Contributo del Circolo cittadino “K. Marx” di Bari, ai lavori dell’assemblea di Firenze di domenica 22 settembre 2019

Questo documento è il frutto della discussione dei compagni e delle compagne del circolo K. Marx di Bari, per i lavori di questa assemblea, nella prospettiva che si apra un percorso aperto sui nodi politici e sulle forme organizzative.

Per comprensibili difficoltà logistiche ed economiche non siamo presenti fisicamente ai lavori dell’assemblea,  ma assumiamo con questo contributo, certo non esaustivo e necessariamente sommario, l’urgenza di praticare ogni occasione di confronto che favorisca la condivisione delle voci dei territori della militanza.

Siamo molto preoccupati  dello stato del nostro partito, della sinistra, della condizione delle classi popolari e del mondo del lavoro deprivato di rappresentanza politica e sociale.

La sinistra è in difficoltà in tutti i paesi, ma non in tutti è annientata come nel nostro.

Dopo l’ennesimo tonfo elettorale delle elezioni europee, ci saremmo aspettati una capacità reattiva e di resilienza di altro livello, un percorso di ricerca e di elaborazione stringente ed aperto: fare un bilancio, in modo franco, senza pregiudizi né colpevolizzazioni, degli errori e delle debolezze di una linea spesso contraddittoria e dagli esiti catastrofici, sull’altare della quale abbiamo sacrificato la cura e la credibilità del partito come soggetto socialmente utile. Non mettiamo in atto processi, né sottovalutiamo le difficoltà del contesto e gli ostacoli che abbiamo dovuto affrontare, e neppure il settarismo e gli opportunismi di compagni di strada con cui ci siamo trovati a condividere percorsi dettati da esigenze elettorali contingenti più che  da condivisione di obiettivi e di pratiche. Dovremmo farne tesoro ed evitare la riproposizione di ricette che aggravano i mali, con la conseguenza dell’avvilimento della militanza, sballottata da un tentativo all’altro e frustrata dai numerosi fallimenti.

Se riteniamo ancora che la rifondazione comunista sia necessaria per le classi popolari, dobbiamo mettere mano ad una difficile ma inevitabile opera di ricostruzione dalle basi, evitando in ogni modo tanto le analisi autoconsolatorie quanto la rissosità interna da ceto politico, entrambe frutto dell’inconsistenza di una proposta credibile.

Ci saremmo aspettati l’avvio di un percorso di elaborazione critica che affrontasse nodi politici strategici non più rinviabili, dall’Europa al sindacato alle forme dell’organizzazione e della comunicazione, della struttura stessa del partito; un lavoro indispensabile di ricostruzione,  forse doloroso e dall’esito per niente scontato, ma inevitabile se si vuole salvare l’idea della rifondazione comunista e la sua agibilità nella società. Prenderci lo spazio del pensiero critico e autocritico, essere promotori e non semplici commentatori e censori del discorso pubblico. Darci un progetto.

Dobbiamo constatare che non si sta seguendo questa la strada. L’assemblea di oggi sarà irrilevante se non produrrà una rottura della ritualità annuale e non avvierà un capillare lavoro di ricucitura politica e organizzativa. Ne aspettiamo gli esiti, ai quali vogliamo contribuire.

Gli ultimi mesi sono stati segnati da capovolgimento del sistema politico, la Lega si è estromessa da sola (non certo per merito di un’opposizione istituzionale e sociale) da un governo dominato da pericolose derive razziste, populiste, con tratti eversivi. Ora siamo di fronte ad un governo segnato dall’europeismo neoliberista del PD e dal trasformismo populista dei 5*, con l’internità di coloro che caparbiamente abbiamo considerato nostri interlocutori e compagni di strada della sinistra.

Mentre interi settori sociali anche progressisti e di sinistra guardano con speranza al governo 5*-PD-LEU, l’unica opposizione e connessione sentimentale con il “popolo” è quella di Salvini.

Organizzare in queste condizioni un’opposizione di sinistra e comunista è un compito arduo, che richiede la scelta di priorità, la costruzione di un credibile progetto politico, la capacità d’iniziativa autonoma: un partito. Ciò non significa chiudersi in patetici recinti settari, ma essere all’altezza di un confronto autorevole con una pluralità di soggetti sociali e di movimento.

Non conosciamo la realtà di altri territori del partito e siamo sicuri che ci siano circoli, federazioni, regioni che possono vantare risultati encomiabili sul piano politico, di insediamento sociale e perfino una rappresentanza istituzionale.

Conosciamo la realtà pugliese e ne siamo allarmati, come abbiamo evidenziato da tempo, perlopiù inascoltati, sia in ambito regionale che ai livelli nazionali: in Puglia il partito regionale non esiste, non esprimendo alcuna minima vitalità politica, spogliato dei luoghi di discussione e di confronto, a partire dal cpr. Nonostante la regione sia attraversata da contraddizioni fortissime che avrebbero una rilevanza nazionale, il partito non ha prodotto una sola iniziativa in questi anni.  In tali condizioni ci avviamo ad affrontare l’imminente campagna elettorale regionale, con una legge elettorale che prevede lo sbarramento all’8%, senza averne mai discusso.

Le federazioni provinciali non comunicano fra di loro, attraversate da una consistente difficoltà di militanza.

La federazione di Bari ha visto un preoccupante avvicendamento di segretari (gli ultimi 2 si sono dimessi non per motivi personali ma per segnalare le difficoltà sin qui riassunte) e attualmente è gestita per gli affari correnti da un coordinamento dei segretari degli unici circoli attivi della provincia (Bari, Molfetta, Ruvo).

Le recenti amministrative comunali del capoluogo, dove abbiamo dato vita ad una lista sociale di sinistra, hanno avuto un risultato inconsistente, per enormi difficoltà oggettive e per debolezza soggettiva del partito.

A tutto ciò si aggiungono le difficoltà finanziarie, acuite dal fatto che si sono interrotti i contributi del nazionale; i costi della sede regionale, che ospita anche la federazione provinciale e il circolo di Bari, gravano unicamente sui compagni e le compagne della città, i quali ultimamente stanno facendo grossi sacrifici per tamponare una situazione che dovrebbe allarmarci a tutti i livelli.

Non ci sfuggono le difficoltà del contesto, il pericolo di frantumazione del Paese, stretto fra i diktat europei e la secessione dei ricchi. L’attuale governo, che ha comunque alimentato la fiducia di chi si sente appagato dall’essersi momentaneamente sbarazzato di Salvini al governo e rincuorato dagli annunci del nuovo, potrebbe inciampare nelle sue contraddizioni; per questo è necessario individuare le priorità che possano connotare sul piano della concretezza una prospettiva alternativa.

Crediamo che la questione dell’autonomia differenziata e di una nuova questione meridionale come questione nazionale, in un’ottica di coesione e di ricomposizione del blocco sociale, debba essere una priorità politica. Riprendere dal Sud, in una prospettiva di critica e di opposizione ai disegni europei di ristrutturazione geopolitica del capitale.

A questo, il circolo di Bari sta dedicando gran parte delle sue energie, in forma autonoma con seminari  dibattiti (il prossimo sabato 28 settembre nell’ambito della festarossa cittadina) e all’interno del Comitato per l’Unità della Repubblica.

E’ necessaria la ricomposizione del partito come comunità politica, la rifondazione di pratiche e di culture; per questo chiediamo che da questa assemblea parta l’impegno per un percorso di assemblee territoriali come lavoro istruttorio per un momento pubblico nazionale, aperto e trasparente, che parli a noi e fuori di noi.

Quello che dobbiamo evitare è continuare nella riproposizione di scelte sconfitte dalla realtà e portare il partito ad affrontare in queste condizioni un congresso definitivo.

Al lavoro e alla lotta!

Bari, 22 settembre 2019                                                        Le compagne e i compagni del circolo K.Marx di Bari

 

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