La bella Bergamo antirazzista

La bella Bergamo antirazzista

Stefano Galieni

Una sede stracolma, persone in piedi o costrette negli angoli, bambini e madri, un muoversi continuo in una sala, per quanto liberata da ogetti ingombranti, che era al massimo della capienza. Il tutto per discutere, affrontare, trovare le risposte giuste alla mannaia che si sta abattendo su tanti cittadini e cittadine,  non solo migranti. Il decreto Salvini che ben presto sarà convertito in legge a meno di miracoli a cui è difficile credere. Una proposta di legge che mette ansia e getta nella disperazione chi ha già subito ampiamente i danni da una legge come la Bossi Fini, mai rimossa e dalle tante promesse mancate o dalle minacce mantenute, dai governi di centro sinistra. Ad organizzare l’incontro oltre al Prc, anche l’Unione Inquilini, che da anni è alla guida di una capillare esperienza anti sfratto che ha trasformato vittime di provvedimenti repressivi in attivisti sociali e politici e l’associazione Berghem Immigrati, entrambe guidate nell’iniziativa da due giovani donne italo marocchine, combattive e capaci di cogliere gli elementi più problematici di quanto sta accadendo nel paese. Ne è nato un dibattito serrato, con tante domande e tante istanze da risolvere, molte legate ai problemi della cittadinanza, del rapporto fragile fra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, alla possibilità di non essere respinti da una città, da un paese che è percepito come proprio. Un incontro meticcio di quelli che dovrebbero rappresentare a mio avviso la normalità nel nostro partito e che invece diventano positiva eccezione da emulare, in cui si ponevano non solo quesiti individuali ma si è cercato di determinare una strategia di lotta comune. Il richiamo all’unità fra gli sfruttati, da preservare e da corroborare, la necessità di partecipare ad appuntamenti come quello regionale contro la apertura del Centro Permanente per i Rimpatri che si terrà a Milano il primo dicembre prossimo, ma anche il bisogno di appuntamenti territoriali in cui spiegare ai propri concittadini da dove arrivano i veri problemi. Un entusiasmo e una volontà di lotta che era importante respirare e di cui questo partito deve fare tesoro. Una ricchezza straordinaria di energia ed intelligenza in cui si dimenticavano le appartenenze nazionali come gli screzi sindacali o politici che hanno attraversato la città non in nome di impossibili fronti con i colpevoli originari di tale disastro ma di una sinistra radicale,  combattiva, capace di relazionarsi anche con le istituzioni ma senza subalternità. E fra le tante storie ascoltate una che merita riflessione, molto più delle poche righe in cronaca dedicategli dal quotidiano locale. La storia di una donna picchiata davanti al figlio di 5 anni da un parente del proprietario dell’appartamento in cui viveva e in cui da due mesi non pagava l’affitto, che si era scagliato contro di lei a suon di calci e pugni urlando “tornatene al tuo paese marocchina di m….”. I presenti, uomini e donne, italiani e stranieri, iscritti a rifondazione o meno hanno reagito alla stessa maniera. Promuovendo una manifestazione sotto il municipio del paesino in cui si è consumata l’aggressione che ha visto finire la donna in ospedale e chiedendo un intervento del sindaco e dei servizi sociali per trovare per i due una soluzione abitativa, denunciando il comportamento razzista dell’aggressore. Anche nel profondo nord, dove sembrano apparentemente regnare i nuovi signori delle ruspe, c’è chi alza la testa e Rifondazione è con loro.

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