Astensione dei penalisti le ragioni di un Sì

Astensione dei penalisti le ragioni di un Sì

Gianluca Schiavon*
Martedì 28 l’Unione delle Camere penali italiane effettuerà in un tutta Italia manifestazioni contro il Governo nell’ambito dell’astensione dalle udienze, lo sciopero degli avvocati. L’oggetto del contendere è l’abolizione totale della prescrizione approvata dal precedente Governo di destra ed entrata in vigore con il Governo di centro-sinistra, abolizione finora mai veramente messa in discussione.Si tratta di una riforma che trova principale sostenitore un milanese influente consigliere di Cassazione, fondatore di una corrente organizzata della magistratura, molto noto alla cronache per continue interviste a La7 e a Il Fatto. La prescrizione è un rimedio alla durata patologicamente lunga del procedimento penale dal suo inizio con l’acquisizione della notizia di reato alla sentenza. Durata che produce un vulnus sia ai diritti fondamentali del cittadino che al dettato costituzionale.
Leggendo i dati di un meritorio rapporto sul processo penale Eurispes-UCPI – con un campione di quasi 14.000 processi – si ricava che, negli ultimi dieci anni, i procedimenti penali si sono allungati e che su dieci procedimenti penali solo due si concludono con sentenza.
Da un Governo che voglia tentare di risolvere la questione, la prima risposta logica sarebbe un piano straordinario di assunzioni per decine di giovani in magistratura e nell’amministrazione della Giustizia. La seconda un piano complessivo di depenalizzazione e decriminalizzazione di fatti che oggi costituiscono reato. La prescrizione sanziona l’inerzia dello Stato a punire fatti astrattamente costituenti reato, ma se troppi comportamenti umani sono inseriti nel campo dell’illecito punibile gli operatori si trovano a dover occuparsi di una massa di fatti trovando difficoltà a occuparsi con la dovuta attenzione e cura di quelli più gravi. C’è dI più, un ordinamento giuridico non compiutamente democratico sanziona con pene quali la reclusione o l’arresto un novero esagerato di comportamenti. Le destre, di fatti, si caratterizzano per tolleranza zero, continui appelli alle manette e, addirittura, auguri di “marcire in galera”, parole dell’ineffabile Bonafede, a persone condannate in età avanzata.
L’emergenzialismo penale ha trovato un caso paradigmatico nella reintroduzione del reato di blocco stradale e blocco ferroviario. Fattispecie volte a colpire la manifestazione del dissenso politico, sociale e sindacale in un momento in cui, oltretutto, non si può dire che lotte e rivendicazioni siano frequenti e combattive quanto, per esempio, in Francia.
Pare giusto che i delitti più gravi siano imprescrittibile e che per altri la prescrizione sia sostanzialmente inapplicabile, come nei delitti contro la pubblica amministrazione. Ciò che non pare barattabile è che un cittadino non colpevole fino al passaggio in giudicato della sentenza si veda condannato, per esempio, dopo otto anni dalla potenziale condotta. Il primo menomato da un processo ‘lungo’ è proprio il diritto di difesa di un indagato/imputato che non sia facoltoso e che non possa permettersi difensori e consulenti affermati e costosi.
La legge Bonafede, tra l’altro, non affronta il problema del grosso dei reati già prescritti non durante il processo, ma durante le indagini preliminari, quindi, certamente, prescritti non per responsabilità dei difensori. La prescrizione sarebbe, secondo questa logica, un problema solamente ove i sostituti procuratori e gli organi di polizia abbiano accelerato a loro discrezione le indagini. Balzana pare la mediazione approntata dal Presidente del Consiglio che vorrebbe abolire la prescrizione per i soli imputati condannati in primo grado producendo una patente violazione costituzionale trattando in maniera discriminatoria imputati tutti, ripetiamo, non colpevoli fino al passaggio in giudicato della sentenza. La soluzione del Presidente del Consiglio ha suscitato indignazione anche per la maggioranza dell’ANM, perchè magistrati coscienziosi non possono subire l’oppressione di lavoro “a cronometro” come succedeva nei peggiori uffici tempi e metodi delle fabbriche degli anni 60. Il risultato di una giustizia iper accelerata è la trasformazione del processo penale da orale a scritto con la conseguente trasformazione dell’istruzione probatoria.
Il disegno esplicito pare la riduzione del ruolo costituzionale della difesa e del fondamentale contraddittorio su ogni punto di una controversia. Si è affermata in una parte non poco numerosa della società civile l’idea che la pena non abbia la funzione dell’emenda, della risocializzazione del reo, ma debba essere il castigo esemplare che induce timore per la ferocia. Questa ideologia, tuttavia, se si affermasse, faciliterebbe la creazione di un sistema penale incostituzionale, e testimonierebbe il passaggio compiuto a un regime liberticida.
Le ragioni per manifestare contro il Governo da parte degli avvocati le ha perfettamente compendiate il presidente di Magistratura democratica, magistrato di sorveglianza a Sassari. Riccardo De Vito ha ricordato come l’americanizzazione del processo ha come corollario l’accettazione di un modello classista dello stesso, ancora di più di adesso, momento in cui la popolazione carceraria è quasi esclusivamente composta da non abbienti. Gli stessi odiati dal noto consigliere di Cassazione e dal Ministro della Giustizia che non ha mai proposto soluzioni per i problemi dell’esecuzione penale.
L’ultimo motivo per sostenere la mobilitazione dei penalisti sono le parole di Nicoletta Dosio, imprigionata per testimoniare il diritto alla disobbedienza civile contro spoliazione ambientale di un territorio. L’amnistia per i reati sociali, cioè la non punibilità delle lotte per difendere le persone in carne e ossa vittime della crisi economica e sociale in corso.
*Resp. giustizia PRC-S.E.

 

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