La militarizzazione continua

Giovanni Bruno*
La questione della base militare di Camp Darby torna alla ribalta, dopo mesi di silenzio intorno ai lavori avviati a metà febbraio, per il potenziamento delle infrastrutture che forniranno il raddoppio della ferrovia e una struttura d’acciaio sul Canale dei Navicelli, opere necessarie ad aumentare in maniera incontrollata il transito di armi e munizioni verso il porto di Livorno per essere smistate nei teatri di guerra del Mediterraneo, del Vicino e Medio Oriente, della penisola araba.
Nei mesi di lockdown, tutto è sembrato sospeso, ma improvvisamente pochi giorni fa Camp Darby è tornata al centro delle cronache: come annunciato mesi fa dagli Stati Uniti, una parte del territorio occupato dalla base americana sarebbe stata restituita all’Italia e così è avvenuto proprio a inizio giugno.
La restituzione però non significa una demilitarizzazione della porzione di base restituita al controllo italiano, ma un passaggio di consegne nell’ambito di una divisione dei compiti per lo svolgimento delle attività belliche negli scenari di guerra già esistenti e in quelli futuri.
Alla fine, la restituzione all’Italia di 35 ettari di Camp Darby andrà ulteriormente a potenziare l’area militarizzata della zona tra Pisa e Livorno, che vede una successione di hub militari impressionanti: dall’Aeroporto “Arturo Dall’Oro” al porto “nucleare” di Livorno (in quanto può ospitare navi o sommergibili a propulsione nucleare o che trasportano armi nucleari), passando appunto dalla base di Camp Darby, che da “americana” passa ad essere “mista”, accogliendo il Comando della Forze Speciali dell’Esercito.
Gli investimenti sono massicci: si tratta di 42 milioni di euro che serviranno a organizzare le strutture logistiche e alloggiative del centro per l’addestramento alla guerra “non convenzionale” COMFOSE.
Si tratta di un diluvio di soldi per rendere ancora più efficiente il comando delle operazioni militari non dichiarate, puntando anche al rafforzamento delle cosiddette “operazioni psicologiche”, ma che potremmo definire “propagandistico-terroristiche” (operando sul piano psicologico delle popolazioni), che produrranno effetti devastanti e destabilizzanti nei molti scenari di instabilità politico-militare che si vanno sviluppando sempre più nelle varie regioni dell’Africa, del Medio Oriente, dell’Asia.
A fronte delle drammatiche conseguenze economico-sociali che si prospettano e affiancheranno la crisi sanitaria non ancora superata, e che è stata aggravata dai taglio che negli ultimi quindici anni hanno sottratto risorse per 37 miliardi di euro al Servizio Sanitario Nazionale, il continuo riversare soldi e risorse nelle spese militari, nelle missioni all’estero, nell’acquisto di aerei da combattimento (gli F35, che costeranno circa dieci volte gli stanziamenti per la scuola del Decreto di maggio, cosiddetto “Rilancio”) e in strutture per attività così limacciose come quelle in cui il COMFOSE è specializzato è una scelta sciagurata e inaccettabile, che denunciamo con forza.
Le note entusiaste del Ministro della Difesa Guerini non incoraggiano molto rispetto alle scelte che il Governo Conte sta adottando per assegnare una prospettiva di pace al nostro Paese.
Tutto questo è avvenuto senza alcun confronto e coinvolgimento da parte del Ministero nei confronti del comune di Pisa, anche se non possiamo non denunciare il giudizio entusiasta del sindaco di Pisa, il leghista Conti, che parla di “una riconversione utile per l’economia del territorio”. Facciamo appello alle forze politiche, sociali e sindacali, alle associazioni e ai movimenti per opporci a questo progetto che rilancia ancora una volta il ruolo strategico ancora una volta il ruolo strategico dell’Italia negli scenari di guerra.
*Partito della Rifondazione comunista – Toscana
Diritti in comune: Una città in comune – Rifondazione comunista- Pisa possibile

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