Abruzzo, Rete Città in Comune: blitz agostano del Pd in Regione per far fuori la democrazia

Rete delle Città in Comune

Blitz agostano del PD alla Regione Abruzzo per far fuori la democrazia. Il PD tenta di far approvare una legge elettorale con uno sbarramento abnorme all’8% per meri interessi di bottega. Inaccettabile. Doverosa una immediata mobilitazione.

6 agosto. Blitz agostano del PD alla Regione Abruzzo per far fuori la democrazia. Con un presidente che – eletto senatore – avrebbe già dovuto dimettersi e con una maggioranza che dovrebbe occuparsi della sola ordinaria amministrazione, PD e C  abbiamo appreso che hanno pensato bene di avanzare una nuova legge elettorale regionale con uno sbarramento all’otto percento, e con la volontà di farla approvare in un espace d’un matin. Evidente il tentativo di colpire la costruzione di un polo della sinistra, ambientalista, dei movimenti, che avrebbe potuto togliere seggi al PD. Insomma l’ennesimo tentativo di risolvere per via legislativa il probabile crollo di consensi al PD (mentre non pervenute ci risultano reazioni indignate da 5 stelle e destre varie), colpendo la democrazia, l’effettiva rappresentanza e la rappresentatività delle istituzioni. Un fatto che denunciamo e respingiamo con forza, così come facemmo pochi mesi orsono contro la proposta, dai similari obbiettivi e potenziali identici danni, del cosiddetto sindaco di minoranza, cioè di far approvare una legge che permettesse di eleggere al primo turno un sindaco che raggiungesse il 40 % dei consensi. Un blitz, in quel caso, che anche grazie alla nostra mobilitazione, fu bloccato. Senza dimenticare la madre di tutta questa (in) cultura politica, cioè il tentativo di riforma costituzionale sonoramente bocciato dalle italiane e dagli italiani nel dicembre 2016. Non si tratta e non si trattava di governabilità o di (comunque da respingere) democrazia “decidente” ma un mero tentativo di torcere per legge la volontà popolare. Ci rivolgiamo a tutte e a tutti i sinceri democratici affinché si mobilitino contro questo (così come contro altri, tipo quello di “superare” il parlamento come prospettato da Casaleggio settimane orsono) tentativo non di servire la democrazia, ma di asservirla.

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