Povera Italia, povero Sud

Povera Italia, povero Sud

Alba Vastano*

Al di là del plausibile sconcerto sull’attuale situazione politica, non è certo il momento di abbassare la guardia su alcuni provvedimenti governativi in sospeso. In effetti, in qualsiasi salsa verrà composto il nuovo governo, sarà sicuramente rimessa in ballo, fra i provvedimenti attualmente in standby, la discussione per l’attuazione delle autonomie differenziate. La guardia su questa complessa intesa del Governo, non  raggiunta, deve restare alta perché, anche se ad oggi il faro dell’attenzione pubblica è  puntato sulle varie e possibili combinazioni di governo   e nonostante esistano già i comitati di scopo contro le autonomie differenziate, vi è il reale pericolo che, a giochi fatti, il grande inganno ai danni del Paese sulle 23 materie indicate dall’articolo  117 della Costituzione possa passare e diventare attuativo.

In pieno periodo agostano e a Camera deputati appena chiusa per ferie, l’8 agosto piomba sul Paese, tramite i media mainstream, l’annuncio del capitano leghista  “Ѐ finita, si va a elezioni. Datemi tutti i poteri”. Un colpo di sole, vista la posizione geografica in cui si aggirava il padano? No. Ѐ la follia del potere che scoppia in una mente di salute discutibile. Molto discutibile. E scoppia la crisi di governo che si rivelerà irreversibile. Una crisi, i cui risvolti sono in fase di discussione nelle sedi istituzionali, là dove avrebbe dovuto trovarsi per annunciarla il  bizantino ministro. Sulla crisi ormai conclamata pronunciarsi per definirne i margini  e gli sviluppi è ancora ambizioso, forse imprudente. Tutto, da oggi, può accadere. Considerando la patologia dell’attaccamento alla cadrega, patologia da cui sono afflitti la maggior parte dei  lorsignori ministri e parlamentari.

Ma, al di là del plausibile sconcerto sulla situazione in essere, non è certo il momento di abbassare la guardia su alcuni provvedimenti governativi in sospeso. In effetti, in qualsiasi salsa verrà composto il nuovo governo, sarà sicuramente rimessa in ballo, fra i provvedimenti attualmente in standby, la discussione per l’attuazione delle autonomie differenziate. Considerando che l’accordo governativo sulle a.d. inevitabilmente foraggerà un ancor più accentuato antagonismo e diversità di risorse fra le regioni del Nord del Paese e quelle del Sud, trasformando il federalismo fiscale da cooperativo in concorrenziale, vista la disparità ormai radicata fra Nord e Sud.

Parliamo di una beffa colossale ai danni del Paese. Una beffa travestita da beneficio. Le solite basse manovre a cui ormai i governanti sono avvezzi e con cui, sistematicamente e con le usuali modalità mistificatorie, fanno incetta di consensi. L’aspetto più incomprensibile della pietosa alleanza giallo/ verde, ormai conclusa, si ravvisa nel fatto che almeno mezza Italia sia stata soggiogata,almeno fino a ieri, da chi aveva in mano lo scettro del comando. Un tracotante demagogo, permanentemente in campagna elettorale che ha utilizzato quotidianamente tutti gli strumenti  di comunicazione possibili, dalle rete, alle tv, alle spiagge della movida, alle piazze per sedurre le sue platee e i suoi fan. Una frenesia costante di autoaffermazione in un tour frenetico e autoreferenziale, scomodando anche santi e madonne, per mietere consensi.

Ed è partito dal Sud del Paese. Quel Sud verso cui, da sempre, ha lanciato strali di disprezzo, appellando i meridionali “sudici terroni e maiali”. In ex aequo con i  pentastellati compari di governo, che, per l’occasione, si mostrano paladini del Sud  per non cadere in contraddizione, viste le origini  del  loro giovane ministro. Per il resto si adeguano proni ad ogni mozione e d.l. del capitano leghista, acconsentendo e firmando tutto per 14 mesi. Smentendo così la loro identità politica  e il manifesto del movimento, basato sul mantra “Onestà”. Complici e acquiescenti, dopo aver regalato il governo allo sceriffo, perdono quota  dimezzando i consensi iniziali, mentre lo sceriffo  porta la Lega alle stelle.

Il demagogo padano, ormai ebbro di consenso popolare, arriva a mistificare quanto sancito dalla Carta costituzionale, alterandone il senso. E così “La Repubblica è una e indivisibile” (art. 5 della Carta) diventa nelle orazioni  ruggenti del ministro leghista “Prima gli Italiani” quando tratta di accoglienza ai migranti. Quando, invece, si tratta di autonomie differenziate,si  tende a trasformare il Paese in un’Italia di serie A e una di serie B. Un’Italia in cui la questione meridionale, dall’Unità in effetti mai avvenuta, è ancora una spina nel fianco.

.La guardia su questa complessa intesa, non raggiunta,  deve restare alta perché, anche se ad oggi il faro dell’attenzione pubblica è  puntato sulle varie e possibili combinazioni di governo   e nonostante esistano già i comitati di scopo contro le autonomie differenziate, vi è il reale pericolo che, a giochi fatti, il grande inganno ai danni del Paese sulle 23 materie indicate dall’articolo 117 della Costituzione possa passare e diventare attuativo. Così come verrebbero attuate, darebbero il via ad un’Italia a due velocità, con due economie diversificate. Lasciando al Sud i soliti problemi di sempre e relegando il meridione alla condizione permanente del fratello povero e orfano di Stato.

L’autonomia differenziata è forse il più iniquo provvedimento che il governo giallo verde, per mano leghista, avrebbe voluto mettere in atto. Un provvedimento che non ha trovato forti opposizioni, né allarmismi particolari, perché non si sono compresi  i risvolti negativi a danno di molte regioni. E forse anche perché le stesse parole con cui è designata non rimandano ad accezione negativa, così come la “Buona scuola” di Renzi. Anzi appaiono di buon auspicio.” Autonomia”, chi non la desidera? E “differenziata” rimanda ingannevolmente all’idea di “Più risorse e fondi a chi ne ha meno”.  Se attuata avverrà il contrario. Esattamente il contrario. Verranno colpite scuola, sanità, trasporti e assistenza ai disabili in primis, proprio laddove questi servizi sono più carenti.

Zero al Sud. Perché?

La questione è farraginosa in quanto, pur essendo disposta dalla modifica avvenuta con la riforma costituzionale del Titolo V nel 2001, così come si preannuncia assume profilo di incostituzionalità. Se andrà in porto si realizzerà un furto di diritti, soprattutto nelle regioni del Sud, dove lo Stato, per un fazioso, quanto annoso, sistema ormai radicato ai danni del Meridione, decide che al Sud del Paese il fabbisogno è zero, perché non ci sono i servizi. No asili nido, no binari, no sanità efficiente, infatti. Zero al Sud, perché non ha niente. Con questa logica irrazionale anche il Centro e il Nord del Paese ne verranno fortemente danneggiate. Tranne in alcune regioni che l’hanno già richiesta, con un en plein delle materie, perché provviste già di molti servizi, a cui corrispondono molti fondi. Questa per una logica contorta  tutta da smontare.

Analizziamone dei passaggi.

Il Mezzogiorno è un posto pieno di risorse spese male”. Questo si afferma da sempre. Si dà la responsabilità alla mancata efficienza delle amministrazioni locali, alla corruzione e al radicarsi della criminalità organizzata. Visto che le risorse ci sono, si continua ad affermare, bisogna ricorrere ai tagli sulla spesa pubblica in eccesso e perseguire di legge le corruttele e le inefficienze. Il Federalismo con le verifiche sui costi, premi agli amministratori locali o punizioni per gli inefficienti sembra una buona soluzione anche per il Sud. Il problema si evidenzia quando si passa ai conti e si inizia a decretare qualcosa di inconcepibile. Lo Stato certifica che nei territori privi di servizi il fabbisogno è zero. Per la contorta logica, a cui si accennava, si afferma che il “nulla non ha bisogno di nulla”. Conclusione dell’ analisi irrazionale è “Zero al Sud” (*), perché non c’è nulla. Non ci sono asili nido, né autobus, né mense scolastiche, né strutture sanitarie efficienti.  Ѐ l’amara realtà di molti Comuni nel Sud. Succede in tanti Comuni. A Casoria, (Napoli)vivono 80mila persone. Qui 2.200 bambini, al di sotto dei 3 anni, non hanno diritto al nido, semplicemente perché non ce n’è neanche uno. E quindi lo Stato non ha motivo di intervenire.

Questa astrusa logica del “Nulla al nulla”, lo Stato la applica nelle più disastrate città del Sud. L’assunto è “Se sei sprovvisto di servizi non hai bisogno di fondi”. In realtà si è appurato  che lo Stato è in debito con il Mezzogiorno e che al Sud le risorse non sono mai arrivate, ma in tempi di “magra” e di pareggio di bilancio, piuttosto che aumentare la spesa per il Sud, si è ricorso all’ignobile furto di diritti e si preferito certificare  che “al Sud i servizi non ci sono e quindi il fabbisogno è Zero”. Un furto di diritti che, non potendo essere documentato in atti pubblici, è scivolato inosservato nel silenzio complice delle stanze di Palazzo. Uno scandalo tutto italiano che si vuole continuare a perpetrare. Se verranno attivate le autonomie differenziate sarà ancor più accentuato il problema delle risorse a tutto danno, soprattutto, dei territori del Sud, dove uomini, donne e bambini sono cittadini di serie Z…come “Zero” appunto.

Il ministro dell’odio, non ancora dimissionario, questa realtà non può non conoscerla. Nonostante ciò e nonostante la sua ossessione per proteggere i confini e assicurare diritti agli Italiani, intendeva sfornare al più presto le autonomie differenziate per rubare  ancora diritti al Sud e potenziare il Nord. Una sorta di Robin Hood al contrario, ma sembra proprio che questa volta il colpo non gli riuscirà.

L’attenzione pubblica, in queste ore in cui il governo giallo verde ha esalato l’ultimo respiro, è puntato sui Palazzi del potere. Cosa avverrà nei giorni a venire riguardo la formazione del prossimo Governo? E come si risolverà la questione in sospeso sulle autonomie differenziate? Lo sapremo presto. In attesa dei nuovi sviluppi è chiaro che sulle autonomie differenziate i comitati di scopo, diffusi in tutto il Paese,non abbasseranno la guardia.

Ma intanto che dire di questa confusione e di questo furto di democrazia, se non…Povera Italia, povero Sud!

(*) Fonte: “Zero al  Sud”, La storia incredibile (e vera) dell’attuazione perversa del federalismo fiscale- Autore: Marco Esposito  ed. Rubbettino

Collaboratrice redazionale del periodico Lavoro e Salute www.lavoroesalute.org

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