Spontaneismo dei movimenti e direzione consapevole

di Alba Vastano *

Riflettori puntati sui nuovi movimenti e i loro leader. Generalmente sono giovani, a volte giovanissimi, talvolta adolescenti. Alcuni poco sorridenti, altri con il sorriso permanente. Tutti conquistano folle immense. Chi per la carica inusuale nell’affrontare i potenti della terra, altri perché sorridono e invitano alla gentilezza e alla pace affermando che violenza fisica e verbale devono essere equiparate (ndr, questa ce la devono spiegare meglio), chi difende l’ambiente con la rabbia fra i denti, chi ha il coraggio di contrastare il dl sicurezza salviniano e apre i porti, fregandosene dell’out di un reazionario, chi contrasta la violenza di genere. La loro intraprendenza merita sicuramente considerazione. La loro improvvisa notorietà e i messaggi che in breve diventano virali meritano un’analisi accurata.

Vero è che ogni movimento segue un filone di lotta monotematica che appare spesso scollata dalla madre di tutte le lotte che è l’anticapitalismo. Hanno, comunque, un grande pregio questi giovani leader movimentisti e gli va riconosciuto. Si muovono nelle folle oceaniche con grinta ed efficienza anche inusuali per la loro giovane età e si appassionano davvero ai loro temi di lotta preferiti. Ma il loro spontaneismo contro tutto e tutti viaggia in modo disordinato, in ordine sparso, senza alcuna direzione consapevole, sia pur riuscendo a convogliare folle oceaniche.

Hanno nomi veloci che nessuno dimentica “Greta.. Carola…Mattia…Jasmine” . I loro slogan, come il fenomeno, diventano pane per tutti i ‘giusti’. “Vogliamo diritti uguali per tutti. Chi di barcone ferisce, di balcone perisce. Save the planet. Porti aperti per tutti gli immigrati. No alla violenza di genere. Basta odio. Non abbocchiamo…Non ci facciamo inscatolare”. Sono ovunque, nelle piazze come nelle tv mainstream e in battibaleno diventano un fenomeno virale. Tutti ne parlano, sono in molti ad adularli, molti li avversano e sono generalmente i fedelissimi delle destre reazionarie. Pochi si riservano di capire da dove nasce la loro celebrità nata in un giorno. Generalmente, chi si mostra restìo a buttarsi a occhi chiusi nella loro folla, sono i compagni e le compagne che delle lotte antisistema ne fanno principi inossidabili che non possono esaurirsi nello spazio e nel tempo di una manifestazione di piazza organizzata da un movimento nato in un giorno che non sa si sa bene da dove provenga e quale direzione prenderà-

Quei pochi, che guardano con prudenza a queste nuove meteore movimentiste in un tempo come il nostro in cui la folla che acclama il leader di turno è baciata dal populismo euforico, rischiano critiche feroci da chi è preda di facili entusiasmi perché sono giovani , belli, grintosi e intelligenti e dobbiamo credere in loro. Perché non dare loro fiducia? Sì, ma cerchiamo di capire l’origine e la finalità.

In realtà cosa propongono questi giovani leader del nuovo movimentismo all’arrembaggio che appaiono in tv ogni ora, in ogni talk, in ogni dibattito? Chi c’è dietro la loro spontaneità? Chi manovra i fili dall’anonimato alla celebrità? Non sempre ci è dato di saperlo, ma nel contempo non sempre i manovratori restano nell’ombra e talvolta si sovrappongono i due lati della medaglia e si svela una deludente verità del loro percorso. I movimenti antifascisti, antipopulisti, antipartito che adottano come frontman leader bellocci e spavaldi con un carisma mediatico indiscusso in grado di far riversare sulle piazze migliaia di persone, non sempre, ma accade, vengono fagocitati proprio dal sistema. Quello stesso sistema che nello stesso tempo occulta le forme che appaiono più tradizionali del ‘vecchio’ conflitto di classe, come lo sciopero promosso in Francia da movimenti e sindacati (GGT- Confederation generale du travail) contro l’innalzamento dell’età pensionabile. Come la repressione sui NoTav, movimento non facilmente fagocitabile dal sistema.

Gli autori della repressione sono proprio quelle forze di potere che hanno contribuito a devastare lo Stato sociale, che hanno massacrato le Costituzioni. E allora sui movimenti neonati e su questi ragazzi/divi che entusiasmano le piazze e trascinano fuori dalle app online, da dove generalmente parte l’invito all’adunata, una moltitudine di folla new generation, mista a generazioni più attempate per fare solidarietà, su queste istantanee celebrità che diventano divi dei diritti umani e sociali da un giorno all’altro, non sarà il caso di gettare uno sguardo più lungo per analizzare il fenomeno di massa che producono e comprenderne anche la direzione, se esiste, oltre che apprezzarne lo spontaneismo che non sempre si sostanzia nelle lotte politiche antisistema, ma sfocia in altre direzioni, che potrebbero convergere, strumentalizzati proprio dal sistema, in quelle opposte alle finalità dichiarate. Oppure svanire in un pomeriggio, così come sono nati?

Considerando anche che, se la purezza del movimento venisse accertata, quindi svincolata da ogni forma di manipolazione da parte dei poteri forti neoliberisti, per tradurlo nella ‘vecchia’ lotta di classe di cui ce n’è tanto bisogno, per sostanziarlo nelle forme di lotta che tutti i comunisti auspicano realizzarsi, occorrerebbe un partito forte di opposizione alle politiche dominanti che hanno distrutto lo Stato sociale. Un partito di sinistra radicale di massa, soprattutto coeso, che sappia connettere lo spontaneismo di un movimento ad una direzione consapevole. Realizzando così quel pensiero elaborato da Antonio Gramsci che a proposito dello spontaneismo dei movimenti e della direzione consapevole scriveva nel quaderno 3:

L’unità della “spontaneità” e della “direzione consapevole”, ossia della “disciplina” è appunto la azione politica reale delle classi subalterne, in quanto politica di massa e non semplice avventura di gruppi che si richiamano alla massa. Si presenta una questione teorica fondamentale, a questo proposito: la teoria moderna può essere in opposizione con i sentimenti “spontanei” delle masse? (“spontanei” nel senso che non dovuti a un’attività educatrice sistematica da parte di un gruppo dirigente già consapevole, ma formatosi attraverso l’esperienza quotidiana illuminata dal “senso comune” cioè dalla concezione tradizionale popolare del mondo, quello che molto pedestremente si chiama “istinto” e non è anch’esso che un’acquisizione storica primitiva ed elementare). Non può essere in opposizione: tra di essi c’è differenza “quantitativa”, di grado, non di qualità: deve essere possibile una “riduzione”, per così dire, reciproca, un passaggio dagli uni all’altra e viceversa. […] Trascurare e peggio disprezzare i movimenti così detti “spontanei”, cioè rinunziare a dar loro una direzione consapevole, ad elevarli ad un piano superiore inserendoli nella politica, può avere spesso conseguenze molto serie e gravi. Avviene quasi sempre che a un movimento “spontaneo” delle classi subalterne si accompagna un movimento reazionario della destra della classe dominante, per motivi concomitanti: una crisi economica, per esempio, determina malcontento nelle classi subalterne e movimenti spontanei di massa da una parte. Dall’altra parte determina complotti dei gruppi reazionari che approfittano dell’indebolimento obbiettivo del governo per tentare dei colpi di Stato. Tra le cause efficienti di questi colpi di Stato è da porre la rinunzia dei gruppi responsabili [dei comunisti, ndr] a dare una direzione consapevole ai moti spontanei e a farli diventare quindi un fattore politico positivo” (Q 3, p. 328 PP, p. 70)].

Il fondatore del Partito comunista italiano invita quindi i partiti comunisti a sostenere “…i movimenti cosi detti spontanei” e non “rinunciare a dar loro una direzione consapevole, ad elevarli ad un piano superiore inserendoli nella politica”. Il pericolo è darli in pasto a movimenti reazionari della classe dominante. Corre qui l’obbligo di alcune fondamentali considerazioni che non intendono contraddire quanto espresso dal grande intellettuale comunista. Oggi come bucare questa impasse, se ci siamo persi, noi comunisti, cammin facendo, la nostra classe di riferimento. Oggi che molti ‘vecchi’ ex proletari, e le nuove generazioni occhieggiano all’uomo forte al comando che in modo assai subdolo, spara false promesse di futuro benessere, promesse sovraniste, in esclusiva per gli Italiani. Perché è quasi sparito il comunismo in Italia e tutta la sinistra alternativa non ha più spazio, né voce?

I motivi sono noti. La sinistra radicale ha un vuoto di rappresentanza inquietante, e non è più credibile, danneggiata nell’immagine e nei principi fondamentali dai media di regime e dalle tv governative che la oscurano sistematicamente. I tempi, per i comunisti, sono davvero bui. D’altro canto il comunista marxista non può che perseguire la lotta antisistema e odiare il capitalismo che invece si è ben radicato e ha distrutto le Costituzioni. Non restano sulla scena che i movimenti antigovernativi? E questi, senza la politica di base, riusciranno a dare una svolta epocale a questo blocco della democrazia? E qui l’inciso e il riferimento nasce spontaneo. Non tutti i compagni e le compagne dei vari partiti della sinistra radicale sostengono, a priori, un movimento appena nato, antipartito, antipopulista, antipolitico, né di destra, né di sinistra che nel suo manifesto equipara la violenza verbale a quella fisica. Merita un’ulteriore riflessione anche il fatto che il movimento ittico appena nato (ndr, il nome che si sono dati mi appare squalificante per il movimento stesso) sembra essere nato sull’onda delle sirene del Pd, (ndr, sospetto da maneggiare con cura) partito che ha foraggiato le politiche neoliberiste e le rappresenta pienamente.

D’altro canto, se pur fosse possibile creare la giusta connessione fra spontaneismo dei movimenti e direzione consapevole, fra movimento e partito, dovremmo, finalmente, far pace con una realtà oggettiva. Un partito comunista si colloca sul terreno della politica e persegue tutte le lotte riconducibili all’anticapitalismo. Il movimento mira a obiettivi monotematici e non è escluso che in cabina elettorale chi abbraccia la causa di quello specifico movimento voti un partito moderato o di destra. Così può accadere ad un lavoratore che sciopera per i diritti del lavoro o persone che manifestano per la difesa dell’ambiente o per le lotte di genere. Inoltre se si vuole dare una direzione consapevole ad un movimento, nell’ottica di una prospettiva politica, questa verrebbe vista come ‘metterci il cappello’, come una strumentalizzazione.
Che fare? Vale, a questo punto, citare lei, Rosa Luxemburg, a chiudere questo loop fra spontaneismo e direzione, fra partito e movimento. “Il movimento non può essere tutto, perché senza la rivoluzione il movimento non è che un meccanismo. Il partito può essere organizzazione realmente rivoluzionaria solo se si ridefinisce, si modifica, si ristruttura nella lotta di classe in un rapporto dialettico e fecondo con le masse, che però ha il compito di guidare(Rosa Luxemburg). Guidare? Se ce lo facessero fare!

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