Un insulto a chi vive coltivando la terra

Un insulto a chi vive coltivando la terra

di Antonio Onorati – Centro internazionale Crocevia

Il contadino invisibile: “La terra a chi fa i figli”

“Il governo concederà terreni gratis e in cambio chiederà di fare un terzo figlio”.

Praticamente un insulto a chi vive coltivando la terra, a chi sopravvive con due ettari, a chi si dispera pascolando le sue bestie su terre che non gli appartengono e che – per fortuna – nessuno reclama. Un insulto l’idea che le terre demaniali siano una disponibilità del governo, qualunque esso sia, e non una disponibilità degli italiani tutti. Non è questo il primo governo che cerca di disporre di questo importante patrimonio secondo gli umori del suo elettorato. Chi voleva venderla con aste al rialzo, per “favorire l’ingresso dei giovani agricoltori” che – come sapete perfettamente – hanno tanta disponibilità di cassa che giocare d’azzardo per acquistare qualche decina di ettari risulta loro la cosa più conveniente. C’era chi voleva farne altri usi fantasiosi, ma mai un governo che dicesse: applichiamo le leggi esistenti (Legge 4 agosto 1978, n. 440. “Norme per l’utilizzazione delle terre incolte, abbandonate o insufficientemente coltivate”) e promuoviamo una nuova riforma agraria -non un tweet – capace in 20 anni di garantire una vita dignitosa a chi lavora la terra.

Ma fino ad ora, a parte l’azione dell’Opera Nazionale Combattenti e la costruzione dei Centri di Colonizzazione in epoca fascista, nessuno aveva mai pensato di inventare contadini a fini demografici. Certo che il premio è allettante e, magari, ci sarà un’esplosione di candidati, tutti “italianissimi” e “di provata fede” nella famiglia “di un uomo ed una donna” per riportare la purezza di razza “nell’Italia rurale”.

Certo che, nella legge finanziaria, invece che soldi per questa operazione – qualche milione – o per una fantomatica agricoltura 4.0 che serve a finanziarie il “made in Italy” delle transnazionali agroalimentari oltre che le industrie a monte del sistema agroalimentare nazionale, ci saremmo aspettati un’indicazione sull’impegno italiano nel negoziato in corso sulla PAC ed in particolare sul secondo pilastro – lo sviluppo rurale –  che dovrà essere finanziato con soldi nazionali in quota  maggiore di quanto non fosse fin ora. L’attuale ministro all’agricoltura ed al turismo, di cui conosciamo tutto dei suoi tatuaggi e della sua Harley Davidson, non ci ha ancora fatto sapere il suo pensiero sulla riforma della PAC o sui nuovi OGM.

Noi che mandiamo avanti con difficoltà e resistenza quell’80% percento di aziende che riceve meno del 15% del totale dei soldi della PAC e nessun supporto dalla Stato, noi siamo contadini, siamo lavoratori che producono alimenti, non siamo “rurali” e, spesso non abbiamo figli perché nell’”Italia rurale” c’è troppo da lavorare nelle stalle, sono sparite le scuole, gli asili nido, i trasporti, il medico condotto e la medicina preventiva, il veterinario condotto e l’assistenza veterinaria di base, le strade sono tanto malridotte da essere impraticabili e le strade interpoderali ce  le dobbiamo riparare da soli anche se sono diventate strade ad alta  percorrenza, dal Piemonte alla Sicilia. E la connessione internet ad una velocità normale resta un inutile desiderio.

Altro che agricoltura 4.0!

La terra a chi la lavora!

 

Ottobre 2018 – A. O.

fonte: Crocevia

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