Lab-Sud, lettera aperta al Ministro Giuseppe Provenzano

Lab-Sud, lettera aperta al Ministro Giuseppe Provenzano

Egregio Ministro del Sud e della Coesione Territoriale Giuseppe Provenzano,

Vista la situazione d’emergenza, sanitaria ed economica che sta investendo l’Italia tutta, con un particolare focus sul Sud, ed in virtù dell’importante incarico a Lei conferito, siamo come Laboratorio Sud, quale spazio di confronto,  approfondimenti, di analisi e rinnovamento interpretativo della questione meridionale, di sperimentazione per la valorizzazione delle risorse umane e materiali, capace di stabilire un nesso tra modernità e trasformazione, perché il sud sia sempre più risorsa del Paese e non marginalizzato a solo mercato di sfruttamento e consumo, abbiamo ritenuto utile ad indirizzarLe una lettera aperta  su importanti temi di attualità su cui siamo particolarmente sensibili e interessati alla sua opinione.

Autonomia differenziata

La Regione Emilia-Romagna ponendosi in scia alle egoistiche richieste in materia di Autonomia differenziata delle Regioni leghiste, Lombardia e Veneto, e i Presidenti Bonaccini, Fontana e Zaia, malgrado le evidenze della crisi sanitaria, che ha messo in drammatica luce come solo un SSN coeso e non diviso possa affrontare realisticamente situazioni di emergenza nazionale, ponendo all’indice proprio alcune delle decisioni prese a livello regionale in un coacervo di decreti locali a volte in contraddizione fra di loro, insistono irrealisticamente nelle loro pretese.

Oggi l’epidemia causata dall’emergenza Covid19 ha posto in evidenza la gravità della situazione in campo sanitario, messa in risalto anche dall’Oms, in relazione proprio al dedalo di regole male applicate e contraddittorie fra le diverse Regioni che si comportano, nei fatti ed in tutta evidenza, come staterelli autonomi e fuori controllo. Data la caotica situazione sarebbe il caso a nostro avviso, vista l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, di richiedere l’applicazione immediata dell’articolo 120 della Costituzione laddove prevede la facoltà del Governo di sostituirsi agli organi territoriali in caso di gravi pericoli per la sicurezza pubblica.

È utile ricordare come nell’ultimo decennio tutti i governi hanno attinto alla spesa sanitaria per esigenze di finanza pubblica, sgretolando progressivamente la più grande opera pubblica mai costruita in Italia. Servono decisioni politiche e azioni immediate per invertire questa tendenza affinchè la Repubblica possa nuovamente garantire il diritto alla tutela della salute e della cura a tutti i cittadini italiani, in modo paritario e senza differenze territoriali, evitando di continuare ad insistere con le privatizzazioni, come da tempo stanno facendo i tre presidenti “secessionisti”. Occorre assicurare una omogeneità sempre più spinta nei Livelli Essenziali di Assistenza. Una omogeneità che solo una sanità nuovamente e pressoché integralmente in mano allo Stato nazionale può assicurare. Il Robin Hood al contrario del servizio sanitario che sottrae quattrini ai poveri e li dona ai ricchi è uno dei fattori che determinano l’allargamento della forbice delle disuguaglianze in campo sanitario tra i cittadini del Sud, del Centro e del Nord. Inoltre non bisogna dimenticare che il disegno “secessionista”dell’Autonomia differenziata punta a realizzare un sistema scolastico secondario regionale autonomo e diverso da quello statale che gestisca edilizia scolastica, programmazione didattica  e personale attraverso il trasferimento delle necessarie risorse umane, finanziarie e strumentali. Di fatto si andrebbe verso un sistema scolastico regionale parallelo a quello statale che non può portare a nulla di buono per l’intero Paese. L’unità del Paese e della Repubblica si fonda su un sistema legislativo e fiscale uguale per tutti i cittadini e sull’uguaglianza dell’accesso ai servizi pubblici, dalla scuola, alla sanità, alle pensioni.

L’autonomia differenziata liquida definitivamente tutto ciò che tiene unito il Paese, annullando ogni Patto di Solidarietà, ed ha l’obiettivo di condurlo verso la privatizzazione dei servizi a vantaggio di pochi e a danno dei più, colpendo tutti i cittadini, quelli del nord come quelli del sud. Il progetto di Autonomia regionale è un progetto che non abbiamo timore a definire eversivo perché lede i principi e i diritti sociali previsti nella prima parte della Costituzione, che di fatto verrebbero annullati.

Inoltre pochi giorni fa la sentenza la Corte Costituzionale con la sentenza n. 44/2020  ha smontato (con un ragionamento consequenziale) come infondata, la richiesta di trattenere il “Residuo fiscale” su cui era imperniata la richiesta di Autonomia differenziata delle regioni leghiste, dato che questo “residuo” nella realtà non esiste. Questa sentenza della Corte Costituzionale afferma un principio essenziale e cioè che i diritti sono nazionali e che le richieste di alcuni governatori regionali sono, oltre che inopportuni, anche incostituzionali.

Fondi Coesione 

I fondi UE sono quasi sempre fondi “strutturali”, cioè intendono intervenire su quelle che sono, appunto, le carenze strutturali e innovative di alcune regioni d’Europa, tra cui il Sud Italia. L’emergenza Covid19 è invece una situazione contingente e sicuramente passeggera, ha quindi bisogno di fondi in grado di intervenire sulle carenze determinate dal fermo dell’intero Paese in questo periodo lungo o corto che sia.

Ecco perché chiediamo che il Governo non dirotti in alcun modo i fondi UE su altre aree del Paese se non al Sud come previsto. Non è una questione di solidarietà, è una questione di lungimiranza, abbiamo una parte del Paese che, finita l’emergenza, potrà riprendere a correre, un’altra parte, il Sud, che tornerà ad arrancare.

Proviamo a chiarire: Il Sole 24 ore ha titolato l’11 marzo scorso: ”Sui fondi Ue prove di solidarietà dalle regioni del Sud verso il Nord. La rimodulazione delle risorse “. Purtroppo già negli anni passati i governi, tutti a trazione nordista, ad esempio con le risorse del Fas prioritariamente destinate  al Sud, si sono inventati mille cavilli per potere dirottare questi fondi a Nord (per il pagamento delle multe delle quote latte degli agricoltori padani, i traghetti sul lago di Como ecc.), riducendo nel tempo il Sud in povertà nera, come certificato da Eurispes, data la sottrazione di risorse spettanti, a favore del Nord, di 840 Mld di € nel solo periodo 2000/2017.

Non è pensabile continuare su questo indirizzo. Al Sud serve una immediata immissione di liquidità in aiuto alle imprese e ai cittadini, oltre che la sospensione di scadenze, tasse, mutui e ogni tipo di impegno bancario. Le attività commerciali, artigianali, produttive autonome in genere, già in ginocchio, saranno rase al suolo da questo periodo di chiusura: vanno sostenute! Senza sostegno alle imprese la disoccupazione salirà ancora dagli attuali livelli record, il che porterà a continuare in quella emigrazione epocale che già due anni fa ha indotto l’OCSE a lanciare un allarme, ovviamente ignorato, al governo italiano dell’epoca. Con l’emigrazione aumenterà inevitabilmente anche la desertificazione demografica, anche questa a livelli record.

Già da un decennio il sud è la Macroregione più povera d’Europa, nell’indifferenza governativa che parla ciclicamente di “Piani per il Sud” mai realizzati, ora dopo questo tsunami, se non sostenuto adeguatamente, resterà in piedi ben poco dell’apparato produttivo meridionale. La solidarietà è un’ottima cosa, se si può fare, altrimenti diventa incoscienza, soprattutto dopo le continue spoliazioni di questi ultimi decenni, mentre, come visto sopra, alcune regioni del Nord continuano imperterrite a chiedere la “Secessione dei ricchi”.

Il tutto in una situazione che, peraltro ha visto la Sanità nel Sud commissariata in quasi tutte le regioni per anni e che oggi si trova ad affrontare l’emergenza con pochi ospedali, causa tagli di bilancio, e pochissimi DPI per il personale sanitario, il che rende inutile la corsa fatta per incrementare i posti letto di terapia intensiva.

Ricordiamo solo per dovere di cronaca che dal 2000 al 2017 ogni cittadino calabrese ha ricevuto pro capite 15,9 euro per investimenti fissi in sanità dal bilancio della Repubblica italiana. Ogni cittadino piemontese tre volte tanto (44,1), chi è nato in Emilia-Romagna cinque volte di più (84,4), ai cittadini veneti la dote personale (61,3) è pari a quattro volte la spesa pubblica attribuita a un abitante di Vibo Valentia o di Reggio Calabria. Campani e pugliesi si devono accontentare della metà esatta di quanto ricevono i lombardi e di un terzo di quello che incassano i veneti. Questo certificano i Conti Pubblici Territoriali della Repubblica italiana voluti da Carlo Azeglio Ciampi per cercare almeno di capire a che cosa avrebbe condotto, anno dopo anno, la scelta di abolire il servizio sanitario nazionale e la nascita dei venti staterelli regionali in guerra tra di loro. Ci permettiamo, altresì, di ricordare che, parola della Corte dei Conti, il peggioramento dei conti della sanità pubblica italiana è interamente attribuibile a Regioni a statuto ordinario del Nord, a partire dal Piemonte.

Inoltre la Commissione europea, nel quadro dell’iniziativa “Coronavirus Response Investment Initiative”, il 13 febbraio scorso ha dato il via libera alla spesa sanitaria e ha in parte sburocratizzato il sistema di aiuti per le imprese e i cittadini. Le nuove regole europee, tra cui la nuova ammissibiità delle spese sanitarie, stabiliscono che le risorse non spese sulla programmazione in corso vengono raccolte a livello centrale. Le Regione del Sud hanno maggiori residui, in virtù di dotazioni finanziarie più elevate ma anche a fronte di più bassi investimenti nazionali.

Fonti stampa informano che sul tavolo dei Presidenti delle Regioni sarebbe pervenuta una sua comunicazione in cui si chiede di riprogrammare le risorse a valere sul programma 2014-20 specificando che “l’eventuale maggiore contributo di risorse aggiuntive delle Regioni meridionali all’emergenza Coronavirus, (…) dovrebbe essere oggetto di una successiva ‘compensazione intertemporale’, che avverrebbe attraverso un ristoro premile di risorse dal Fondo di Sviluppo e Coesione per le Suddette Regioni nel ciclo di programmazione 2021-27, da prevedersi nel prossimo Documento di Economia e Finanza e da definire nell’ambito della legge di Bilancio 2021”. Vorremmo sapere da Lei se questa notizia è fondata e nel caso le motivazioni di una scelta che può apparire come una sottrazione (l’ennesima) di fondi al Sud a vantaggio del Nord, in cambio di una futura promessa di risarcimento.

C’è chi continua senza posa a gettare benzina sul fuoco sulla divisione tra Nord e Sud. 

A Palermo nei giorni scorsi non c’è stato nessun assalto di manzoniana memoria ai supermercati come descritto per giorni dai media. Ad un tentativo di pochi disperati di non pagare alle casse per la mancanza di denaro, si è aggiunto un video che gira sui social e un gruppo su Facebook che invita populisticamente alla “ rivoluzione “, o poco più, il che ha spinto a rafforzare i controlli. Al momento nessun “saccheggio” o “esproprio proletario”. In un Sud che i governi hanno ridotto allo stremo, come visto con il furto sistematico negli ultimi vent’anni di più di 840 Mld di € a favore del Nord, monta però una sorda rabbia.

Il governo dopo il Decreto dei giorni scorsi deve rapidamente intervenire con finanziamenti strutturali capaci di mettere in tranquillità la parte meno protetta della popolazione. I 400 Milioni di Euro stanziati sono un utile inizio ma non bastano, visto che anche nella distribuzione dei 400 milioni per la “solidarietà alimentare” si continua, con le solite logiche a danno delle classi più deboli e indigenti, che guarda caso si trovano in maggioranza al Sud.

L’80% di questi fondi è infatti semplicemente distribuito in parti uguali fra i comuni in base al numero degli abitanti. Indifferentemente, al comune più ricco così come a quello più povero. Per cui i comuni con pochi indigenti avranno da dividere di più fra i loro cittadini in difficoltà, viceversa per i comuni con molti indigenti. Solo il 20% sarà distribuito in base a criteri perequativi. “Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.”

Serve un reddito di quarantena, come misura strutturale in prospettiva non emergenziale, una misura incondizionata, strumento contro il ricatto della precarietà e del lavoro nero che ridistribuisca la ricchezza contro l’avanzare della povertà.

Intanto, come sciacalli, giornali e televisioni danno fra le righe la spiegazione più semplice per possibili disordini al Sud, quella lombrosianamente più comprensibile per un Paese intriso di razzismo e rancore, la solita da decenni: “ i meridionali sono tutti mafiosi”! Farebbero di tutto pur di negare l’evidente ingiustizia di questo Paese a due velocità, di tutto pur di negare la necessità di qualsiasi intervento redistributivo o la creazione di un RdQ (a Sud come a Nord) per alleviare la sofferenza di masse sempre più numerose, man mano che la “quarantena“ si protrae, di cittadini già ridotti allo stremo da decenni di politiche di austerità volute dai governi da decenni alla guida del Paese, da sempre complici ed esecutori pedissequi dei diktat europei.

Visto quanto sopra Le chiediamo se è sua intenzione chiedere il ritiro dell’intesa fra Regioni e Governo (tutt’ora secretata) o quanto meno chiederne la sospensione per avviare un dibattito pubblico che su un tema così rilevante non è ancora stato portato avanti dopo la modifica del Titolo V della Costituzione, che dal 2001 non ha mai definito i Lep.

Inoltre, Come avrà capito , vorremmo in poche parole sapere, come le scelte indicate e rivendicate dai Presidenti di Regione “secessionisti” sui temi sopra esposti e alcune scelte dei governi passati , ma anche dell’attuale Governo, siano compatibili con la sua visione progressista e meridionalista.

Pronti anche ad un eventuale dibattito-confronto, e restando comunque in attesa di una sua gradita risposta la salutiamo augurandoLe buon lavoro a vantaggio di tutti i cittadini italiani, nessuno escluso.

Natale Cuccurese,

Loredana Marino 

Laboratorio Sud

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