Note su postreferendum

Giovanni Russo Spena*
Alcune prime note postreferendum in aggiunta alle note di Tecce.  Volevano un plebiscito contro il Parlamento. Lo abbiamo evitato. Sono molto soddisfatto dell’impegno del PRC, cuore pulsante e pensante dei comitati, con un ruolo di servizio da molte e molti riconosciuto. Abbiamo alimentato la discussione. Seminato intelligenza istituzionale, da tempo distrutta dal centrosinistra. Ben scavato vecchia talpa!  Certo, abbiamo perso. Il dato più preoccupante è la sconfitta del NO nel Sud e nei quartieri metropolitani più diseredati.Una geografia politica che ritaglia i medesimi spazi territoriali di un malessere sociale che non trova rappresentanza a sinistra e che ormai odia la politica travolgendo le stesse istituzioni e le Costituzioni che pure hanno una forte impronta sociale. Il M5S ha organizzato e cavalcato il mostro. Weimar non è lontana. Il compito immediato nostro, cioè del NO sociale, di sinistra è lavorare in questo melmoso territorio alimentando conflitto, vertenzialità, riunificazione proletaria. Siamo di fronte ad una cartina al tornasole: se ci acconciamo all’interno della nostra marginalità, malessere e spaesamento diventeranno Vandea. Dovremo, allora, lavorare affinchè non svanisca la splendida rete capillare dei comitati territoriali per il NO, strumento prezioso di ricerca,inchiesta sociale, comunicazione, presa di contatto. Valorizzando i contenuti sociali della Costituzione , la connessione tra legalità costituzionale e diritti sociali universali. Un salto di qualità profondamente politico. Dovremo, su un terreno parallelo, contrastare da subito, i danni certi  che deriveranno dalla controriforma su due aspetti fondamentali: riduzione della rappresentanza politica e sociale ,da un lato; ed evanescenza della territorialità ,che si trasforma in oligarchia.Non possiamo permettere che si ripetano gli errori fatti (con la nostra aspra opposizione)dal centrosinistra con il pessimo Titolo Quinto del 2001 (causa della attuale “autonomia differenziata”, secessione dei ricchi) e con la controriforma dell’art. 81 Cost. (pareggio di bilancio). Dovremo , nella nostra campagna di massa, ricordare e sbandierare quegli errori, fatti da chi oggi si erge a paladino della lotta contro leghismo e razzismo, procurando desertificazione a sinistra anche attraverso l’odiosa campagna zingarettiana sul “voto utile”. Una vergogna che è metafora del ruolo che vuole svolgere il PD nei futuri assetti istituzionali. Temo che indebolimento del Parlamento (Grillo è stato chiarissimo nell’interpretazione autentica del SI referendario, lasciando con un palmo di naso anche compagni nostri che hanno creduto al SI rigeneratore), l’autonomia differenziata, lo spaesamento di massa rafforzino la tendenza verso un esito presidenzialista. Del resto alcuni significativi risultati regionali (De Luca, Zaia, ecc.)ci parlano di una forte propensione al “caudillismo”. La contrattazione aspra sui fondi europei vedrà un braccio di ferro tra oligarchie regionali, a danno ,tra l’altro, del Sud. Conflitto tra staterelli : povera Italia, povera Costituzione…Cosa fa il Pd? Sembra attendere il “caudillo” nazionale. Allora, terzo ma principale impegno che prendiamo è quello di ripartire con una ampia e coinvolgente campagna di massa , insieme a tutte e tutti coloro che con noi hanno lavorato per il NO sociale. Per una democrazia costituzionale plurale, organizzata, conflittuale (e meticcia). Contrastando l’ossessione per la “governabilità”. per la “democrazia governante” ripartendo dai fondamentali. La Costituzione è critica e controllo del potere; è diritto di resistenza sociale di fronte allo Stato Penale  che sta prendendo corpo, con l’alibi della emergenza sanitaria, vietando ed imbavagliando i conflitti. Dobbiamo spiegare di nuovo che le elezioni servono a formare la rappresentanza parlamentare, non a dare l’investitura al governo. Battiamoci, con una intelligente tattica che allarghi lo schieramento, per una legge elettorale proporzionale pura in tutte le assemblee, anche amministrative (non la proposta PD e M5S in discussione, che ha nella coda un veleno maggioritario che distrugge la presenza istituzionale di ogni istanza critica, pur non esigua). Inutile dirlo. Questo terreno di confronto/scontro, che può riaprirsi, implica la ricostruzione dei partiti politici come strumentoessenziale di partecipazione, autogestione, democrazia diretta. La nostra presenza elettorale viene dopo. Quando vi sono, di volta in volta, le condizioni. Attentamente valutate. L’agire politico non può essere valutato esclusivamente o soprattutto in base ai risultati elettorali.
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Responsabile Area democrazia, diritti, istituzioni

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