Aggiornamenti dal Brasile

Al termine dell’ interruzione estiva mi permetto di fare brevemente il punto sulla situazione politica del Brasile ormai proiettata sulla scena internazionale. Le elezioni generali si terranno il 7 ottobre 2018: per il presidente della Repubblica, i governatori degli Stati, il parlamento federale e le camere statali. Come è noto, dopo la deposizione illegale ed illegittima della presidente costituzionale Dilma Rousseff, per impedire la candidatura dell’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva è stato compiuto un processo manipolato culminato nella carcerazione il 7 aprile 2018. Tuttavia il 15 agosto 2018 la candidatura di Lula è stata registrata, mentre gli alti livelli del potere giudiziario tergiversano nel prendere le decisione di loro competenza. Intanto il 17 agosto il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Uniti ha ufficialmente riconosciuto il diritto di Lula di essere candidato in base all’ adesione del Brasile al Patto internazionale sui diritti politici e sociali. Il 23 agosto la vicepresidente del Comitato, la statunitenseSarah Cleveland , in una intervista a swissinfo.ch ha ulteriormente confermato tale posizione. Moltissimi giuristi hanno riconosciuto senza esitazione la obbligatorietà per il Brasile di rispettare l’ingiunzione delle Nazioni Unite; fra di essi 11 nomi di prestigio internazionale hanno scritto al STF e altri tribunali superiori brasiliani una lettera attraverso lo studio bourdon et associés molto ferma. Diversi ministri del STF/Supremo tribunale federale in anni passati avevano affermato la prevalenza gerarchica del Patto, come di altri impegni internazionali, sulle disposizioni nazionali. Il 23 agosto il presidente del Senato e del Congresso nazionale Eunício de Oliveira (MDB/Movimento democratico brasiliano- Ceará) ha divulgato una nota ufficiale in cui afferma che «il Brasile è firmatario del Patto» … che è quindi «in pieno vigore».

Sul versante della protesta si evidenzia lo sciopero della fame per la giustizia nel STF iniziato il 31 luglio da un gruppo di sette esponenti di movimenti sociali a Brasilia per chiedere che il STF metta in agenda la revisione della detenzione dopo il secondo grado (quando ci sono ancora gradi di giudizio percorribili). Innumerevoli gli appelli al STF in appoggio agli scioperanti in particolare da esponenti religiosi di diverse denominazioni. Dopo 25 giorni gli scioperanti hanno deciso di sospendere lo sciopero, ritenendo di avere raggiunto lo scopo di rendere palese la non indipendenza e la parzialità del STF. Una vasta manifestazione di appoggio ha accompagnato il momento conclusivo. I mass media non consentono a Lula, candidato, di utilizzare lo spazio televisivo di cui ha diritto per legge. Come evidente si mantiene una situazione di illegalità. Forme molteplici di resistenza, protesta e lotta avvengono in tutto il paese, ma “il potere” e la sua élite rimangono silenziosi e immobili, cioè fuori dalla legge, dalla Costituzione, dagli obblighi internazionali.

Si traducono alcuni documenti e si riproduce il documento ufficiale del Comitato delle Nazioni Unite. T.I.

 

Nota del presidente del Senato

In risposta alla sollecitazione della presidente del Partito dei lavoratori/PT, il presidente del Senato Federale informa che il Brasile è firmatario del Patto internazionale sui diritti civili e politici e dei suoi Protocolli facoltativi, firmati nell’Onu il 16 dicembre 1966.

Il trattato internazionale è passato nella Camera e nel Senato fra gennaio 2006 e giugno 2009, con l’approvazione delle due camere, ed è stato promulgato con il decreto legislativo n. 311 del 2009, come pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione del 17 giugno 2009, essendo quindi in pieno vigore.

Fonte: sito del Senato federale del Brasile

 

Lettera (senza risposta) alla presidente del STF Carmen Lucia della ACT Alliance

«Faccio appello perché riceva le persone in sciopero della fame per ascoltarle». Le parole sono del segretario generale della ACT Alliance Rudelmar Bueno de Faria in lettera inviata alla presidente del STF Cármen Lúcia venerdì 24 agosto. La ACT Alliance è la maggiore alleanza mondiale che riunisce chiese protestanti e ortodosse che lavorano su questioni umanitarie, di sviluppo e di influenza politica in tutto il mondo. … L’organismo mostra preoccupazione per il trattamento verso i militanti in sciopero della fame per la giustizia nel STF dal 31 luglio e menzionale «il crescente clima di tensione nel paese». … I sette militanti si sono offerti volontariamente per partecipare allo sciopero della fame, usato come strumento politico per fare pressione sulla ministra Cármen Lúcia perché venga messa in calendario la votazione delle Azioni Dichiaratorie Costituzionali (ADCs). La richiesta è che il STF riveda (in rispetto della Costituzione) la posizione assunta nel 2016 che ha permesso la detenzione dopo la condanna in secondo grado. Il cambiamento di posizione comporterebbe la liberazione dell’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva e di migliaia di altri brasiliani che non hanno avuto ampio diritto di difesa nelle istanze superiori.

Fonte: Brasil 247

 

Manifesto alla militanza poplare e al popolo brasiliano dallo Sciopero della fame per la giustizia nel STF

Il giorno 31 luglio abbiamo iniziato lo Sciopero della fame per la giustizia nel STF con un manifesto alla società che è stato protocollato nel STF, in un atto politico che è stato represso in modo assurdo e insensato. Ma non sono riusciti a fare tacere le nostre voci: abbiamo resistito e più forti ed indignati abbiamo lanciato il processo di sciopero della fame.

Il nostro obiettivo con lo sciopero è contribuire alla lotta di opposizione al golpe che, nel contesto della profonda crisi del capitale, amplia i processi di sfruttamento del lavoro e dei nostri beni naturali. … Denunciamo con lo sciopero della fame la dittatura del giudiziario, principalmente del STF che in forma arbitraria ha occupato il posto del popolo, stracciando la Costituzione brasiliana e fragilizzando ancora di più la democrazia, costruita nella dura disputa della lotta di classe.

Dopo 26 giorno di sciopero della fame abbiamo deciso per la sospensione dello stesso, ritenendo che esso abbia raggiunto il senso di provocazione che ci eravamo proposti fin dall’inizio di questa azione politica. Ci sentiamo vittoriosi, perché così si sentono i popoli che lottano e abbiamo avuto importanti risultati per l’insieme della lotta popolare.

Conosciamo meglio chi sono i cosiddetti operatori del diritto, ministri e accoliti del potere giudiziario. Abbiamo visto come si muovono in un teatro immaginario, guidati dai mezzi di comunicazione borghesi, con scarsa sensibilità per il popolo, e senza alcun rispetto per la Costituzione. … Conosciamo meglio come funziona la media borghesia, menzognera, che di schiera solo con gli interessi dei suoi padroni e per il mantenimento del potere per i privilegiati. Come agisce il potere legislativo, pezzo fondamentale del golpe, e la sua completa distanza dai problemi reali del popolo.

In questi 26 giorni abbiamo occupato il STF con i nostri atti politici e interreligiosi, con udienze di diversi ministri, indicando la necessità di votare le ADCs – Azioni dichiaratorie di costituzionalità – assicurando la presunzione di innocenza.

Abbiamo denunciato il non rispetto da parte del Brasile della Risoluzione del Comitato dei diritti umani della Nazioni Unite che determina il diritto di Lula di essere candidato alle elezioni del 2018.

Continuiamo fermi nella lotta … Avremo ancora molte battaglie collettive, ma abbiamo la certezza che «se taceremo, le pietre grideranno!» …

Brasilia, 25 agosto 2018

Jaime Amorim, Zonália Santos, Rafaela Alves, Frei Sergio Gorgen, Luiz Gonzaga Silva – Gegê, Vilmar Pacífico e Leonardo Nunes Soares.

Fonte: Brasil de Fato

 

Siamo entrati nel tempio dei faraoni

Il dirigente dei Lavoratori rurali senza terra/MST João Pedro Stédile ha fatto un bilancio delle lotte popolari degli ultimi mesi e ha definito la Marcia nazionale Lula libero come una significativa vittoria. «In quest’ultimo periodo i movimenti sociali hanno recuperato l’iniziativa politica». Secondo Stédile gli scioperanti hanno aperto le «porte del tempio dei faraoni. È il STF il tempio dei faraoni. Non è stato possibile aprire questa porta che libererebbe Lula e altri 200.000 se votassero le ADCs, una delle rivendicazioni degli scioperanti. Essi sono accerchiati dal capitale, il loro peccato originale è che il potere non viene dal popolo», ha aggiunto Stédile.

 

Nazioni Unite – Diritti umani – Ufficio dell’alto commissario

Ufficio dell’alto commissario di diritti umani

Palazzo delle Nazioni 1211 Ginevra 10, Svizzera

www.ohchr.org – TEL + 41 22 917 9895 – FAX: + 41 22 917 9008 –

E-MAILpetitions@ohchr.org

Il Segretariato delle Nazioni Unite, l’Ufficio dell’Alto commissario di Diritti Umani, saluta la Missione Permanente del Brasile presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra e ha l’onore di trasmettere, a fini informativi, la petizione degli avvocati e la richiesta per misura interinale presentata il 27 luglio 2018 a riguardo del comunicato nº 2841/2016, presentato al Comitato di Diritti Umani per analisi alla luce del Protocollo Facoltativo referente al Patto Internazionale di Diritti Civili e Politici a favore del sr. Luiz Inácio Lula da Silva.

Il Comitato, attraverso il suo Relatore Speciale sui Nuovi Comunicati e Richieste per misure interinali, ha valutato le accuse dell’autore datate 27 luglio 2018 e ha concluso che i fatti riferiti indicano l’esistenza di possibile danno irreparabile ai diritti dell’autore previsti dall’articolo 25 del Patto. Quindi, essendo il comunicato dell’autore sotto esame del Comitato, conformemente

alla regola processuale n. 92, il Comitato richiede alla Stato-Parte l’adozione di tutte le misure necessarie per assicurare che il richiedente usufruisca ed eserciti tutti i suoi diritti politici mentre si trova in prigione, nella qualità di candidato alle elezioni presidenziali del 2018, ciò che include l’accesso adeguato alla stampa e ai membri del suo partito politico; richiede anche che lo Stato-Parte non impedisca l’autore di concorrere alle elezioni presidenziali del 2018 fino a quando tutti i ricorsi presentati contro la sentenza condannatoria siano giudicati in processi giudiziari giusti e la sentenza non sia passata in giudicato.

Questa sollecitazione non indica che il Comitato sia giunto ad una decisione al riguardo della questione attualmente in esame.

 

Traduzione di Teresa Isenburg. Articoli precedenti sul sito www.latinoamerica-online. it

 

 

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