L’ultimo sopruso

di Dino Greco

In questo momento si sta votando su entrambe le proposte di Statuto!!! La maggioranza del coordinamento, che gestisce in proprio tutte le linee di comunicazione, rifiuta infatti di fare togliere lo Statuto n°2 dalla piattaforma, malgrado questo sia stato formalmente chiesto sin da ieri dai sottoscrittori del documento.

E’ l’ultimo sopruso esercitato dalla maggioranza contro la minoranza: non basta affermare le proprie posizioni, bisogna mettere la mordacchia a quelle altrui.

Ed ecco le motivazioni addotte: lo Statuto n°2 deve essere comunque posto al voto a) perché non si può fermare la macchina!!! (e qui siamo al grottesco, perchè vorrebbe dire che il labirinto informatico eserciterebbe un potere discrezionale, automatico, sulle scelte politiche che invece dovrebbe semplicemente registrare); b) perché lo Statuto n° 2 non apparterrebbe più a chi lo ha presentato ma all’intera comunità di pap!!!.

Dunque, tutte le assemblee territoriali che si sono espresse perché non si arrivasse al voto referendario non avrebbero neppure il diritto di sottrarsi alla conta! Quello che si sta facendo in queste tristissime ore è dare una parvenza di democraticità ad un voto che si vuole trasformare in un plebiscito!!!

Danno per scontato che Rifondazione e più in generale tutti quelli e quelle che non sono d’accordo su metodo e merito se ne devono andare.

La richiesta di riconvocare il coordinamento nazionale per tentare di evitare una definitiva rottura è stato rinviato al mittente.

Si materializza così l’obiettivo che una parte di Pap ha tenacemente perseguito (almeno) a partire dal campeggio di Marina di Grosseto, quando è stata liquidata l’impostazione unitaria fondata sulla regola della decisione condivisa, la sola che può consentire ad un movimento plurale di tenere insieme diverse soggettività e diverse culture politiche, per sostituirla con quella del consenso maggioritario.

Persino sullo Statuto, vale a dire su quella che è la ”costituzione” del movimento, il suo profilo identitario ed il sistema di regole democratiche che avrebbero dovuto rendere coesa la casa comune di tutti e di tutte si è imposto un referendum, cioè una conta “ad excludendum”.

Evidentemente, in corso d’opera, dopo avere incassato, nelle elezioni del 4 marzo scorso, la proiezione nazionale del movimento grazie al determinante impegno del Prc, si è voluto tagliare, con una rasoiata, tutto ciò che non è omogeneo a chi pensa che è ora di trasformare Potere al popolo in un partito. E precisamente, un partito che fa della propria autosufficienza il paradigma su cui procedere.

Fuori di esso non vi è nulla. A chi milita in altre organizzazioni, partiti, associazioni, movimenti, anche se caratterizzati da una profonda vocazione antiliberista e anticapitalista, è concessa solo una scelta: aderire individualmente a Pap. Se si è dentro bene, altrimenti non si è niente. Anzi si è avversari, perché giudicati pronti o inclini ad infrattarsi con la compromessa e impresentabile pseudo-sinistra.

Rifondazione ha compiuto una scelta di campo irreversibile. Non semplice e non indolore. Eppure limpida. Perchè per davvero indietro non si torna! Lo sanno bene i nostri partners dell’Ex opg e di Eurostop. Ma questo non è bastato.

I modi del confronto che in queste settimane e in un crescendo rossiniano hanno ammorbato il clima, hanno rivelato tutti i retropensieri, tutti i pregiudizi che esistevano latenti e che ora sono riesplosi drammaticamente.

Se esistesse un brandello di resipiscenza bisognerebbe fermare ora il treno che è stato lanciato su quello che mi pare un binario morto. Con danni gravi che non risparmieranno nessuno.

 

 

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