Calabria: ricorso di Rifondazione Comunista contro la legge elettorale regionale e il risultato delle elezioni

Calabria: ricorso di Rifondazione Comunista contro la legge elettorale regionale e il risultato delle elezioni

di Francesco Saccomanno*

In Calabria Rifondazione Comunista ha presentato ricorso contro la legge elettorale regionale chiedendo di conseguenza l’annullamento delle elezioni vinte dalla destra. Si sono immediatamente costituiti contro i consiglieri del PD che dovrebbero essere all’opposizione della destra ma che evidentemente tengono assai di più alla poltrona. 

Non ho deciso di ricorrere alla legge elettorale regionale, con il sostegno e le competenze  tecniche e giuridiche dell’avvocata Rossella Barberio, come semplice cittadino ma in scienza e coscienza come soggetto politico e rappresentante di una forza politica, Rifondazione Comunista, ispirata ad idee e principi di libertà, di uguaglianza tra tutti gli essere umani e di giustizia sociale.

Ed in questo ho ricevuto il supporto ed il sostegno del mio partito a tutti i livelli, dai compagni di Circolo fino al segretario regionale ed a quello nazionale Maurizio Acerbo.
In virtù di queste idee – per larga parte sancite nella nostra Carta costituzionale, nata dalla Resistenza e dalla lotta di liberazione in cui si sono immolate ed immolati migliaia di partigiane e partigiani, e tra questi tante e tanti comuniste/i – ritengo che debbano e possano essere presenti
nelle istituzioni rappresentative, a tutti i livelli, dalla circoscrizione al Parlamento europeo, tutte le tendenze politiche che si riconoscono nei nostri valori costituzionali, in modo proporzionale, appunto, attraverso delle leggi elettorali che favoriscano la rappresentanza proporzionale dei soggetti politici in campo e fotografino nitidamente tutte le sensibilità e le idee politiche presenti nella società.
Mi ha molto colpito, rafforzando le mie convinzioni rispetto appunto alla giustezza e validità delle leggi elettorali, un principio sancito in una ordinanza della Cassazione del 2013 (la n. 12060), che recita: “L’espressione del voto – attraverso la quale si manifestano la sovranità popolare (art. 1, comma 2, Cost.) e la stessa dignità dell’uomo – costituisce oggetto di un diritto inviolabile (artt. 2, 48, 56 e 58 Cost., art. 3 prot. 1 CEDU) e ‘permanente’ dei cittadini, i quali possono essere chiamati ad esercitarlo in qualunque momento e devono poterlo esercitare in modo conforme a
Costituzione. Lo stato di incertezza al riguardo è fonte di un pregiudizio concreto e ciò è sufficiente per giustificare la meritevolezza dell’interesse ad agire…”.
Con questo spirito, sono stato tra i firmatari del ricorso contro la legge elettorale nazionale (Italicum) e tra i promotori del No al Referendum costituzionale del 2016, con cui è stato respinto il tentativo renziano di stravolgere e devastare la nostra Costituzione.
E sempre con questo stesso spirito, ed ancora con il supporto dell’avvocata Barberio, ho promosso per ultimo un ricorso presso il Tar della Calabria, e qui affiancato dal compagno Angelo Broccolo di Sinistra Italiana, affinché un giudice si pronunciasse avverso la lesione di un diritto
fondamentale nostro e di tutti i cittadini calabresi.

In sostanza, abbiamo chiesto l’annullamento delle ultime elezioni regionali per l’incostituzionalità sia dell’abnorme soglia di sbarramento (posta all’8%, la più alta tra quelle delle regioni italiane!) e delle modalità e dei tempi di approvazione della stessa legge nel 2014, a soli due mesi dalle elezioni, che per il mancato adeguamento della Regione Calabria alle intervenute e stringenti (e fondamentali, a mio avviso!) norme nazionali sulla parità di genere.

Debbo rilevare che alcuni elementi e fatti mi confortano sulla validità delle posizioni assunte.
A pochi giorni dalla notifica del nostro ricorso, improvvisamente, alcuni consiglieri di maggioranza hanno proposto ‘al volo’, durante un Consiglio, una legge che, con la mirabile regia del presidente Tallini, è stata approvata con il voto di tutti i consiglieri e nel tempo record di soli 90 secondi – sebbene poi cancellata per la reazione e lo sdegno unanime sollevato nell’opinione pubblica nazionale. Tale legge sanciva la possibilità dei consiglieri di ottenere il vitalizio finanche… “in caso di decadenza dal (o ‘del’?) Consiglio”!
Per giunta, contro il nostro ricorso al TAR si è costituita la gran parte dei consiglieri di minoranza (compresa la Sculco, che pure si era stracciata le vesti per la mancata approvazione della norma sulla parità di genere!) più il neo-consigliere di maggioranza Sainato, supportati tutti da una squadra altisonante (e, ritengo, di certo costosissima!) di corazzate forensi.
Tale scelta, la dice certamente lunga sulle motivazioni con cui tanti esponenti di centrosinistra e del Pd fanno politica, ovvero non come servizio per i cittadini, e la democrazia e le sue regole fondanti (la legge elettorale “è pienamente conforme ai precetti costituzionali di uguaglianza” afferma Guccione del Pd nel suo contro-ricorso), bensì come occupazione di una postazione di potere da difendere a tutti i costi.
Da qui la distanza siderale ed inconciliabile tra le loro posizioni, di potere e di difesa di privilegi, e quelle di una vera Sinistra di popolo, una Sinistra democratica e larga (antiliberista, antifascista, antirazzista, ambientalista e femminista) per cui sono impegnato costantemente con compagne e compagni, con l’attività politica e la lotta ma anche con l’avvio di tali procedimenti legali, a favorirne con determinazione la ricostruzione anche in Calabria.

* segretario della Federazione Provinciale di Cosenza
rifondazionecs@gmail.com

Nella foto Francesco Saccomanno a Riace con Mimmo Lucano 

saccomanno lucano


 

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