La truffa numero 103

La truffa numero 103

Quando, fra lacrime governative, si ripronunciò per la prima volta la parola “regolarizzazione” dei lavoratori migranti da introdurre nel cd “Decreto rilancio”, avevamo sperato in un barlume di buon senso. Certo a fronte dei 610 mila cittadini stranieri presenti in Italia senza titoli di soggiorno, un provvedimento che quantomeno si interessava dei più sfruttati, i braccianti, rappresentava un segnale. Si è creduto, erroneamente, di poter cercare di ampliare e modificare il testo presentato per dare, in piena emergenza covid, la possibilità di regolarizzarsi a tante e tanti esclusi dal SSN. L’unico segnale giunto è stato quello di permettere l’emersione anche delle collaboratrici domestiche. Ma l’intento era chiaro: servivano braccia da sfruttare e non diritti da rendere esigibili. Dopo oltre un mese di dibattito alla Camera, a causa del timore per la tenuta del governo del centro sinistra e dell’opposizione feroce del M5S l’articolo del decreto che riguarda la regolarizzazione, il 103 è stato  approvato senza modifiche significative se non qualche concessione relativa ai richiedenti asilo che fatica però ad essere recepita dalle questure.
Come Rifondazione Comunista, insieme ad un vasto tessuto associativo, chiedevamo altro
1) Estensione di tale provvedimento per ogni tipo di occupazione lavorativa
2) Eliminazione dei vincoli temporali che definiscono la scadenza del permesso di soggiorno posseduto (31 ottobre) e degli oneri per la regolarizzazione, ufficialmente pagati dal datore di lavoro in realtà da chi lavora
3) Sospensione di qualsiasi provvedimento di espulsione o rimpatrio coatto
4) Eliminazione di ogni vincolo per i richiedenti asilo a cui veniva chiesto di rinunciare a tale procedura in caso di regolarizzazione
Nessuna di queste proposte è stata presa in seria considerazione. Col risultato che ad approfittare di tale condizione saranno finti datori di lavoro, intermediari ed altre losche figure che forniranno contratti finti per cifre che vanno dai 6000 agli 8000 euro, sta già accadendo. Poche ad oggi le domande presentate, l’87% per lavoro domestico o di cura, pochissimi i lavoratori agricoli che resteranno schiavi. Col ricatto delle diverse destre si è trasformata una occasione di riparazione in una vera e propria truffa legalizzata. Saranno migliaia i ricorsi che intaseranno i tribunali in nome del timore di perdere consenso.
Non ci rassegniamo.
Segnaleremo ai tribunali le violazioni che incontreremo dovute ad un provvedimento che lascia alle questure e ai padroni il massimo della discrezionalità. Lo facciamo da partito che considera parte integrante della propria ragione sociale l’antirazzismo e la difesa dei diritti del lavoro. Lo faremo restando accanto a chi lotta e non si rassegna e intende continuare a combattere per una nuova legge sulle politiche migratorie  che non sia, come accaduto finora, fondata sullo sfruttamento.
Stefano Galieni resp. nazionale immigrazione
Michela Becchis resp immigrazione federazione di Roma

 

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