Un nuovo furto al Sud per dividere il Paese

Un nuovo furto al Sud per dividere il Paese

Loredana Marino*

Un nuovo furto al Sud si prefigura nella proposta arrivata dal DIPE e contenuta nel documento “L’Italia e il Covid-19″ dell’aprile 2020, sulla fase due dell’emergenza. Si propone al governo la sospensione fino a data da destinarsi della regola di destinazione del 34% degli investimenti a valere sulle risorse ordinarie al Sud, nonché una diversa distribuzione dei fondi europei di sviluppo e coesione. Si tratta di un colpo di mano di sedicenti economisti che non hanno a cuore la ripresa del Sistema Paese ma solo la soddisfazione immediata di alcuni interessi parziali e che non si fanno scrupolo di far pagare la crisi agli altri. Ebbene, in questo caso gli altri siamo noi, gente del sud, che : ”A seguito dell’esplosione della crisi sanitaria e delle sue conseguenze economiche nel Paese si rende necessario operare una sospensione del criterio di riparto delle risorse dei programmi di spesa in conto capitale finalizzati alla crescita o al sostegno degli investimenti, consentendo all’Autorità Politica la valutazione delle zone ove concentrare la maggior quantità di risorse per investimenti in considerazione del mutato scenario sociale e produttivo.” Si tratta di una pietra sopra al programma di interventi urgenti per la coesione sociale e territoriale, con particolare riferimento a situazioni critiche in alcune aree del Mezzogiorno, approvata a fine 2016 per favorire il riequilibrio territoriale tra le diverse zone del paese, prevedendo che le risorse aggiuntive per la politica di coesione fossero assegnate anche secondo le differenzialità presenti nei territori del Mezzogiorno.

Le misure proposte offendono il diritto di cittadinanza de cittadini del Sud del paese, inquinano il senso unitario e la coesione sociale del paese, il principio di solidarietà interterritoriale, cedendo alle spinte reazionarie e alle peggiori pulsioni razziste di cui già sono pieni i giornali e i social media, adeguandosi al linguaggio secessionista dei presidenti leghisti delle regioni di Veneto e Lombardia e i loro lacchè. Le misure proposte ignorano le evidenze per cui le teorie del gocciolamento dall’alto verso il basso (o “tricke down”) non si sono mai rivelate efficaci, dato che le aree italiane più forti sono ampiamente autosufficienti e non attivano importazioni, e dunque non stimolano l’economia, di quelle più deboli.
«Le proposte portate non sono di ripresa ma di divisione del Paese» dichiara Loredana Marino, Responsabile per il Mezzogiorno per il Partito della Rifondazione Comunista – SE «Riteniamo che le conseguenze economiche dell’epidemia si siano abbattute e si abbatteranno su tutto il territorio italiano, aggravando la situazione delle aree economicamente più fragili. E’ dunque necessario salvaguardare tutto il Paese» e tutti i cittadini, senza esclusioni: è dunque necessario mantenere il vincolo di destinazione territoriale delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione congiuntamente a quelle degli altri Fondi strutturali, al fine di promuovere la rimozione degli squilibri economici e infrastrutturali tra le aree e tra le Regioni del Paese. Si concluda piuttosto l’iter parlamentare e si emanino i decreti attuativi necessari all’attivazione della cosiddetta “clausola del 34%” che prevede la distribuzione degli stanziamenti in conto capitale delle Amministrazioni Pubbliche in proporzione alla popolazione nelle varie regioni italiane. Senza il Mezzogiorno non c’è ripresa che tenga. Il 34 % degli investimenti pubblici deve essere indirizzato al Sud, per la valorizzazione delle risorse umane e materiali capace di stabilire un nesso tra modernità e trasformazione, per farne sempre più risorsa del Paese e non territorio marginalizzato a solo mercato di sfruttamento e consumo , un Sud laboratorio del nuovo modello di sviluppo.»
*Resp. Mezzogiorno della Rifondazione Comunista – SE

 

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