10 ottobre 2018 Giornata mondiale sfratti zero. Per il diritto alla casa, alla città e al territorio

10 ottobre 2018 Giornata mondiale sfratti zero. Per il diritto alla casa, alla città e al territorio

Monica Sgherri*  

Anche quest’anno torna la giornata mondiale sfratti zero. Un appuntamento importante mercoledì che vedrà un presidio davanti alla Prefettura di Roma dalle 16.00, mentre la manifestazione è convocata per sabato 13 ottobre sempre a Roma.

Rifondazione aderisce convintamente alla giornata mondiale sfratti zero ed è mobilitata su tutto il territorio per la sua riuscita.

Non si poteva arrivare peggio a questo appuntamento e non possiamo che denunciare l’aggravamento della situazione.

Negli anni passati già avevamo evidenziato con forza che non era più accettabile parlare di emergenza casa perché ormai il disagio abitativo era è diventato strutturale: perdi il lavoro = perdi la casa è ormai una drammatica equazione.

Sono crescenti gli sfratti eseguiti per morosità incolpevole rispetto al totale degli sfratti emessi: se nel 2015 uno sfratto emesso su due era per morosità incolpevole, nel 2017 rappresentano ormai il 90%: parliamo di 59.600 sfratti emessi di cui 52.500 per morosità incolpevole; gli sfratti eseguiti con la forza pubblica sono 29.000 (il drammatico  trend ci dice che vengono eseguiti più della metà di quelli emessi), e riguardano dunque famiglie che non hanno possibilità di trovarsi autonomamente una soluzione sul mercato e che arrivano a quella scadenza in totale solitudine.

Una crescita agghiacciante che denuncia lo stato di abbandono in cui sono lasciate le famiglie che non possono più far fronte all’affitto o al mutuo per ragioni indipendenti dalla loro volontà ma, diciamolo pure, derivante dalla crisi economica che ha caratterizzato questi anni di cui la perdita o la mancanza di lavoro sono uno dei principali effetti.

Questo governo, in linea con i precedenti, non ha stanziato una sola risorsa aggiuntiva per risolvere il problema strutturale casa, e così continuano ad aumentare gli sfratti eseguiti per morosità incolpevole, così continuano ad allungarsi le liste nei comuni per l’assegnazione di un alloggio popolare (650.000 domande) e dunque ad allontanarsi la possibilità per le famiglie di trovare una soluzione.

Con questo Governo sono invece pericolosamente peggiorate le condizioni di agibilità politica e sociale. La parola d’ordine è quella di reprimere e criminalizzare chi difende il diritto alla casa, chi difende il suo diritto alla casa, chi per stato di bisogno ha occupato un alloggio. È chiaro il segno delle politiche del Ministro Salvini: se difendi il tuo diritto, ti denuncio, ti condanno.

Vuol dire repressione l’aumento di procedimenti giudiziari nei confronti dei singoli attivisti impegnati nella difesa delle famiglie sotto sfratto con la forza pubblica, (anche nonostante la di minori e anziani), impegnati nel coinvolgere le amministrazioni comunali (quasi sempre assenti) al fine di trovare soluzioni alternative alle famiglie proprio per evitare la loro pura e semplice “messa in strada”.

Proprio sull’aumento delle denunce e dei procedimenti giudiziari nei confronti di attivisti che soccorrono le famiglie sotto sfratto forzato l’Unione Inquilini  ha rivolto una lettera a Leilani Farha, relatrice speciale ONU sul diretti alla Casa:    “Invece di essere aiutate in questa azione meritoria, sempre più frequentemente gli attivisti per il diritto alla casa sono minacciati e ostacolati nella propria attività e sono vittime di incriminazione giudiziaria e condanne ingiuste basate su accuse che non tengono in conto i diritti dei difensori dei diritti…. In particolare sono ostacolati e violati il diritto di proteggere le persone i cui diritti sono a rischio di essere violati, il diritto di essere protetti, il diritto di associazione, il diritto di protestate…”.

Alla stretta repressiva si somma un radicale peggioramento sul fronte delle occupazioni. Con questo Governo si vuole dare il via libera agli sgomberi degli immobili occupati, indipendentemente dalla realtà sociale all’interno dell’immobile (anziani, minori, ecc.).  Se per anni le occupazioni, pur essendo “risposte sbagliate ad un legittimo bisogno” sono state per le amministrazioni, in primis Roma, un toccasana sociale di fronte all’assenza e noncuranza delle amministrazioni comunali, oggi si vuole scaricare la colpa esclusivamente sugli occupanti medesimi. Non c’erano risposte del Comune, il tuo bisogno era effettivo (finire in mezzo alla strada?)  ma sei colpevole perché occupante!

Un vero e proprio regalo alla rendita finanziaria ed immobiliare, denunce per gli occupanti, espulsioni per gli immigrati, nessuna risorsa aggiuntiva per i Comuni per affrontare le cosiddette situazioni “fragili” (escamotage alquanto ambiguo per non avere consapevolezza delle situazioni difficili se non drammatiche che si trovano all’interno delle occupazioni): questa la nuova ricetta.

La circolare non definisce neanche quale sono i criteri per individuare la “fragilità” di una famiglia: reddito, presenza di minori o anziani, presenza di portatori di handicap, perché questo è rimandato ai Comuni medesimi con il risultato che vi saranno definizioni diverse, anche profondamente diverse, nel territorio nazionale.

Ma per non ostacolare in alcun modo la priorità dello sgombero, il rilevamento delle “famiglie fragili” viene fatto solo a sgombero eseguito, e poi cosà succederà?  Niente visto che non vengono stanziate risorse aggiuntive ai Comuni per fronteggiare i costi di un eventuale sgombero.

Il segno politico? Garantire la rendita immobiliare a finanziaria anche al costo di migliaia di famiglie in mezzo alla strada, colpevoli di essere poveri e, in assenza di una risposta dal Comune, di essersi trovati un’abitazione in un immobile da anni abbandonato all’incuria.

Di fare regali alla rendita immobiliare già il precedente Ministro Minniti ne aveva rivelato l’intenzione, sanare (cancellare) le occupazioni seppur con alcune tutele per gli occupanti: la circolare “Misure in materia di occupazioni arbitrarie di immobili” di settembre 2017, in stile prefettizio, imponeva ai Prefetti, di verificare le condizioni per procedere agli sgomberi garantendo però “le tutele alloggiative degli aventi diritto “. E demandava quindi ai prefetti la ricognizione e la mappatura dei beni immobili pubblici e privati inutilizzati al fine di predisporre un piano per l’effettivo utilizzo e riuso a fini abitativi, ovviamente, tenendo conto delle risorse finanziare.

Era chiaro l’indirizzo di cancellare le occupazioni, della scelta prioritaria di liberare alla rendita immobiliare questo patrimonio, e sicuramente dell’indifferenza della portata economica urbanistica e sociale della proposta sul patrimonio costruito, per la prima volta si individuava nel patrimonio immobiliare dismesso la risorsa per il bisogno casa!

Minniti ha aperto la strada agli sgomberi degli immobili occupati, ma Salvini, è indiscutibile, peggiora la situazione! Alla volontà del primo comunque di riconoscere anche la realtà sociale, migliaia di famiglie che in assenza di una qualunque risposta autonomamente hanno trovato nell’occupazione di un immobile l’unica risposta a loro possibile, Salvini risponde con la criminalizzazione. Ignora e cancella le condizioni di bisogno per le famiglie alludendo a un’equazione di illegalità, di furbetti, di spaccio di droga … cancella la responsabilità dello Stato e dei Comuni per anni di assenza di politiche abitative!

Dunque la situazione è peggiorate, involuta. Un clima autoritario e repressivo sovrasta il disagio abitativo. Crescono le liste delle famiglie in attesa di un alloggio, crescono gli sfratti per morosità incolpevole eseguiti con la forza pubblica ma in positivo non viene messo in atto nulla per invertire questa drammatica situazione, per risolvere definitivamente il disagio abitativo, per far uscire dall’abbandono e dalla solitudine a cui sono condannate quelle famiglie che hanno perso il lavoro e di conseguenza la casa o sono destinate a perderla.  La risposta di questo governo é la criminalizzazione dei portatori del bisogno casa e di chi li difende.

Eppure, lo abbiamo sempre detto, i soldi ci sono, dai fondi Gescal non utilizzati ai proventi dell’IMU (non riscossa) degli immobili adibiti ad attività commerciali della Chiesa. Eppure gli alloggi ci sono, da quelli in attesa colposa di ristrutturazione del patrimonio ERP a quell’immenso patrimonio costruito e oggi in stato di abbandono e di incuria che potrebbe facilmente essere ridestinato ad abitazioni per non tenerli in attesa di qualche speculazione!

La giornata del 10 ottobre è quindi un appuntamento strategico. Oggi più di ieri. Perché le condizioni sono peggiorate, perché l’unica nuova risposta che questo governo introduce è quella della repressione e criminalizzazione.

Per tutto questo il partito della Rifondazione Comunista aderisce e partecipa con convinzione alla Giornata mondiale sfratti zero: per il diritto alla casa, alla città e al territorio Mercoledì 10 dalle 16 presidio davanti alla Prefettura, Piazza SS. Apostoli, Roma e

Sabato 13 ore 15 corteo con partenza da Piazza Vittorio, Roma

 

*Responsabile Casa-PC- S.E.

 

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