Gli aiuti alimentari dei Comuni: prime riflessioni e linee guida per il corretto utilizzo dei fondi ed ìl controllo

Gli aiuti alimentari dei Comuni: prime riflessioni e linee guida per il corretto utilizzo dei fondi ed ìl controllo

Raffaele Tecce*

A seguito dell’emergenza Coronavirus che è già  diventata una emergenza anche economica,  il nostro intervento (come PRC SE e liste civiche di sinistra ) negli enti locali si presenta decisivo: le persone hanno più bisogno che mai di sentire la vicinanza e l’interesse di chi li rappresenta e ritengono, non a torto, che la verifica su come e quanto  la politica curi  il loro interesse debba avvenire in occasione di terremoti, catastrofi ed emergenze, di cui questa rappresenta certamente un caso estremo.

Gli scenari che si sono aperti, si stanno aprendo e si apriranno nei prossimi giorni per i soggetti più deboli sono drammatici e fin da subito bisogna avere la capacità di far comprendere come il coronavirus è solo la punta dell’iceberg di una situazione di quasi totale indifferenza da parte dei partiti tradizionali rispetto alle necessità e ai bisogni popolari.

Non vi è dubbio, infatti, che le condizioni del sistema sanitario italiano sono il frutto di una lenta, progressiva e costante aggressione al mondo del lavoro, costretto, anche  in settori privilegiati di forza lavoro, a pesanti regressi rispetto alle conquiste e ai risultati ottenuti  nel ventennio precedente: la carenza di strutture, l’assoluta assenza di presidi di sicurezza del lavoro, la carenza numerica di medici e di personale paramedico, l’assenza delle organizzazioni sindacali che, fin dall’esordio della pandemia avrebbero dovuto impedire che i lavoratori venissero mandati allo sbaraglio ne sono il primo simbolo evidente e macroscopico, pagato con la morte di  decine e decine di persone.

Il secondo punto da evidenziare è il  ruolo negativo  delle autonomie regionali e del riparto delle competenze: il decentramento, nato per creare un rapporto di maggiore vicinanza tra gli amministrati e i politici che dovevano curare i loro interessi, essendo però stato praticato come  rapporto di forza, e spazio di contrattazioni clientelari, è diventato il luogo per la discriminazione profonda tra le zone ricche e quelle povere del Paese: e ciò ancor prima e indipendentemente dalla Autonomia differenziata di cui, ovviamente, è difficile, speriamo, che si sentirà ancora parlare.

Su questi temi il nostro lavoro politico futuro dovrà  senz’altro essere concentrato sia per quanto attiene alla sicurezza sul lavoro che per vigilare che si approfitti dell’evidente sfaldamento delle autonomie locali per realizzare una svolta autoritaria mascherata dall’esigenza di accentramento dei poteri e delle responsabilità.

AIUTI ALIMENTARI

In questo quadro emergenziale insieme alle priorità assolute appena evidenziate, un tema prioritario deve essere quello dell’aiuto alimentare in cui in questi giorni sono chiamati i Comuni, ai sensi della ordinanza di protezione civile 658 del 29 marzo 2020.

E’ importante lavorare su linee guida e controllo anche nella consapevolezza della limitatezza delle risorse stanziate dalla ordinanza di protezione civile e del fatto che quasi tutti i Comuni hanno già approvato prime misure di utilizzo, non sempre – a mio avviso –  efficaci anche se in alcuni Comuni ben organizzate, del fondo, sia per poter esercitare un adeguato controllo e sia perché è molto probabile che la misura sarà reiterata fra una ventina di giorni e quindi si potrà come PRC SE, sinistra antiliberista e come liste civiche giocare un ruolo più efficace nella tutela dei bisogni di tutte le cittadine ed i cittadini.

Eppure anche su una prassi semplice e già collaudata nel nostro Paese stanno emergendo difficoltà e contraddizioni sintetizzabili in due dati di base su cui vale la pena riflettere:

-         Da un lato la burocrazia che intende classificare e controllare tutti i destinatari finali dell’erogazione alimentare

-         Dall’altro gli amministratori locali che vogliono evidenziare il proprio ruolo diretto nell’erogazione degli aiuti alimentari

Viceversa il sistema degli aiuti alimentari esiste in Europa ed ha una precisa strutturazione tecnica e giuridica da oltre un decennio e si realizza attraverso il Fondo Europeo Aiuti agli indigenti (Deprived) che dovrebbe essere noto in quanto è stato più volte utilizzato in Italia e che viene richiamato nella citata ordinanza di protezione civile.

In particolare, il sistema, è assolutamente  verificato e collaudato perché il   Fund for European Aid to the Most Deprived (FEAD) Fondo di aiuti europei agli indigenti sostiene gli interventi promossi dagli Stati membri per fornire assistenza materiale agli indigenti, tra cui generi alimentari, abiti ed altri articoli essenziali per uso personale e ogni Nazione produce un rapporto sulle modalità e l’efficacia delle erogazioni al fine di stabilire se il Fondo offra un contributo reale alla lotta contro la povertà.

Di recente, si è anzi stabilito che l’assistenza deve andare di pari passo con misure d’integrazione sociale, come iniziative di sostegno per aiutare le persone a uscire dalla povertà.  In ogni caso i paesi dell’UE possono scegliere il tipo di assistenza (generi alimentari o assistenza materiale di base, oppure una combinazione di entrambi) che desiderano prestare, a seconda della propria situazione, e come ottenere e distribuire gli articoli.

Anche nei programmi FEAD, le autorità nazionali possono sia acquistare direttamente il cibo e i beni e fornirli alle organizzazioni partner, sia finanziare le organizzazioni affinché provvedano agli acquisti. In quest’ultimo caso, le organizzazioni partner possono distribuire direttamente il cibo e i beni, oppure chiedere aiuto ad altre organizzazioni.

Le organizzazioni partner sono enti pubblici oppure organizzazioni non governative selezionate dalle autorità nazionali sulla base di criteri oggettivi e trasparenti definiti a livello nazionale. Esistono poi organizzazioni territoriali, create in particolari contesti, città o Regioni.

INSOMMA L’ UNIONE EUROPEA, SOLITAMENTE DEDITA AD UNA POLITICA LIBERISTA E NON EGUALITARIA SUL TEMA DEGLI AIUTI ALIMENTARI AI SOGGETTI PIU’ MARGINALI FORNISCE UNO STRUMENTO UTILE, ANCORCHE’ SICURAMENTE DI IMPOSTAZIONE CARICATEVOLE E NON DI REALE INTEGRAZIONE SOCIALE.

E, allora, sarebbe  opportuno che,  per poter arrivare  agli  ultimi e agli invisibili, per aiutare anche i lavoratori a nero, le persone senza identità e senza possibilità di identificazione legale, i rom, gli accampati, i migranti, i fruitori dei pasti delle mense per i poveri, le migliaia di persone senza carta d’identità e senza volto che si aggirano nelle città, si evitino, per questi soggetti,  le identificazioni e le classificazioni. E’ ovvio che, in questo caso, gli enti pubblici non avrebbero dovuto operare in forma diretta e invece consegnare alla Caritas, al Volontariato, alle Associazioni, ai Centri Sociali che avrebbero soddisfatto tutti, ivi incluso i nuovi poveri ed i migranti senza permesso di soggiorno che, allo stato attuale non risultano censiti negli elenchi degli assistenti sociali.

La norma consente  solo due modalità di erogazione (al comma 4 ):

a)    Di  buoni spesa utilizzabili per l’acquisto di generi alimentari presso gli esercizi commerciali contenuti nell’elenco pubblicato da ciascun comune nel proprio sito istituzionale;

b)    di generi alimentari o prodotti di prima necessità.E la norma prosegue:

5. I Comuni, per l’acquisto e per la distribuzione dei beni di cui al comma 4, possono avvalersi degli enti del Terzo Settore. Nell’individuazione dei fabbisogni alimentari e nella distribuzione dei beni, i Comuni in particolare possono coordinarsi con gli enti attivi nella distribuzione alimentare realizzate nell’ambito del Programma operativo del Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD). Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali rende disponibile l’elenco delle organizzazioni partner del citato Programma operativo. Per le attività connesse alla distribuzione alimentare non sono disposte restrizioni agli spostamenti del personale degli enti del Terzo settore e dei volontari coinvolti.

6. L’Ufficio dei servizi sociali di ciascun Comune individua la platea dei beneficiari ed il relativo contributo tra i nuclei familiari più esposti agli effetti economici derivanti dall’emergenza epidemiologica da virus Covid-19 e tra quelli in stato di bisogno, per soddisfare le necessità più urgenti ed essenziali con priorità per quelli non già assegnatari di sostegno pubblico.

Gli uffici dei servizi sociali di ciascun Comune, il cui ruolo quando esiste è prezioso, NON POSSONO ASSOLUTAMENTE CONOSCERE TUTTA LA PLATEA DEI NUOVI DESTINATARI.

Infatti i Report e i controlli della Comunità europea sono per categorie (rom, migranti, poveri, etc e vengono svolti sulle Organizzazioni che poi distribuiscono)

Occorre, allora, per arrivare agli ultimi ed agli ultimissimi, deliberare la necessaria sistemazione di bilancio, far riferimento ai partner elencati dal Ministero, invitare i volontari, i partner territoriali, i CAF volontari, i centri sociali etc a recarsi presso 2 o 3 partner ufficiali a ritirare i buoni spesa o i generi alimentari, raccomandando che, unitamente alla consegna, venisse specificato l’elenco dei negozi che volontariamente praticano sconti. Senza moduli, senza codice fiscale, senza identificazione!

In generale per  l’organizzazione di questi aiuti in molti   Comuni si sono già predisposti atti e strumenti e le operazioni sono già avviate velocemente  sia per i bisogni delle persone che per la deperibilità di molte derrate alimentari della filiera agricola: il ruolo di Rifondazione, da gestirsi, magari attraverso i Centri Sociali ed il Partito sociale , potrebbe essere quello di vigilare che vengano raggiunte tutte le sacche del bisogno sociale e, soprattutto, quelli che risultano privi dei più elementari mezzi di sussistenza, ma non sono mai stati negli elenchi dei servizi sociali (una categoria certa, di cui si parla poco, è quella degli ambulanti, dei mercati su aree pubbliche sospesi, considerato che l’ambulantato in molte città, come abbiamo sempre detto, è la sacca di assorbimento dell’irrisolto problema occupazionale!)

Rifondazione dovrà, poi, evidenziare eventuali fenomeni preoccupanti di sciacallaggio politico laddove si verificassero casi specifici in alcune città, ma più con riferimento al momento dell’approvvigionamento delle derrate che a quello, inevitabilmente frenetico e convulso della distribuzione viveri

Va in questa direzione la riflessioni dell’ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’ Immigrazione)  :

 1 )Gli interventi straordinari devono essere rivolti a tutti coloro che hanno subito gli effetti dell’emergenza, indipendentemente dalla nazionalità, dal titolo di soggiorno, dalla durata della permanenza precedente sul territorio.

2) Gli interventi di solidarietà devono essere rivolti a tutti coloro che appartengono a una comunità territoriale e hanno subito gli effetti di tale particolare situazione, indipendentemente dalla nazionalità, dal titolo di soggiorno, dalla durata della permanenza precedente sul territorio.

In particolare, per quanto riguarda i titoli di soggiorno, va ricordato che numerose norme (artt. 2, 41 e 43 TU immigrazione, oltre a varie direttive UE) garantiscono la parità di trattamento con gli italiani nell’accesso alle prestazioni di assistenza sociale a tutti gli stranieri regolarmente soggiornanti, anche se titolari di un permesso di soggiorno per famiglia, lavoro o protezione internazionale; pertanto non è consentito ai Comuni operare distinzioni a seconda del titolo di soggiorno.

IN ALLEGATO TROVATE UNA SINTESI PIU ‘ ARTICOLATA DELLE INDICAZIONI

DELL’ ASGI.

 

IN CONCLUSIONE, PUR RISCHIANDO ALCUNE RIPETIZIONI, VOGLIO SINTETIZZARE LE POSSIBILI PRIORITA’ DI INTERVENTO E DI CONTROLLO

1)    GLI AIUTI DEVONO ESSERE IL PIU’ POSSIBILE RIVOLTI A TUTTE E TUTTI E DEVONO PREVEDERE SIA L’ OPZIONE DI BUONI PER LA SPESA (FARMACIE E NEGOZI CONVENZIONATI CON I COMUNI) SIA LA CONSEGNA DI PACCHI ALIMENTARI DI VALORE EQUIVALENTE DA PARTE DEL VOLONTARIATO, DELLA CARTAS DEI CENTRI SOCIALI ECC.

2)    VANNO INDIVIDUATI, AL DI LA DELLE DOMANDE PRESENTATE ANCHE TUTTI I SOGGETTI MULTIPROBLEMATICI A CONOSCENZA DEI SERVIZI SOCIALI COMUNALI.

3)    I MODELLI DI DOMANDA DEFINITI DAI COMUNI DOVREBBERO ESSERE IL PIU’ SEMPLICI POSSIBILI, PREVEDENDO ANCHE UNA CONSEGNA MANUALE PRESSO UFFICI DECENTRATI DEL COMUNE (CIRCOSCRIZIONI E CENTRI SERVIZI SOCIALI TERRITORIALI ECC.) PER COLORO CHE NON HANNO ACCESSO A COMPUTER O SMARTPHONE

4)    VERIFICARE LA SITUAZIONE DEGLI ANZIANI DOPO LA CHIUSURA DI CASE DI RIPOSO E RESIDENZE.

5)    NON ESCLUDERE DAGLI AIUTI I PERCETTORI DI ALTI SOSTEGNI PUBBLICI (REI E SUSSIDI VARI)

6)    INCLUDERE ANCHE I SOGGETTI CHE DI FATTO PRATICAVANO LAVORO NERO (COLPENDO EVENTUALMENTE I DATORI DI LAVORO E NON CERTO GLI SFRUTTATI) E MIGRANTI ANCHE SE IRREGOLARI

7)    I CONTROLLI DEVONO ESSERE A CAMPIONE.

È probabile che dando risposta a tutte queste esigenze i Comuni che operano più correttamente, esauriranno presto le poche risorse statali disponibili pur integrate da fondi comunali di solidarietà’ e da fondi regionali per gli ambiti territoriali socio sanitari.

Questo però determinerà la possibilità di definire una più chiara ed importante mappa dei fabbisogni dei soggetti più deboli che rafforzerà la possibilità di lottare per ottenere nuovi fondi statali.

CONCLUSIONE POLITICA

Senza enfasi come PRC, anche con questo documento, stiamo tentando di tenere aperti fra di noi i canali di comunicazione e di discussione.

Lo abbiamo fatto con le dirette on line informative sulla situazione sanitaria con Agnoletto, con quelle sul lavoro, del Partito sociale e tante altre.

Oggi ci viene chiesto anche da settori associativi e di movimento, tradizionalmente lontani dai partiti della sinistra antiliberista di svolgere un ruolo anche come PRC SE.

Chiediamo, pertanto,a tutte le amministratrici ed amministratori interessati a vederci appena possibile on line per fare una discussione ed un bilancio comune, ad inviare la loro mail all’ indirizzo di posta elettronica organizzazione.prc@rifondazione.it  per organizzare, come PRC SE, insieme alla Rete delle città in comune, all ‘Altra Europa  e ad altre associazioni  un incontro di lavoro.

*responsabile ENTI LOCALI della Direzione Nazionale del PRC-SE.


 

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