Non è Mai Troppo Tardi

Non è Mai Troppo Tardi

Antonio Bianco*

27/1/2019, Cosenza.

L’autonomia regionale differenziata è parte integrante della Costituzione, la riforma del 2001 del titolo V, con il federalismo, ha introdotto grandi novità che consentono ai Governi locali di fornire risposte flessibili e graduate ai bisogni delle comunità, nel rispetto dell’Unità Nazionale, della coesione e del principio di solidarietà.

Al fine di garantire uguali diritti (art. 3 Cost.) ed identica fruizione degli stessi su tutto il territorio nazionale sono stati inseriti nella Costituzione:

a) i LEP (livelli essenziali di prestazioni) al fine di assicurare un omogeneo sviluppo dei diritti sociali e civili ed eliminare gli squilibri territoriali;

b) un fondo perequativo senza vincoli per le comunità a minor contribuzione fiscale per abitante, (artt 119, co. 3° e 5° e 120).

Tali disposizioni sono rimaste lettera morta non essendo stati approvati i LEP con decreti attuativi, grazie ai quali si sarebbe dovuto passare dalla spesa storica ai costi standard, determinati in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. La mancata legiferazione e la ripartizione delle risorse finanziarie dallo Stato centrale agli enti locali secondo il criterio della spesa storica, ha aggravato il già persistente sviluppo disarmonico del territorio italiano a tutto vantaggio delle Regioni del Nord, capaci di maggiore fiscalità pro-capite prodotta grazie alla massima occupazione. Ciò è dimostrato, ad esempio, dal fatto che al Nord è attuato il tempo prolungato nelle scuole materne ed elementari pubbliche, mentre al Sud è solo un sogno.

Non possiamo non domandarci come sia stato possibile che tutto questo sia accaduto sotto gli occhi dei parlamentari, inclusi quelli eletti in Italia meridionale. Tutti hanno discusso in Commissione ed in Parlamento, in doppia lettura (art. 138 Cost.), senza che fosse stata posta la pregiudiziale vincolante, all’entrata in vigore della riforma del titolo V della Cost., dell’approvazione dei LEP e dei criteri di perequazione, indispensabili alla crescita economica e sociale dei territori a minore capacità fiscale. Mancando questi strumenti legislativi, ancor oggi non definiti, la riforma ha prodotto un impoverimento del tessuto socio-economico e culturale delle comunità meridionali. Nel contempo mette in pericolo l’Unità e la coesione Nazionale e viola il principio di solidarietà ed uguaglianza fra i cittadini (art. 3 Cost.).

Nell’ambito Sanitario, con la riforma del 2001, si è trasformato il SSN in venti SSR, quante sono le Regioni, ed ancora una volta si conferma la mancata perequazione tra Sud e Nord. Nel 2002 furono approvati i LEA (livelli essenziali di assistenza) con i quali si dovevano garantire cure appropriate e prestazioni uguali su tutto il territorio nazionale. La realtà è stata ben diversa: il trasferimento di denaro dallo Stato centrale alle Regioni meridionali venne legato al numero di anziani presenti in quel territorio e, considerato che al Sud si muore, in media, almeno due anni prima che nel resto d’Italia, si sono avuti, conseguentemente, minori trasferimenti finanziari, inadeguati interventi socio sanitari e la migrazione dalle Regioni del Sud verso quelle del Nord, quantificata dallo Svimez, nell’anno 2016, in circa 100 mila persone.

Il quadro delineato è già drammatico senza tener conto della richiesta di autonomia regionale differenziata avanzata dalle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, presentata prima al Governo Gentiloni e poi proseguita, a porte chiuse, con quello giallo-verde. Il progetto prevede la devoluzione a queste Regioni, in via esclusiva, e non più concorrente con lo Stato centrale, di molte materie (ad es. l’istruzione, l’ambiente, la viabilità, la Sanità, vedi agli artt. 116 e 117 della Cost.) nonché dei 9/10 della fiscalità prodotta su questi territori. Ciò comporterebbe una ulteriore riduzione dei flussi finanziari da trasferire dallo Stato Centrale ai territori più fragili, allargando ulteriormente le differenze socio-economiche tra Nord e Sud. Nulla trapela sulle scelte politiche e sulla volontà di attuare i LEP ed il fondo perequativo verso le Regione più povere. L’autonomia regionale differenziata, presumibilmente, sarà discussa nel C. d. M. del 15/2/2019 e, se fosse approvata, troncherebbe la coesione e l’Unità Nazionale con ricadute negative sul principio di solidarietà. A tali fatti si richiama il Presidente della Repubblica Mattarella, preoccupato, forse, dalle notizie poco rassicurati provenienti dalle trattative svolte nelle segrete stanze tra Stato e Regioni, che, se fossero confermate, definirebbero la “secessione” tra le Regioni ricche del Nord e quelle povere del Sud.

Non possiamo stare in silenzio, dobbiamo assumere una posizione chiara e netta, senza tentennamenti. Il PRC ha le carte in regola per scuotere le coscienze. Occorre da subito, ed è già troppo tardi, studiare il tema, coinvolgere i compagni dei Circoli e le Case del Popolo nella discussione ed approvazione dei documenti sull’autonomia regionale differenziata. Coinvolgere e fare un patto di alleanza con chiunque, associazioni o singoli cittadini, al fine di dare piena e completa attuazione alla Costituzione e siano riconosciuti identici diritti, a tutti i cittadini, esigibili in egual misura e sostanza su tutto il territorio nazionale. Una battaglia di civiltà a difesa della Costituzione Repubblicana nata dalla lotta contro il fascismo.

Dobbiamo leggere il momento storico ed offrire nuovi sbocchi alla politica italiana, al fine di opporsi, senza tentennamenti, all’individualismo ed all’egoismo oggi imperante in Italia.

Non possiamo rimanere muti, la storia ci presenterà il conto per la nostra inerzia e nessun difensore ci salverà dalla giusta condanna per il nostro silenzio.

*Segreteria Regionale PRC della Campania

Responsabile Sanità e Diritti Civili

 

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