La Miteni inquina, fallisce e licenzia. La vicenda Pfas si abbatte sul lavoro

La Miteni inquina, fallisce e licenzia. La vicenda Pfas si abbatte sul lavoro

La Miteni di Trissino, responsabile dell’inquinamento da Pfas, le sostanze perfluoroalchiliche, cancerogene di tipo B, usate come impermeabilizzanti per tessuti e pentole, che in Veneto hanno contaminato le acque fra le province di Vicenza, Padova e Verona, ha annunciato il 31 ottobre l’avvio della procedura di licenziamento collettivo di 121 lavoratori.

Per i dipendenti dell’azienda, rei di aver aderito ad uno sciopero, indetto dalla RSU in denuncia della situazione di difficoltà in cui versano, incluso il mancato pagamento del residuo degli stipendi da maggio 2018, si prospettano ora 75 giorni di contrattazione sindacale con l’aggravante che essi devono presidiare gli impianti perché, trattandosi di un’azienda soggetta a legge Seveso, l’alto rischio di incidenti rende necessario un costante monitoraggio e mesi prima della definitiva chiusura.

“Questa notizia viene dopo quella dell’avvio della procedura di fallimento, iniziata lo scorso 26 ottobre e non ci stupisce affatto. La politica aziendale è stata sempre quella di tutelare il capitale di fronte al lavoro, alla salute e all’ambiente. Le scelte spregiudicate di questa azienda non possono mettere a repentaglio i posti di lavoro – afferma Paolo Benvegnù, Segretario regionale del Partito della Rifondazione Comunista.

La proprietà non ha mai investito ne sulla fabbrica, ne sui lavoratori, costantemente esposti a rischio contaminazione da Pfas, con le logiche ricadute sulla salute, ed ora vuole sottrarsi alle responsabilità, responsabilità che investono anche la Regione Veneto che mai, nonostante le dichiarazioni dell’assessore Donazzan, ha fatto pressioni per impegnare, nella trattativa e nella bonifica del sito, la multinazionale proprietaria di Miteni, la holding lussemburghese Icig.

Sono anni che denunciamo questa situazione, mesi che chiediamo bonifica, riconversione, equa redistribuzione del capitale. Chi inquina deve pagare – è la posizione sostenuta per Rifondazione Comunista dalla responsabile nazionale ambiente Elena Mazzoni – non possiamo accettare che, nella logica del profitto, a rimetterci siano sempre i lavoratori ed i cittadini, di fronte a multinazionali che si rifiutano di investire in impianti, migliorie e sicurezza e ad istituzioni che gli permettono di agire indisturbate”.

 

Elena Mazzoni, responsabile nazionale ambiente Partito della Rifondazione Comunista, Sinistra Europea

Paolo Benvegnù, segretario regionale Prc Veneto

Circolo Prc di Montecchio Maggiore, federazione di Vicenza

 

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