupero immediato degli alloggi vuoti da anni (urla vendetta questo colposo lassismo) e loro immediata assegnazione. Necessario, il contrario urla vendetta, ma non basta.

Ampliare il patrimonio di edilizia popolare senza consumo di suolo è una scelta strategica che comporta per i Comuni (e tutti I soggetti pubblici: regioni, demanio, esercito, ecc.)  di abbandonare la vocazione di “avido imprenditore”, in attesa di qualche speculatore a cui vendere immobili (con garanzia di variante di cambio di destinazione), per la realizzazione dell’ennesimo albergo. Una svolta a 360 gradi: tutto il patrimonio compatibile con la residenza, abbandonato o dismesso, deve poter diventare edilizia popolare

Negli ultimi decenni si è costruito tanto e troppo ma non per garantire casa a chi ne ha bisogno. Gli esiti li conosciamo, crescita a dismisura di periferie spersonalizzate per la residenza contro consumo e cementificazione di suolo, per seconde case e villaggi vacanze, centri commerciali diventati le nuove cattedrali del deserto.

Assumere la priorità del ritorno alla residenza del patrimonio pubblico significa rompere con questo modello di sviluppo e riorientare la stessa attività edilizia alla sua vocazione originaria: Un piano straordinario casa dai tempi rapidi e certi per l’ampliamenti dell’edilizia economica e popolare e incentivi per il patrimonio privato! di dare una casa a chi non ce l’ha!

Un piano straordinario casa di forte implementazione di alloggi a consumo zero di territorio!

Le misure che il governo ha adottato sono necessarie ma insufficienti anche solo a tamponare la crisi sociale ed economica a partire, ad esempio, dallo stanziamento delle risorse per il contributo affitto, molto lontano da quanto richiesto dalla conferenza Stato Regioni., con il rischio concreto di inficiare l’obiettivo di azzerare l’insorgenza degli sfratti per morosità incolpevole.

Bene ma non sufficiente l’ulteriore proroga a dicembre dell’esecuzione degli sfratti (ma non sono bloccate le richieste di esecuzione!).

È indispensabile estenderla a tutto il 2021 proprio per avere tempi sufficienti a mettere in campo politiche per uscire dal bisogno casa.

In questa direzione segnali importanti, ma ancora isolati,  arrivano da Regioni e Comune grazie all’impegno di consiglieri eletti in liste di cittadinanza, partecipate ovviamente anche dal PRC, come  la mozione presentata da Antonella Bundu e Dmitrij Palagi, e approvata dal al Consiglio Comunale di Firenze e quella presentata nell’ultima seduta del consiglio regionale della toscana, prima delle elezioni, da Tommaso Fattori e Paolo Sarti, approvata anch’essa all’unanimità dal Consiglio regionale: che oltre alla proroga della sospensione degli sfratti al 2021  chiede che la Regione si attivi per promuovere verso I Comuni un inventario dei patrimonio pubblico dismesso e abbandonato, compatibile con la residenza, per riconvertirlo a patrimonio residenziale pubblico e assegnarlo alle famiglie in graduatoria per un alloggio.

Misurarsi sul diritto alla casa senza consumo di suolo, sulla difesa e tutela del territorio (la grande opera: piano straordinario delle piccole opere per la messa in sicurezza) rappresenta un passo concreto che produrrebbe occupazione, soddisfacimento di bisogni primari e redistribuzione della ricchezza. Ma si tratta di operare una scelta politica importante e definitiva.

E’ del tutto insufficiente la risposta del Governo, limitata a misure tampone mentre ancora del tutto passiva l’azione di   Regioni e Comuni, restii a contribuire con risorse proprie a questo comparto strategico per la tenuta sociale.  Le politiche sono ancora in continuità con quelle dei precedenti governi, si continua ad ignorare, a non voler vedere, questa grande sofferenza che cresce esponenzialmente e rischia di implodere.

Torna l’appuntamento annuale del 10 ottobre. È con questa consapevolezza che diamo vita e partecipiamo alle manifestazioni che animeranno le varie città d’Italia: blocco degli sfratti per tutto il 2021, passaggio da casa a casa, nuova legge sui canoni e implemento del patrimonio erp.

Siamo in piena crisi economica, l’allargamento della forbice sociale e l’aumento delle diseguaglianze sono sotto i nostri occhi. Casa e lavoro sono i beni primari per potersi organizzare in autonomia e dignità la propria vita. Mai come oggi è necessario difendere diritto all’abitare: Una casa per chi ne ha bisogno, nessuno senza casa! Partecipiamo tutte e tutti alle manifestazioni del 10 ottobre. Impediamo al governo di continuare a ignorare questo dramma che soffoca migliaia di famiglie

 

*Responsabile PRC casa, diritto all’abitare, PRC-S.E.


 

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