Abbiamo il dovere politico di costruire una alternativa

Abbiamo il dovere politico di costruire una alternativa

di Eleonora Forenza – Left -

Due incubi si affacciano potentemente sullo scenario europeo: la prosecuzione delle politiche neoliberiste e l’avanzata dell’onda nera dei populismi reazionari. A rappresentarli, da un lato, il rafforzamento dell’asse “europeista” tra Francia e Germania, dall’altro lato, i nazionalismi xenofobi di Orban e Salvini.
Due incubi interconnessi: perché il neoliberismo che i trattati dell’Ue hanno “costituzionalizzato” e l’impoverimento di massa derivante dalla gestione neoliberista della crisi hanno creato terreno fertile per una reazione nazionalista; perché nell’ideologia della competizione che si fa senso comune l’idea che debba venire un “prima noi” si fa strada e finisce con l’affermarsi più facilmente.
Abbiamo il dovere politico di costruire una alternativa politica a questi due incubi: un terzo spazio – come l’ha definito anche Nancy Fraser – alternativo sia al neoliberismo progressista che al populismo reazionario. Una proposta politica che si prefigga di modificare i rapporti di forza nello spazio europeo, che si dia l’obiettivo della rottura della camicia di forza dei trattati che impongono l’austerità (come si dice anche nella Dichiarazione di Lisbona) e assuma lo spazio europeo come terreno (minimo) di conflitto e di progetto. Per intenderci, che non recinti lo spirito della Costituzione nata dalla Resistenza al nazifascismo nella “difesa della Patria”. Che non indugi né nella difesa del super-Stato europeo né dello Stato-nazione, ma che si dia il progetto di uno spazio europeo liberato dal dominio neoliberista.
Se a rappresentare il populismo reazionario in Italia saranno principalmente i partiti di governo, Lega e Movimento cinque stelle, sarà il listone Calenda-Zingaretti-Minniti a ricordarci perché è possibile che le due forze attualmente al governo raccolgano un consenso che si attesta intorno al 60 per cento.
La costituzione di questo terzo spazio non consiste, a mio avviso, in una geometria politica: non è un terzo polo politico, o l’eterno ritorno dell’unità della sinistra. È uno spazio che va liberato e occupato, a partire dalla confluenza di corpi politici che sono già in movimento. A partire dalle pratiche e dal pensiero del movimento femminista il cui approccio intersezionale intreccia oggi le lotte antisessiste, anticapitaliste, antirazziste, antifasciste. Nel piano femminista contro la violenza maschile e la violenza di genere, ad esempio, si avanzano proposte come il salario minimo europeo e il reddito di autodeterminazione, indispensabili per rimettere al centro del dibattito sull’Europa una idea di società non fondata sullo sfruttamento del lavoro produttivo e riproduttivo.
La proposta di una lista per le elezioni europee che voglia contribuire alla costruzione di questo terzo spazio deve porsi l’obiettivo minimo di essere “socialmente utile” per le lotte che saranno portate avanti con lo sciopero globale del prossimo 8 marzo e con la manifestazione del 23 marzo contro il cambiamento climatico e le grandi opere.
Una confluenza di lotte, partiti, movimenti, esperienze territoriali e municipali; una confluenza che connetta le prospettive femministe, anticapitaliste, ambientaliste, antirazziste, in un progetto di Europa fondato sulla autodeterminazione di donne, uomini, popoli è possibile e necessaria anche in Italia. La disponibilità del partito della Sinistra europea ad aprire questo spazio di confluenza è importantissima in questa direzione. Così come è importante continuare e rafforzare anche nella prossima legislatura del Parlamento europeo il lavoro portato avanti dal gruppo Gue/Ngl in cui già confluiscono forze e culture politiche diverse e diverse piattaforme politiche europee. Sarebbe davvero imperdonabile non dare qui e ora, da una Italia in cui perfino la solidarietà viene criminalizzata – basti pensare a Mimmo Lucano, alle Ong, al caso Diciotti – il nostro contributo alla costruzione di una alternativa nello spazio europeo. In fondo, la costruzione del terzo spazio è una questione di tempo: è l’apertura di un varco nel presente, la scrittura di un futuro possibile.

(da Left n.9 del 1 marzo 2019)

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