Nessun dorma!

Antonio Bianco*

Ci siamo, la botte è piena e travasa tutta la bile. Il TG di RAI 1 e 2 sdoganano i termini “secessione dei ricchi” mentre il M5S si erge a paladino del Sud contro le pretese della Lega, ex Nord.

Fatto che non ci lascia tranquilli, in quanto il Contratto di Governo prevede, al punto 20, l’attuazione del progetto di Autonomia Regionale Differenziata.

Se fosse attuata vi sarebbe un impatto devastante sui conti pubblici dello Stato e sull’economia delle Regioni più povere, con i numeri veri e non truccati, il Mezzogiorno affonderebbe nelle sabbie mobili. Oggi dobbiamo ringraziare i tanti volenterosi che hanno accolto l’appello di Adriano Giannola, di Gianfranco Viesti, di Marco Esposito, di Massimo Villone ed hanno fatto fronte comune contro il frantuma Italia. Nuovi eroi dei nostri tempi, che hanno aperto un focus sui progetti del Veneto, della Lombardia e dell’Emilia Romagna evidenziandone l’incostituzionalità e la capacità di minare l’Unità e la coesione Nazionale. Nel contempo si porrebbe una pietra tombale sulla Questione Meridionale, ritenuta un affare, ad uso e consumo, delle popolazioni del Sud, che, secondo il Partito del Nord, sono causa ed effetto della disgregazione socio-economica e culturale di questi territori.

Il PRC non può esitare, è il momento di agire.

Deve far sentire la sua voce ed iniziare una campagna Nazionale, su tutto il territorio italiano, che rimetta al centro la Questione Meridionale, intimamente connessa con l’Autonomia Regionale differenziata e gli egoismi regalatici nel 2001 dalla riforma del Titolo V della Costituzione. Non possiamo stare zitti, la storia ci chiederà conto, insieme alle future generazioni, della nostra inerzia.

La nostra residualità è figlia dell’incapacità di mettere a tema la frantumazione che sta producendo il federalismo fiscale e la genericità della nostra Costituzione nell’individuare le linee guida del Regionalismo Differenziato. Tema, quest’ultimo, che può essere curvato alle necessità politiche dei territori della Lega, ex Nord, ed alla volontà di isolare il Meridione in una landa desolata, abitata da cittadini privati di ogni diritto.

Dobbiamo riparlare della Questione Meridionale non in senso identitario, non siamo neo-borbonici, ma come opportunità economica e momento di coesione e di Unità Nazionale per ridare fiato alla solidarietà verso i più deboli. Momento di crescita di tutta la Nazione. Senza il Sud non si entra in Europa da leader ma come cenerentole che si devono accontentare delle briciole che cadono dal tavolo. La stessa U.E. e gli organismi internazionali hanno richiamato maggiore attenzione verso il Sud, con investimenti in opere pubbliche capaci di rilanciare questi territori. Argomenti proposti con preoccupazione nel documento dell’Università Federico II° di Napoli agli atenei dell’Italia Meridionale, tutti spogliati di risorse finanziarie ed umane a vantaggio di quelli del Nord. Identica preoccupazione è stata manifestata dai Sindacati CISL, UIL, CGIL a Reggio Calabria dove è risuonato il grido: “lavoro” e “senza il Mezzogiorno l’Italia non riparte”. Tutti gli indicatori economici mostrano inequivocabilmente l’attività sperequata ed estrattiva messa in atto dalla banda del buco formata dal Partito del Nord.

I numeri ci vengono in soccorso e mostrano i risultati impietosi che caratterizzano il Sud, certificati dallo Svimez. In ambito Sanitario nel 2016 circa 115 mila persone sono migrate verso il Nord per curarsi, mentre dal 2002 al 2016 circa 800 mila giovani, di cui 220 mila laureati, hanno lasciato il Sud. Nel 2016 in Italia meridionale vi sono state 685 mila nuove immatricolazioni all’Università e circa il 30% si sono iscritti al Nord, con una perdita del PIL per il Sud, sommando pubblico e privato, pari a 3 miliardi di euro. Non è di poco rilievo il pendolarismo interno per recarsi sul posto di lavoro. Si aggiunga che il finanziamento della spesa pubblica allargata è calcolata sul 28% e non il 34% degli italiani residenti nel Mezzogiorno, calcolo che ha sottratto al Sud, nell’ultimo triennio, 61 miliardi di euro annui, aggravando ulteriormente le condizioni economiche.

Il PRC Nazionale non può rimanere in silenzio, non può essere trascinato in un interminabile congresso annunciato, ma non convocato. Le dimissioni sono un atto improponibile in una fase politica così complessa, caratterizzata dalla drammaticità dei conti pubblici italiani e dalla possibilità che il Paese venga spezzato in due parti disuguali, privando il Mezzogiorno di ogni diritto.

Il Congresso dovrà essere sicuramente convocato, ma non possiamo continuare a far finta di ignorare il tema della secessione dei ricchi e la Questione Meridionale insieme a tutte le altre tematiche ad esse connesse.

I Circoli di Pollena Trocchia e Sant’Anastasia chiedono ai vari livelli del PRC di iniziare una campagna politica che investa tutto il Partito, dal Nord al Sud, su questo tema, diversamente ci avviteremmo in una discussione autoreferenziale su chi dovrà condurre le sorti di un Partito ridotto a numeri di prefisso telefonico.

* I compagni della casa del Popolo di Pollena Trocchia (NA) e di Sant’Anastasia (NA) approvano il seguente documento e lo inviano al Segretario Nazionale del PRC, al Segretario Regionale della Campania e, per conoscenza, a quello Provinciale di Napoli.

 

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