Due morti a Bergamo. Poste spa continua a non rispettare il protocollo in tutta Italia

Due morti a Bergamo. Poste spa continua a non rispettare il protocollo in tutta Italia

 
La notizia della morte di due dipendenti di Poste spa a Bergamo ci indigna e riempie di rabbia. Poste è diventata una spa che pensa ai dividendi degli azionisti di borsa e alle retribuzioni dei manager e che come tante altre imprese non si cura della salute dei suoi dipendenti. A Bergamo il coronavirus sta facendo una strage a causa dell’irresponsabilità di una classe dirigente che ha minimizzato il problema per non fermare le fabbriche e l’economia. Ma la responsabilità di Poste Spa riguarda tutto il paese.
Da tutta Italia lavoratrici e lavoratori lamentano di essere privi di Dpi (mascherine, gel igienizzante e guanti). Parliamo di 130.000 dipendenti, di cui decine di migliaia svolgono mansioni che li pongono in costante contatto con il pubblico.
Anche dopo la firma del protocollo non è cambiato molto perchè il governo avrebbe dovuto imporre ai datori di lavoro delle prescrizioni e delle sanzioni.
Torniamo a ribadire il principio che la salute è un diritto sancito dall’articolo 32 della Costituzione e che lo stesso Codice Civile prevede che sia in capo al datore di lavoro di garantire la sicurezza.
Torniamo a chiedere che laddove Poste spa non è in grado di garantire la protezione dal contagio si chiudano gli uffici. E non solo a Bergamo.
Invitiamo lavoratrici e lavoratori con i loro RLS e RSU ad astenersi dal lavoro in caso di inadempienza dell’azienda. In tal caso non si perde il diritto alla retribuzione.
Basta con la sottovalutazione della salute di lavoratrici e lavoratori!
Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

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