Contro la secessione del patrimonio culturale e paesaggistico

La richiesta di “autonomia differenziata”, su ben 23 materie, è partita dalla Regione Veneto, ma ha coinvolto anche la Lombardia e l’Emilia Romagna. Questa strisciante secessione farebbe gestire alle tre Regioni il 90% del gettito fiscale per sostenere il welfare dei propri territori. Le attuali richieste di “autonomia differenziata” avanzate dalle tre regioni sono la conseguenza diretta di quella sciagurata modifica del Titolo V fatta dal Governo Amato. Le tre Regioni hanno chiesto, nelle cosiddette bozze di pre-intesa già discusse con il Governo Gentiloni, una assoluta autonomia legislativa, amministrativa e finanziaria anche del Patrimonio culturale, dei territori e dei paesaggi.

Le tre Regioni che vogliono la manovrabilità sui tributi regionali e locali, stanno chiedendo, oltre alla regionalizzazione della Sanità e della Scuola, di trasferire ai propri uffici regionali le competenze di tutte le funzioni, amministrative e tecnico-scientifiche, delle Soprintendenze che sarebbero, come in Sicilia, controllate dal potere politico regionale. Le tre regioni secessioniste non solo sono fra quelle che non hanno ottemperato all’obbligo di elaborare i piani paesaggistici regionali, ma, analizzando l’ultimo rapporto dell’Ispra, sono anche quelle che consumano più suolo: Lombardia, 12,99%, seguita dal Veneto, 12,35%, e, poi, l’Emilia-Romagna, 9,99%, ai primi posti. Sono, dunque, proprio le Regioni che più cementificano, quelle che vogliono avere mano libera sul Patrimonio e sul paesaggio, senza più il controllo esercitato dalle Soprintendenze, ora organi periferici del Mibac, dello Stato.

Se dovessero passare queste modifiche anticostituzionali ed antiunitarie, l’intero Patrimonio della cultura perderebbe il carattere di fondamento identitario nazionale acquisito grazie al rapporto plurimillenario fra uomini e paesaggi italiani.

I sottoscritti si oppongono fermamente al tentativo di secessione in atto e ribadiscono l’inviolabilità del principio, statuito dall’art.9 della Costituzione, secondo il quale è la Repubblica, e non le Regioni, a tutelare il paesaggio ed il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Osservatorio del Sud

Assotecnici

Officina dei Saperi

Associazione R. Bianchi Bandinelli

Emergenza Cultura

Battista Sangineto, archeologo, Università della Calabria

Irene Berlingò, archeologa, già dirigente Mibac

Pier Giovanni Guzzo, archeologo, Accademico dei Lincei

Giuseppe Pucci, archeologo, emerito Università di Siena

Piero Bevilacqua, storico, Università La Sapienza Roma

Tomaso Montanari, storico dell’arte, Università di Siena

Vittorio Emiliani, giornalista e saggista

Fausto Zevi, archeologo, Accademico dei Lincei

Lucia Faedo, archeologo, già Università di Pisa

Licia Vlad, archeologa, già dirigente Mibac

Caterina Bon, già direttore generale Abap

Rita Paris, archeologa, ex dirigente Mibac

Ruggero Martines, architetto, ex direttore generale Mibac

Andrea Camilli, archeologo, presidente Assotecnici

Ilaria Agostini, urbanista, Università di Bologna

Paolo Baldeschi, urbanista, Università degli Studi di Firenze

Paolo Berdini, urbanista

Roberto Budini Gattai, urbanista, Università degli Studi di Firenze

Carlo Carbone, urbanista, Università degli Studi di Firenze

Carlo Cellammare, urbanista, Università di Roma “Sapienza”

Giancarlo Consonni, urbanista, Politecnico di Milano

Flavia Martinelli, urbanista, Università degli Studi “Mediterranea” di Reggio Calabria

Lodovico Meneghetti, urbanista, Politecnico di Milano

Raffaele Paloscia, urbanista, Università degli Studi di Firenze

Francesco Pancho Pardi, urbanista, Università degli Studi di Firenze

Sandro Roggio, urbanista

Leonardo Rombai, geografo, Università degli Studi di Firenze

Enzo Scandurra, urbanista, Università di Roma “Sapienza”

Graziella Tonon, urbanista, Politecnico di Milano

Daniele Vannetiello, urbanista, Università di Bologna

IL MANIFESTO

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