Intervento di Giovanni Russo Spena al convegno europeo sulla sinistra al tempo dei populismi

Intervento di Giovanni Russo Spena al convegno europeo sulla sinistra al tempo dei populismi

Giovanni Russo Spena -

In questo breve intervento pongo solo interrogativi. Sarebbe, infatti, molto impegnativo indagare sulla crisi delle sinistre ( sia liberaldemocratica, sia socialdemocratica, sia alternativa) partendo da una regressione dolorosa che l’ha resa una sinistra senza popolo. Con percorsi e responsabilità ovviamente diverse tra le varie sinistre che, anche in Italia, sono state molto in conflitto tra loro. Non a caso posso rivendicare  ( parlo di due punti simbolici) che Rifondazione Comunista votò , controcorrente, contro il Trattato di Maastricht, che alludeva ad una precisa concezione di un’Europa liberista. Così come ha sempre contrastato l’introduzione del maggioritario , che ha contribuito alla attuale grave crisi della rappresentanza e alla dissolvenza dello stesso stato liberale, che è in atto. Questa crisi della sinistra ha squadernato una prateria al sovranismo di destra ed al ” nazionalsciovinismo”, come l’avrebbe chiamato Rosa Luxemburg. Sul piano storico, infatti, grave è stata la responsabilità di essere stati promotori, sposando il modello blairiano, delle politiche neoliberiste dettate da una globalizzazione acriticamente esaltata. Il capitalismo attuale è stato ritenuto fenomeno naturale, e, quindi, non analizzabile e contrastato con il conflitto operaio. E’ stata seppellita la critica dell’economia politica; non si è dato progetto alle rivolte, alle ribellioni, che pure vi sono state e vi sono. Alla crisi di rappresentanza si è, insomma, accompagnata, come è ovvio, una gigantesca crisi di rapporto con la società. Ora siamo ad un passaggio tremendo. Ferrajoli parla giustamente di alterazione del ” paradigma costituzionale” che si salda al più ampio progetto di colpire i valori fondanti dell’Europa unita. Le soggettività politiche ( partiti operai e borghesi) e sindacali in crisi , in forme molteplici e tra loro diverse, vengono sostituite da strutture, sistemi, ideologie fortemente identitarie.Il populismo di destra ha, infatti, una visione teologica del popolo. Scompaiono bisogni, sofferenze; scompaiono le differenze; scompaiono, quindi, le classi sociali. Sostituite, con violenza, da simboliche contrapposizioni identitarie tra ” cittadino” e “straniero” e, soprattutto, tra “italiani” e ” migranti”. Viene costruita la figura del ” nemico”, il capro espiatorio musulmano o dalla pelle nera. Sulla condizione dei migranti il governo italiano ha ingaggiato uno scontro con l’Unione Europea votando contro la riforma di Dublino, per sposare il paradigma della ” chiusura delle frontiere”. Sta mutando, quindi, sotto la spinta populista xenofoba della caccia allo straniero, il ruolo internazionale dell’Italia e la sua collocazione sovranazionale: la ” caccia al migrante” sperimenta paradigmi per abbattere il progetto dell’Europa unita. Il governo sta portando l’Italia nella temperie regressiva, oscurantista, vandeana del gruppo di Visegrad. Bannon proclama” sovranisti di tutto il mondo unitevi”. La Sinistra Europea è esattamente il progetto opposto. Vogliamo cambiare radicalmente i pessimi trattati europei. Disobbedire ad essi quando pretendono di essere fonte giuridica che si sostituisce alle Costituzioni nazionali nate dalla Resistenza al nazifascismo. Non crediamo, come i liberaldemocratici, che sovranità sia una parola da cancellare, perché crediamo nella sovranità popolare costituzionale. Ma per ricostruire una Unione Europea democratizzata, solidale ed inclusiva , non per abbatterla in  nome della teologia di un inesistente “popolo”. La crisi della democrazia rappresentativa è figlia della scomposizione di tutte le classi sociali. Per questo dobbiamo sempre sottolineare che il populismo di destra , dagli USA all’America Latina, all’Europa è una forma politica funzionale  al mantenimento di rapporti di potere dominanti, ultraliberisti. Siamo di fronte, in effetti, ad autocrazie elettive , per forza di cose razziste. Foucault ci insegnò che il razzismo non è “effetto” ma causa delle emarginazioni sociali. Le vicine elezioni europee saranno molto importanti proprio perché la posta in gioco è l’Europa unita come ” comunità di destino” ( come la chiamò Altiero Spinelli), che le destre vogliono cancellare  per abbattere l’universalismo dei diritti fondamentali, politici, civili, sociali.  Ci battiamo contro un accentramento di poteri reali negli esecutivi, con forme di presidenzialismo. Democratizzare significa far crescere il ruolo del Parlamento, costruire un sistema di contropoteri. Come scrisse Stefano Rodotà in uno dei suoi ultimi saggi, la democrazia europea avrà un futuro se sarà in grado  di ritrovare il suo ” demos”. Solo seguendo la trama dei diritti potremo davvero costruire un’altra Europa  ” assai diversa dalla prepotente Europa economica  e dall’evanescente Europa politica” Un grande spazio pubblico, insomma, che possa essere attraversato ed utilizzato, nell’immediato, dai movimenti di resistenza che crescono nei territori e che reclamano una rappresentanza politica.

 

 

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